Omnibus napoletano: lo sciaraballo

di Antonio La Gala

 

Nell'Ottocento, fino all'avvento della ferrovia, la macchina a vapore fatta muovere su binari, lo stato dell’arte nel campo dei trasporti per via di terra non era sostanzialmente dissimile da quello dei millenni precedenti, durante i quali per spostarsi o per trasportare cose, l’uomo non aveva trovato di meglio che sfruttare la forza degli animali asserviti: il cavallo, il mulo, l’asino, i buoi. Babbo Natale ancora oggi usa ancora la renna.

Nelle città la gente si spostava a piedi: bottegai, artigiani, avvocati, servitori di nobili e di religiosi, abitavano sul posto di lavoro o molto vicino ad esso. Solo nobili, benestanti, personaggi importanti, si spostavano in carrozze proprie, uno status symbol dell’epoca.

I collegamenti a lunga percorrenza, cioè per località fuori città, per chi non disponeva di mezzi propri, erano effettuati con diligenze, gestite da privati, per il cui servizio esistevano regolamenti ed "orari ufficiali", i quali fornivano anche consigli su come affrontare i disagi ed i pericoli del viaggio.

Nel corso dell’Ottocento man mano che si andava sviluppando la produzione industriale e le connesse attività commerciali, che avevano bisogno di spostare, oltre che materie, anche masse di uomini, sprovvisti di proprie carrozze, nacque e crebbe l’esigenza, in particolare nelle città, di veicoli pubblici e collettivi.

In un primo momento non si pensò nemmeno di utilizzare per tale esigenza la macchina a vapore, già applicata prima ai natanti e poi ai treni.. Le strade cittadine erano quasi tutte strette e tortuose, poco adatte ad ospitare i binari e la circolazione di ingombranti, rumorose e fumeggianti locomotive.

Si continuò ad utilizzare i cavalli, introducendo carrozzoni a cavalli di uso collettivo: gli omnibus, il primo mezzo pubblico urbano.

L’omnibus, che in latino significa “per tutti”, derivava dalle diligenze in servizio sulle strade fuori città. In Europa gli omnibus urbani si fecero vedere nel 1828 a Parigi e l’anno dopo a Londra. Qualche anno ancora dopo, comparvero anche nelle città italiane.

Nel frattempo la nascente borghesia si era provvista di un mezzo di trasporto urbano che rappresentava una via intermedia fra il mezzo collettivo-pubblico e privato-individuale: la carrozzella, una via intermedia fra l’omnibus e la carrozza dei notabili, così come oggi il taxi rappresenta una via intermedia fra l’autobus e l’auto personale.

 

Ciò in Europa e in Italia. E a Napoli?

Per chi non disponeva di mezzi propri, i collegamenti con località fuori città erano effettuati, come altrove, con diligenze gestite da privati.

Il trasporto urbano era assicurato da affitta carrozze privati, cioè da veicoli a nolo, che scarrozzavano la gente nelle stradine e nei vicoli ereditati dalla difficile storia della città, qualcuno con servizio regolare, altri a richiesta, con clientela fissa o saltuaria, trasportando una o più persone.

Un periodico del 1833 descriveva le carrozze da nolo più grandi, definendole "carrettoni, carri bislunghi che non sono né bighe né quadrighe, perché tirati da tre ineguali ronzini".

Sostanzialmente si trattava degli omnibus, il più delle volte di diligenze di città "a panche", quelle che i Francesi chiamavano "Char à bancs", nome che i napoletani tradussero in "sciar a ball", quindi "sciaraballo".

Occorre ricordare che le strade di Napoli in cui gli sciaraballi e gli altri veicoli portavano in giro la gente, erano i vicoli della Neapolis greco-romana, ampliata nei secoli con i vicoli dei quartieri dentro e fuori le mura: i quartieri spagnoli, Porto, Mercato, Stella, Vergini, Sant'Antonio Abate, il borgo Chiaia, ecc. Ferdinando II promosse alcune significative sistemazioni viarie (fra cui la sistemazione della strada dei Fossi, oggi Corso Garibaldi, strada divenuta importante dopo la costruzione della stazione della ferrovia Napoli-Portici, la definitiva sistemazione di Via Foria, l'apertura di Corso Vittorio Emanuele, l'allargamento di Via Duomo), sistemazioni che indubbiamente migliorarono le condizioni di traffico della città.

Nel 1845 a Napoli si contavano almeno 25 sciaraballi-omnibus, oltre a quasi ottocento carrozzelle da noleggio, fra chiuse ed aperte.

A titolo di curiosità annotiamo fra i mezzi di trasporto censiti in quell'anno, anche sedici portantine, più quelle che i teatri riservavano agli artisti.

Fino agli anni Sessanta nulla cambiò nel mondo degli sciaraballi: il trasporto pubblico continuò ad essere basato sul rilascio di licenze per singoli sciaraballi e per singole carrozzelle.

Con gli anni però la domanda di trasporto pubblico andava crescendo. Attorno al 1863 si cominciò a sentire l'esigenza di regolamentare diversamente la materia: in seguito alcuni omnibus cominciarono a camminare su binari, diventando “tram” a cavalli. Per gli sciaraballi cominciò l’era della decadenza.  Il nome passò ad indicare i calessi, e, in genere, i veicoli malandati e traballanti.

 


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