Napoli come Pompei

 

 

 

di Antonio La Gala

 

Le testimonianze del passato più lontano delle città millenarie che oggi sono ancora vive si possono trovare, generalmente, in àmbiti a se stanti da visitare appositamente, oppure nelle sale dei musei. Di regola queste città nei secoli si sono trasformate, disgregando i ricordi della lontana infanzia.

Pompei antica è rimasta com’era duemila anni fa solo perché nel frattempo non ha continuato a vivere, è stata “ibernata” dall’eruzione.

C’è però una città millenaria ancora viva, che, forse per la sua allergia alle regole, si è sottratta anche alla regola che vuole che le città, vivendo, nei millenni cambino volto: è Napoli.

Napoli infatti si è sviluppata mantenendo nel suo attuale cuore la struttura originaria disegnata dai Greci più di venticinque secoli fa, accrescendo nei secoli il reticolo dell’età classica greco-romana.

E nel centro antico di Napoli i resti della sua infanzia greco-romana, i resti archeologici, non costituiscono specifiche “zone archeologiche”, perché il nucleo originario della città è rimasto vivo anche nei secoli successivi, determinando stratificazioni in cui questi resti sono stati incorporati o usati come materiali di ricavo, in maniera frammentaria e parziale, in fabbriche di epoche successive.

Un pò come a Pompei, queste vestigia, sebbene troppo spesso vilipese, rendono questa parte della città un museo a cielo aperto, un abitato in un certo senso sopravvissuto per duemila anni.

I cardi e i decumani della città greco-romana sono i vicoli e i decumani di oggi, con le stesse misure. Piazza San Lorenzo, discendente del Forum, conserva nella facciata della chiesa di S. Paolo Maggiore due colonne che ornavano la facciata del tempio pagano che sorgeva in quel posto.

La stessa piazza S. Lorenzo conserva sotto di sé stradine, botteghe e lastricati romani, ed è ancora il “cuore” della zona più antica della città. Colonne, capitelli, elementi architettonici di edifici civili e templi pagani,  reimpiegati fin dal medioevo in successive costruzioni, civili e religiose, li troviamo oggi riutilizzati nelle murature e agli angoli degli edifici, come ad esempio la colonna riutilizzata nell’edificio che sorge ad angolo fra Spaccanapoli e via S. Chiara.

Il campanile medievale della Pietrasanta in via Tribunali riutilizza elementi architettonici romani nel basamento e laterizi nella parte elevata; in via dell’Anticaglia archi romani reggono ancora case abitate.

Sparsi per la città antica troviamo monumenti interi come la statua del Nilo, ma anche residui di cippi, lastre e rilievi di età classica ormai illeggibili, che rievocano suggestioni d’impronta greco-romana.

Che si aggiungono, un pò qua e un pò là, ai reperti “morti, come resti di mura greche, avanzi di ville romane, archi dell’acquedotto dei Ponti Rossi, colombari funerari e altro ancora.

 

Il campanile della Pietrasanta è fra i più rari esempi delle prime costruzioni romaniche sacre sorte a Napoli e rimaste intatte. Sorse nell’ambito del complesso religioso di S. Maria Maggiore che il vescovo Pomponio aveva costruito nel VI sec. sui resti di un tempio romano. Ḕ l’unico elemento del complesso lasciato così com’era in occasione del rifacimento totale della chiesa, avvenuto nel sec. XVI, perché malridotta.

La chiesa era una delle più antiche parrocchie, o come si diceva “cattoliche maggiori”, e perciò fu chiamata “S. Maria Maggiore”.

Il collegamento murario fra il campanile e la chiesa si presenta vilipeso, come pure la base del campanile, formata da pezzi di pilastri, cornicioni, colonne e frammenti vari ricavati da costruzioni precedenti. Il campanile è composto tutto di mattoni, sormontato da una piramide pure di mattoni. Le colonnine di marmo poste al centro delle finestre bifore presentano basamenti e capitelli anch’essi ricavati da edifici precedenti.

Via Anticaglia è un tratto di uno dei percorsi più antichi della città, la Plateia greca che diventerà il decumano superiore della città romana. Corrisponde al susseguirsi delle vie Sapienza, Pisanelli, Anticaglia, Donnaregina, SS. Apostoli, ed è il decumano che ha subito in più punti il maggiore mutamento del suo percorso originario.

Gli archi romani che vediamo attraversare la strada servivano a reggere la spinta del muro esterno del teatro romano, (che si trovava alle spalle di piazza S. Gaetano), dove si esibiva anche Nerone. Lungo i muri della zona spesso affiorano altri resti di muri romani e molti scantinati degli edifici della zona utilizzano murature romane in opus reticulatum.

Purtroppo dobbiamo concludere con la riflessione che le piccole vestigia bimillenarie che troviamo diffuse in giro, si trovano per lo più in uno stato di degrado, di abbandono, ed esposte ad ogni rischio di offesa da parte di chicchessia, senza che qualcuno si curi della loro buona conservazione.

 

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