Ischia, la nascita dei paesi

 

di Antonio La Gala

 

In due precedenti articoli pubblicati prima della recente interruzione del nostro periodico (intitolati “Ischia fra fuoco e pirati”, di fine ottobre 2014 e “Ischia madre del golfo di Napoli” di metà dicembre), ho raccontato, nel primo, le vicissitudini dell’isola legate agli eventi vulcanici, tellurici e scorrerie dei saraceni, e, nel secondo, le vicende che hanno determinato il percorso storico dell’isola nel suo insieme. 

In questo terzo articolo mi soffermo sulla nascita e sviluppo di alcuni dei principali centri abitati dell’isola, e in particolare sul castello aragonese.

 

I vari borghi ischitani sono sorti autonomamente e si sono sviluppati assecondando le due principali attività a cui, prima del recente sviluppo dell’attività turistica e ricettiva, si sono dedicati gli abitanti, una di carattere agricolo per le zone interne e l’altra di carattere marinaro, ma talvolta anche utilizzando in maniera compendiaria campagna e mare.

La zona del primo insediamento greco lo troviamo sulla costa nord dell’isola (Lacco Ameno), che divenne un centro di produzione di terrecotte esportate in tutta la Campania, tant’è che Plinio sostiene che il nome dato anticamente a quella zona, esteso poi a tutta l’isola, cioè Pitecusa e sue numerose varianti (ad es. Pitekoussai) significa “terra dei vasai”, (da πίθος, pithòs, orcio di terracotta, da cui anche l’italiano pitale). Ancora oggi ad Ischia esiste una produzione di terrecotte.

Casamicciola è stata ribattezzata Casamicciola-Terme nel secondo Novecento, per significare l’importanza delle sue terme, attive e rinomate fin dall’antichità  A questo proposito va ricordato che a Casamicciola nel 1604 i Governatori del Pio Monte della Misericordia di Napoli, aprirono un ospizio, successivamente ampliato, per ospitare e curare gratis ammalati provenienti da Napoli. Oggi l’edificio, che conserva ancora la scritta “Pio monte della Misericordia” si presenta, affacciato su una importante strada, abbandonato, sventrato, in via di diroccamento.

 

Un nome che ricorre per indicare Ischia è quello latino Aenaria, secondo alcuni per ricordare Enea secondo altri derivato da aes, bronzo. In effetti il nome ricorre specialmente nella zona orientale dell’isola, dove si sviluppò l’insediamento romano più importante, poi parzialmente abbandonato perché sommerso, dove ricerche archeologiche subacquee hanno rinvenuto le tracce della lavorazione della galena minerale da cui si estraggono argento, piombo, stagno, rame, utili per la fusione del bronzo.

Lungo detta costa orientale un centro eminente è Porto d’Ischia, la cui area fino al 1854 era un lago che riempiva un cratere vulcanico, frequentato da pescatori; fu messo in comunicazione con il mare, diventando un porto, da Ferdinando II.

Lungo la stessa costa s’incontra un altro centro molto importante, che nell’iconografia corrente si può considerare l’emblema di Ischia: il Castello aragonese.

La sua origine si fa risalire agli Angioini che operarono un primo ampliamento del maschio normanno, completandolo con quattro torri cilindriche, cortili, belvedere, scalette. 

Dopo l’eruzione del 1302 cominciarono a ricoverarsi sull’isolotto gli isolani e il vescovo vi trasferì la sede vescovile e la cattedrale, rimanendovi fino al 1809.

Nel Quattrocento Alfonso d’Aragona il Magnanimo trasformò il fortilizio angioino in una cittadella fortificata nelle ben note forme attuali e ricollegò l’isolotto, che l’eruzione del 1302 aveva staccato, all’isola maggiore con un ponte in muratura.

Gli Aragonesi consegnarono il dominio dell’isola alla famiglia D’Avalos, marchesi di Vasto. Agli inizi del Cinquecento Francesco Ferdinando D’Avalos - quello che fece costruire il palazzo omonimo in via dei Mille a Napoli – prese dimora nel castello ischitano, dove si svolse la cerimonia delle sue nozze con Vittoria Colonna, una delle maggiori figure letterarie del Rinascimento. La poetessa era stata promessa sposa a Francesco Ferdinando ad appena cinque anni e lo sposò ad Ischia quando aveva sedici anni, pur senza essersi mai conosciuti. Tuttavia nacque fra di loro un grande fortissimo amore che finì solo quando lui, nel 1525, a 36 anni, morì in guerra. Dopo questo evento Vittoria Colonna soggiornò nel palazzo di via dei Mille a Napoli, soggiorno ricordato toponomasticamente dall’intitolazione alla poetessa di un tratto di quella strada.

Gli Aragonesi favorirono il proliferare nella cerchia fortificata del castello di case e chiese, tant’è che alla fine del Cinquecento l’isolotto del castello d’Ischia ospitava, oltre ai principi D’Avalos, millecinquecento famiglie e un gran numero di religiosi fra il Convento delle Clarisse e l’Abbazia dei Basiliani greci, il seminario vescovile e tredici chiese. Poco dopo cominciò a spopolarsi e nel Settecento, quando la minaccia della pirateria era scomparso, la gente preferì spostarsi in più comode sistemazioni nell’isola maggiore. Il complesso divenne in parte diruto e scarsamente popolato. Il bombardamento di Murat del 1809, gli assestò il colpo di grazia. Nel 1823 i Borbone trasformarono il castello in un carcere per ergastolani (vi rinchiusero Carlo Poerio, Silvio Spaventa, Luigi Settembrini).

Passato poi al demanio è stato venduto a privati all’inizio del Novecento.

 

Sul lato occidentale dell’isola l’abitato maggiore è quello di Forio, dove le prime tracce umane risalgono al terzo  millennio a.C. e molti reperti testimoniano la presenza di abitatori greci e romani, i quali ultimi sfruttavano le acque termominerali, specialmente quelle di Cetara, la cui spiaggia fu dedicata al culto di Venere Citarea. Abbandonata per qualche anno dopo il terremoto del 1302, troviamo Forio subito rifiorita, come testimonia la presenza nel Cinquecento della famosa chiesa del Soccorso, dei padri Agostiniani.

Per difendersi dalle alle incursioni dei saraceni a partire dal IX secolo cominciò la costruzione di fortificazioni lungo tutte le coste dell’isola, incrementate in epoche angioine, aragonesi e spagnole.

Situata su un promontorio a metà della costa occidentale di Ischia, Forio si trovò particolarmente esposta, motivo per cui si dotò di numerosi torri, che all’inizio del Settecento erano ben sedici, quasi tutte ancora esistenti, la più eminente delle quali è il Torrione, inclusa nel centro abitato. Le torri erano così ben collegate tra loro che non fu necessario costruire una cinta di mura attorno al paese.

 

In questo articolo ci siamo soffermati solo su alcuni centri dell’isola, ma Ischia ospita una galassia di altri centri, per parlare dei quali in maniera meno fugace, invece di un articolo occorrerebbe ben altro spazio.

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