Pinocchio e il Drago

di Antonio La Gala

In questo articolo voglio accostare favole che mi sembrano parallele, nel senso che possono essere interpretate come metafore di aspetti della stessa situazione.

In numerose favole e leggende, di epoche e luoghi diversi, l'eroe per raggiungere l’agognata principessa deve affrontare dure prove, superare ostacoli terribili, spesso uccidere un fiammeggiante Drago.

La favola simboleggia l'idea che per raggiungere un risultato occorre superare dure prove, e quindi impegno, acquisizione di capacità, ecc.

In un'altra favola Pinocchio crede di trovare la felicità nel Paese dei Balocchi, perché è un paese dove può soddisfare ogni suo desiderio senza preoccupazioni, dove tutto è gioco, dove si può vivere in modo assolutamente irresponsabile. Sappiamo come andrà a finire.

 

Passiamo ora dagli eroi delle favole e da Pinocchio, alle persone comuni, quelle reali.  

Qualche decennio fa si cominciò a credere ed a teorizzare che il doversi imbattere nella vita in un drago dopo l'altro era una delle tante perverse invenzioni delle sorpassate forze conservatrici ed oscurantiste per opprimere il prossimo.

Se l'Uomo si sbarazzava di tutto il ciarpume culturale che aveva costruito nei secoli attorno alle regole che servivano ad affrontare il Drago (esempio il dovere, il sacrificio, studiare, ecc.), poteva tornare a vivere felice nel Paradiso terrestre. La Felicità si poteva ottenere senza più superare nessun Drago, anzi nemmeno una  lucertola. Si sarebbe potuto fare tutto al di fuori di ogni regola, senza pagare alcun biglietto, senza alcun impiccio, senza impegnarsi, senza alcuna responsabilità.

Si cominciò a far piazza pulita di ogni ostacolo ad ogni libero godimento e alla demolizione dei secolari tabù. La chiave della Felicità, la grande conquista, era che era "vietato vietare", abbandonarsi, senza se e senza ma, alla Trasgressione. La Fantasia al potere.

Era l'Avvento del Paese dei Balocchi. Il Drago dell'impegno e della responsabilità era stato ammazzato una volta per tutte.

Poiché evitare la fatica ed avere gratuitamente e senza impicci tutto ciò che si desidera, non piace solo a Pinocchio, ma piace a tutti, quell'idea esplose come pensiero condiviso, cultura prevalente.

Ne è scaturita una serie infinite di "conquiste".

 

Poiché oggi le "conquiste" sono diventate temporalmente adulte, non è azzardato fare un bilancio sui risultati dell'ammazzamento del Drago e dell'instaurazione del Paese dei Balocchi  

Uno dei Draghi più rompiballe era lo studio. Qualcuno, scrivendo una "Lettera ad una professoressa", aveva criticato  il modello di studio fino ad allora in uso.

Bene! La fantasia al potere, prendendo lo spunto dalla lettera, pensò bene di svuotare lo studio dalla fatica che si portava appresso da secoli.  

Primo Drago da smitizzare: l'esame, il giudizio, la verifica del risultato, lo studio serio, competitivo.  Chi scrive è un entusiasta ammiratore di chi spedì quella Lettera alla professoressa; tiene in evidenza da decenni la fotografia del parroco di Barbiana nella propria libreria e colloca Don Milani nel Pantheon dei suoi miti culturali, che annovera pochissimi nomi.

Ma esattamente per  motivi opposti a quelli cari alla Fantasia al potere.

Perché quel sacerdote il Drago dello studio non lo voleva smitizzare, ma al contrario insegnava la dura via del sacrificio per affrontarlo. Sosteneva che chi nasceva socialmente svantaggiato, poteva  annullare o ridurre il suo svantaggio solo attraverso lo studio. Diceva che il figlio del contadino o dell'operaio a casa sua non trova gli stessi strumenti culturali che trova il figlio del medico e del notaio, e perciò egli deve sgobbare, e deve sgobbare dieci, cento, mille volte di più, perché se i pezzi di carta vengono dati soltanto a chi è stato capace di prenderlo per merito, a chi è stato bravo a superare il Drago dello studio, solo allora il figlio del contadino, dell’operaio, del piccolo impiegato, che si è impegnato ed è riuscito ad essere un buon medico, farà il medico, mentre il figlio di un medico, se è un somaro, il pezzo di carta non lo avrà conseguito, e non potrà fare il medico.  

Nella scuola che inventò nella sua parrocchietta di paese, don Milani faceva studiare i figli di contadini e operai fino al collasso fisico, li faceva lottare da mattina a sera con il terribile Drago del sacrificio, della fatica di imparare.

Nel Paese dei Balocchi senza Drago, una laurea invece non la si nega a nessuno. Risultato?  Con il pezzo di carta regalato, il figlio del medico, del notaio e dell'avvocato, anche se è un somaro, si fa trovare dai pazienti o dai clienti nello stesso studio del padre, e già dal primo giorno di affiancamento percepisce, anche se è un somaro, lo stesso onorario a cui è arrivato il padre. E se il padre è anche un "barone" e batte le "strade giuste", gli spetta anche al posto di primario all'Ospedale.

Nel paese senza Drago, il figlio dell'operaio, anche se bravissimo, che fine fa?

Suo padre non conosce "baroni", "gente giusta": frequenta solo gli amici del bar e i compagni di reparto in fabbrica. Così al nostro giovanotto, dopo sacrifici, non serve a niente lo stesso pezzo di carta preso dal figlio del noto barone. Al massimo, facendo lo sherpa, gli serve per collezionare punti come precario a vita nella scuola, o per entrare nello studio professionale del figlio del barone di cui sopra, spesso suo compagno di banco, a cui magari passava la versione di latino, ma per andare alla Posta a fare le raccomandate. Gratis, e ringraziando per l’opportunità del tirocinio.

Domanda: vuoi vedere che è stato ammazzato il Drago dello studio per consentire al figlio del barone di fregare il figlio dell'operaio? Don Milani voleva questo?

Dell'uccisione del Drago "studio serio", dell'avvento della somaro-crazia, dovremmo preoccuparci moltissimo, non per amore di equità, ma per egoismo. Perché i somari amici degli amici, dei baroni, dei politicanti, ce li troviamo come primari in ospedale quando stiamo male.  Riflettiamo su come funziona la Sanità nelle regioni (tutte) dove il  meccanismo mafioso degli amici degli amici è saldamente collaudato.

 

Un altro Drago è quello dalla “fatica” nel lavoro (travail, travaglio).

Dalla notte dei tempi, da quando si è trovato ignudo, scacciato dal Paradiso terrestre, l'Uomo è andato in giro a guadagnarsi il pane "con sudore", in esecuzione della nota maledizione biblica.

Nel Paese di Cuccagna, invece, i soldi non si guadagnano lavorando, producendo. Non occorre più superare il Drago della "fatica", dell'alzarsi presto, acquisire capacità, reggere responsabilità, ecc.

Il Gatto e la Volpe ci dicono che basta sotterrare gli zecchini sotto l'albero e attendere il giorno successivo: durante la notte fioriranno sull'albero una moltitudine di altri zecchini. L'economia da produttiva è diventata creativa. Oggi l'homo liberatus, il Gatto e della Volpe li incontra seduti dietro la scrivania dell'ufficio titoli della sua banca di fiducia; per diventare ricco basta seguire i loro consigli; basta consegnare loro i propri zecchini e aspettare la loro decuplicazione notturna sull'albero dei Futures, dei fondi "aggressivi", dei “derivati”, delle "Gestioni personalizzate", della Parmalat.

Risultato: addio zecchini!  

Altri esempi di entusiasmanti risultati delle varie "conquiste" per trasformare il mondo degli oscurantisti in un Paese dei Balocchi e di Cuccagna, senza Draghi rompiscatole, se ne possono trovare quanti se ne vogliono.

Visti i risultati, vuoi vedere che i Draghi non erano proprio un'invenzione dei beceri, malvagi e perversi oppressori oscurantisti? Che se veramente vogliamo arrivare a qualche risultato non possiamo fare a meno di vedercela con qualche Drago? E che è quindi è meglio attrezzarci a combatterlo piuttosto che illuderci che il mondo è un Paese dei Balocchi?

Vuoi vedere che il Paese dei Balocchi è una trappola che conviene solo ai Gatti e alle Volpi che ci trattano da Pinocchi? Cioè con la testa di legno invece che con un cervello?

 

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