Via Mezzocannone

di Antonio La Gala

 

 

Vestigia di età aragonese le troviamo in via Mezzocannone, una ripida via che scende verso il porto, la cui storia risale alla fondazione di Napoli.

Infatti in epoca greco-romana lì si trovava  il fossato sotto le mura che cingevano ad ovest Napoli.

Il fossato scendeva verso il mare che allora si trovava più o meno all’altezza del futuro Rettifilo.

Nel fossato confluivano le acque pluviali (le cosiddette lave) delle zone limitrofe che stavano più in alto, a nord della strada, e le acque esuberanti dell’acquedotto della Bolla.

I pendii ai lati del fossato erano larghi e ripidi, come dimostra l’esistenza di una collinetta da un lato (quella dove sta la chiesa di S. Giovanni Maggiore) e delle scale per accedere al cortile del Salvatore, (cortile della Biblioteca Universitaria), dall’altra.

Pare che il fossato fosse fortificato da ambo i lati perché  poteva essere usato come porto-canale, e quindi consentire ai nemici di risalire dal mare ed entrare in città. Contro tale rischio già agli inizi del Medioevo era stata tesa fra le due sponde di imbocco sulla spiaggia, una grossa e pesante catena di ferro.

Con il tempo il fossato fu coperto e trasformato nella strada, dove l’abbondanza d’acqua che scorreva ha propiziato la presenza di fontane. Tant’è che la strada era chiamata via Fontanola, come ci fa sapere il Celano che parla di una  fontana che “chiamavasi Fontanola, come la strada”, sostituita da un re aragonese, non si sa quale, con una vasca appoggiata al muro, “posta in sito oscurissimo per lo più d’abbeveratoio alle bestie che portano dalla marina alle parti superiori della città, pietra, calcina e legna”.

L’acqua sgorgava da una bocca inserita nel muro, sormontata da una nicchia in cui c’era una statua, buffa, che raffigurava un re, probabilmente aragonese, ma non si sa quale, mostrata nella figura che accompagna questo articolo.

La forma del tubo corto (una grossa canna, un “cannone”, dimezzato) da cui sgorgava l’acqua, secondo alcuni, ha dato il nome alla strada.

Un’altra testimonianza di epoca aragonese in via Mezzocannone è il portale d’ingresso della facoltà di scienze. Esso era il portale rinascimentale del palazzo Pappacoda, recuperato dalla demolizione del palazzo, utilizzato per l’ingresso dell’edificio universitario per dargli maggior decoro.

Il palazzo Pappacoda, come recita una lapide che affianca il portale, stava “fra le Rampe e via Sedile di Porto”.

L’esistenza del Sedile di Porto dalle parti della nostra strada oggi è ricordata dal nome della via che da Mezzocannone porta a piazza della Borsa, e dal bassorilievo con un uomo villoso simbolo del Sedile, visibile su un edificio della zona.

Via Mezzocannone è la via universitaria per antonomasia. Proprio per riordinare gli edifici universitari e dare maggior decoro alla strada,  essa fu risistemata negli anni Venti del Novecento.

 

Condividi su Facebook