I Saraceni disegnano la Riviera di Chiaia

 

di Antonio La Gala

 

 

La Riviera di Chiaia è delimitata dal lato verso Mergellina dalla Torretta e dal lato opposto dalla piazza raccolta attorno alla chiesa della Vittoria; nella parte mediana è caratterizzata da un palazzo turrito, un quasi castello, palazzo Sirignano. 

I due edifici situati ai due punti estremi - la Torretta da una parte e la chiesa della Vittoria dall’altra – e il quasi castello nella parte mediana, sono sorti sostanzialmente negli stessi anni, prima ancora che sorgessero la Villa Comunale e la Riviera, e tutti e tre ricordano la plurisecolare lotta fra cristiani da una parte e Saraceni dall’altra.

L’antenato di palazzo Sirignano, già presente negli anni Trenta del Cinquecento, si dotò, come scrive Celano, di una “forte torre per sicurtà in caso d’incursioni dei Turchi che [in quei tempi] erano frequenti”. La piccola torre, la Torretta,  sorse nel 1564 per difendere gli abitanti della zona, prevalentemente pescatori, dalle incursioni saracene; la chiesa sorse nel 1572 per festeggiare la vittoria navale di Lepanto contro i Turchi.  

Ricostruiamo la successione degli eventi. Nonostante la presenza della torre Sirignano, i Saraceni continuavano ad infestare la spiaggia e nel 1563 compirono un’incursione che determinò la costruzione della Torretta. Le cose andarono così: nei pressi dell’allora solitaria spiaggia di Mergellina, dove sorgeva un palazzo dei marchesi di Vasto, un gruppo di pirati, con la complicità di un servo “rinnegato” di casa Vasto, assalì il palazzo per rapire la bella marchesa, che la scampò solo perché si trovava altrove, alle terme di Agnano. I pirati, per non andarsene a mani vuote, “si accontentarono” di rapire 24 persone, pare sempre con la complicità del rinnegato, che essendo di parlata napoletana, trasse in inganno la gente del posto, andando in giro a gridare in dialetto “scappate che stanno venendo i Turchi”. La gente che si rinchiuse nella case si salvò, ma quelli che scappavano furono presi per strada.

Il viceré, che abitava da quelle parti, capitanò subito truppe vicereali che affrontarono, assieme a cittadini inferociti, i pirati, facendoli fuggire, con i prigionieri, sull’isola di Nisida. Dopo patteggiamenti avvenuti sull’isola e pagamento di un riscatto, i prigionieri furono liberati. L’episodio portò alla decisione di costruire in quell’area desolata una torre di avvistamento di tre piani, la Torretta, appunto. Per la verità essa non ebbe mai occasione di svolgere la funzione di difesa per cui era sorta, ma fu adibita ad usi vari. Nel primo Novecento fu adattata a “Casa del Fascio”, per poi essere inglobata in un non esaltante edificio civile.

La Torretta si trova al bivio fra la via che porta a Mergellina e quella che porta a Piedigrotta-Fuorigrotta e si affaccia su uno spazio a lungo utilizzato come capolinea di mezzi di trasporto pubblico, fra i quali, come mostra una ricca iconografia d’epoca, i tram a vapore.

 

 

 

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