Il pittore Carlo Striccoli 

di Antonio La Gala

 

Un esponente di rilievo della pittura napoletana del Novecento è Carlo Striccoli.

Nacque ad Altamura, in Puglia, nel 1897 e venne a Napoli alla vigilia degli anni Venti, per  studiare all'Accademia delle Belle Arti di Napoli. Qui raccolse la lezione di Paolo Vetri, Vincenzo Volpe, ma soprattutto di Michele Cammarano.

Dopo una prima adesione agli indirizzi accademici rivolti alla pittura di genere, al ritratto e al soggetto sacro, Striccoli si orientò verso uno stile personale, interessandosi ai movimenti che tentavano, in maniera un pò anarcoide, esperienze artistiche innovative antiaccademiche, fra polemiche, scomuniche reciproche, disconoscimenti, aggregazioni e disaggregazioni di gruppi e gruppetti.

In un primo momento si unì  al gruppo di giovani artisti che per sperimentare nuove ricerche seguivano la libera scuola di pittura dell'anziano Giuseppe Boschetto, in un atelier di Via Santa Brigida. Nel 1928 lo troviamo assieme ad altri nove pittori, sistemati alla bohémienne all'ultimo piano di un palazzo di Via Rossarol, a formare il gruppo indicato come "Quartiere Latino".

Sottile, bruno, con capelli nerissimi, in questo gruppo sbalordiva per la bravura di suonatore di violino, esperienza che allora lo affascinava al pari della pittura.

Nel 1924 iniziò un'intensa attività espositiva, che arrivò a circa cento mostre.

L'anno successivo, terminata l'Accademia, s'iscrisse al Partito Nazionale Fascista, sfruttandone tutte le occasioni espositive.

Dopo la XIX Biennale (1934) dal Quartiere Latino di Via Rossaroll, Striccoli trasferì il suo studio in Villa Haas al Vomero, in quel periodo affollata di artisti.

Nel 1940 ottenne dal Governo l'incarico  pubblico di dipingere la Torre del Partito Fascista all'interno dell'allora costruenda Mostra d'Oltremare, poi andata distrutta.

Nel dopoguerra il mecenatismo di Stato del periodo precedente cedette l'iniziativa alla committenza privata attraverso grandi e piccole gallerie d'arte. Negli anni Cinquanta Striccoli maturò un nuovo linguaggio vicino all'espressionismo europeo, raccogliendo  ampi consensi, pur se fra polemiche ed iniziando un periodo di iperattività, secondo due filoni di produzione: uno di produzione quasi seriale destinato ai circuiti delle gallerie e del commercio d'arte, in cui non sempre si riscontra alta qualità, e l'altro della produzione di più alto livello qualitativo, destinato ad esposizioni nazionali ed internazionali.

Insofferente verso la vita di società e di forme di esibizionismo, Striccoli, chiuso nello scantinato di Villa Haas, lontano da amici e parenti, riusciva a produrre anche tre o quattro quadri al giorno.

Negli anni Sessanta Striccoli venne superato dalla pittura informale che  caratterizzava l'Arte di quel decennio. La sua produzione si spostò verso la produzione per le gallerie. Importante fu la personale che la Galleria Mediterranea gli dedicò nel 1965, con l'esposizione di 30 quadri dipinti prima del 1960. Nella seconda metà degli anni Sessanta emigrò ad Arezzo, dove morì nel 1980, dopo aver disegnato acquerelli in cui la maniera stanca e perciò sbrigativa di dipingere gli farà raggiungere doti di essenzialità ed immediatezza accentuate dalla momocromia.

In sintesi possiamo definire la ricerca pittorica dello Striccoli un tentativo di diluire nelle sue pennellate graffianti la tradizione luministica locale nell'esigenza di forme più attuali, senza però esasperazioni stilistiche, mediante un faticoso confluire nell'alveo dell'espressionismo europeo, dopo aver assecondato le mode ideologiche del regime fascista e senza poi riuscire a tener testa, negli anni Sessanta, alla generazione della stagione informale.

Morì ad Arezzo nel 1980.

 

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