Nascita del museo della Floridiana

di Antonio La Gala

 

La palazzina residenziale della Villa Floridiana al Vomero, sistemata nelle forme definitive nel 1818-19 dall'architetto Antonio Niccolini come elegante residenza della seconda moglie di re Ferdinando I, ospita uno dei più importanti musei d'Italia di arti cosiddette minori, il "Museo Nazionale della Ceramica Duca di Martina", aperto al pubblico il 10 giugno 1931.  

La denominazione ricorda Placido de Sangro, duca di Martina, un nobiluomo napoletano che nella seconda metà dell'Ottocento mise assieme la collezione che i suoi eredi donarono alla città, oggi ospitata nel museo.  

Placido de Sangro iniziò la sua raccolta nei primi anni della seconda metà dell'Ottocento, quando lo troviamo impegnato  ad acquistare - spendendo gran parte delle rendite del suo ricco patrimonio - un gran numero di rari e preziosi oggetti d'arte, seguendo una moda che si era affermata in Europa dagli anni Trenta di quel secolo. Raccolse maioliche, tabacchiere, vetri, cofanetti, porcellane, in massima parte all'estero, in tutta Europa e soprattutto nelle città dove la celebrazione di Esposizioni Universali e la presenza di Musei specifici per le arti applicate, (cioè per gli oggetti artistici aventi una funzione ed un uso), rendevano molto vivace il mercato antiquario del settore (Parigi, Londra, Bruxelles).  

A quei tempi a Napoli era piuttosto diffusa presso i nobili l'abitudine di tenere nelle proprie dimore raccolte di quadri e altri oggetti d'arte, una specie di museo privato. Il nostro don Placido conservava la sua collezione nel primo piano di palazzo de Sangro, in Piazza S. Angelo a Nilo.

Nel 1881 durante l'assenza da casa del duca, moralmente distrutto dalla prematura perdita dell'unico figlio Riccardo, suicida per amore, una banda di ladri penetrarono con la "tecnica del buco" attraverso il soffitto nella sala del suo appartamento che accoglieva gli oggetti, e asportarono un gran numero di gioielli e la collezione di orologi. Sia per la morte del figlio che per il furto, il duca per cinque anni smise di comprare altre cose, ma alla fine cedette alle esortazioni del fratello Nicola a riprendere a raccogliere. 

Il figlio Riccardo aveva espresso in una lettera il desiderio di donare il "museo di famiglia" alla città di Napoli, ma don Placido, nel 1891, morendo, lasciò la collezione ad un nipote omonimo, (ne era zio), Placido de Sangro conte de Marsi, il quale la incrementò. Questi, però, volendo esaudire il desiderio di Riccardo, una ventina d'anni dopo ne fece lascito testamentario alla città di Napoli, lasciando l'usufrutto alla moglie contessa Maria Spinelli di Scalea, con facoltà di conservare presso di sé la collezione. Quando il Ministero della Pubblica Istruzione, allora diretto da Giovanni Gentile, dopo aver acquistato la Floridiana in un primo momento per adibirla ad istituto d'Arte, individuò nella villa il luogo più adatto ad ospitare la collezione, la contessa Spinelli la consegnò subito allo Stato.  Affidò al duca Carlo Giovene di Girasole il compito di trasferire in Floridiana la collezione, che nel frattempo era stata sistemata nel palazzo Spinelli al Rione Sirignano, alla Riviera di Chiaia. Il trasferimento avvenne nel 1924-25.

La contessa inoltre contribuì anche ad incrementare la raccolta donando mobili ed oggetti di sua proprietà, oltre a collaborare finanziaramente per l'allestimento del museo.

Nel 1925, quindi, cominciarono i lavori per allestire un primo nucleo del Museo che due anni dopo fu inaugurato dal Re.

Al momento della regale inaugurazione erano pronte solo sette delle ventidue sale previste, in attesa delle ulteriori donazioni di donna Maria Spinelli.

La sistemazione definitiva della raccolta avvenne nel 1931.

Il 10 giugno di quell'anno la collezione fu aperta al pubblico.

 

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