Ischia felix fra vulcani e pirati 

di Antonio La Gala

 

Questo articolo racconta alcune curiosità storiche sull’isola di Ischia, evitando però di raccontare dell’isola la storia intesa in senso stretto, perché in tal caso sarebbe una banale replica di qualche brochure turistica o di wikipedia.

L’articolo si propone, invece, di presentare alcune notiziole che riguardano vicende storiche dell’isola, probabilmente non troppo note, limitatamente a quelle legate alla sua natura vulcanica, natura spesso matrigna, che ha riversato più volte fuoco su un isola sotto altri aspetti felix, nonché a quelle legate alla sua esposizione alle scorribande saracene. 

Il passato di Ischia, infatti, è un fitto susseguirsi di spaventosi eventi naturali, in particolare eruzioni di vulcani locali, propri dell’isola, e terremoti, anch’essi locali, che più volte ne hanno mutato l’aspetto, hanno costretto gli abitanti ad abbandonarla in massa oppure hanno determinato frequenti spostamenti di interi nuclei abitati, “in concorso” con abbandoni e spostamenti causati dalla paura delle incursioni saracene.  

Parlando delle eruzioni ovviamente non parliamo dei grandi fenomeni vulcanici che fecero nascere l’isola, quando l’uomo ancora non vi era comparso, ma quelli dei vulcani isolani.

Non si sa se l’uomo ad Ischia comparve nella preistoria, ma comunque, i primi resti umani sono spuntati in alcune località della costa occidentale, vicino Forio, e risalgono al terzo millennio a.C., lo stesso millennio in cui, attorno al 2.200, compare anche la prima eruzione ischitana di cui si ha notizia.

Dopo lo sbarco dei Greci, suoi primi abitanti storicamente conosciuti, presumibilmente arrivati a metà dell’VIII secolo a.C., un’eruzione avvenuta alla fine del VI sec. a.C., fece scappare la gente dall’isola.

Un paio di secoli dopo, attorno al 470, un’altra eruzione nell’isola mise in fuga altri Greci allora padroni di Ischia, i Siracusani del tiranno Gerone, che se ne erano impossessati pochi anni prima, in occasione delle guerre fra Greci ed Etruschi, in cui essi erano intervenuti.

Altre eruzioni locali avvennero fra il 452 e 400 a. C. e nell’89 d.C., dieci anni dopo quella del Vesuvio che seppellì Pompei. In età imperiale romana, eruzioni e sismi furono frequenti. L’eruzione avvenuta in mare fra il 130 e 150 d.C., sommerse parzialmente la zona fra gli scogli di S. Anna e S. Antonio, dove sorgeva il più antico insediamento romano, testimoniato da esplorazioni archeologiche subaque.

L’inabissamento fece spostare nuovamente l’abitato maggiore dell’isola verso l’area di Lacco Ameno.

L’ultima eruzione ischitana di cui si ha notizia storica è quella del 1302, che staccò l’isolotto del castello dall’isola maggiore e riversò un’abbondante colata di lava. Questa eruzione fece scappare la popolazione sulla costa flegrea, a Baia, da cui gli isolani tornarono dopo quattro anni per rifugiarsi sull’isolotto del castello. In tale occasione sull’isolotto il vescovo trasferì anche la cattedrale, rimanendovi fino al 1809.

Sulla colata lavica del 1302 in seguito si è sviluppata una rigogliosa vegetazione, specialmente di pini, messa a dura prova dall’abusivismo edilizio a tappeto operato impunemente nel secondo Novecento, che ha compromesso il verde dell’Isola Verde.

 

Passiamo ai terremoti.

Quello della fine del II sec. a.C. fece sparire una zona vicina al promontorio in prossimità di Lacco Ameno, dove si erano insediati i primi coloni greci. Saltiamo a quello del 28 luglio 1883 che distrusse Casamicciola e Lacco Ameno, in seguito ricostruite sulla fascia costiera, e che fece diventare il nome del primo paese sinonimo di distruzione totale (ad esempio la frase “minacciava di far diventare la città una Casamicciola”).  

Alla paura delle calamità naturali che angustiavano il vivere degli ischitani e ne decimavano la popolazione, nel passato si aggiungeva quella delle razzie portate dalle incursioni dei pirati musulmani sulle sue coste, dall’Alto Medio Evo fino al Settecento, di cui resta famosa quella del 1554.

Per tale motivo gli ischitani, che già da secoli avevano cominciato a costruire una cittadella sull’isolotto, furono costretti a scegliere il castello aragonese, come loro dimora e soltanto dopo la costruzione di torri, murazioni e altre opere difensive di una certa affidabilità un po’ dappertutto, la gente cominciò a passare dal castello all’isola, facendo nascere, in particolare, il vicino abitato denominato Ischia.

Fortificazioni difensive erano cominciate a sorgere sull’isola già dal IX secolo, poi sviluppate dagli Angioini, Aragonesi (furono gli Aragonesi a costruire il castello, detto  appunto aragonese, nel 1441), e Spagnoli, fino a raggiungere, nel Settecento, il numero di 16 fortini, più le torri, il tutto più o meno collegato da murazioni.

Ma i pirati continuarono a costituire a lungo una minaccia. Risale al Settecento l’ultimo rapimento operato dai musulmani, quello di due pescatori che tornavano da Ventotene.  

Risalgono però al secondo Novecento le ultime incursioni sull’isola: stavolta non ad opera dei saraceni ma le incursioni di una nuova tipologia di pirati: i palazzinari; nella fattispecie per di più di bassa levatura, che ne hanno alterata irrecuperabilmente la bellezza. 

Pirati contro i quali l’isola, stavolta, non ha saputo e non voluto opporsi.

 

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