Ischia, madre del Golfo di Napoli

 

 

di Antonio La Gala

 

In un precedente articolo (intitolato “Ischia fra fuoco e pirati”, pubblicato alla fine di ottobre), ho raccontato le vicissitudini dell’isola direttamente legate agli eventi vulcanici, tellurici e alle scorrerie dei saraceni. Nel presente articolo racconto invece, in maniera necessariamente riassuntiva, le altre vicende che ne hanno determinato il percorso storico,  cercando di scostarmi dalle brochures turistiche e da wikipedia.

 

Non mi addentro nelle dotte e controverse dispute sull’origine e significato del nome dell’isola, sia perché esse sono oggetto di molte pubblicazioni e sia perché alcune interpretazioni, a mio avviso, costituiscono poco più che opinioni di questo o di quello studioso. Annoto soltanto che l’attuale denominazione, sotto la forma Iscla, compare per la prima volta in una lettera del papa a Carlo Magno.

La prima osservazione storica da fare è che i primi accadimenti ischitani promuovono l’isola a progenitrice di tutte le altre località che sono sorte nel golfo di Napoli. E’ infatti da Ischia, primo insediamento greco nel golfo di Napoli con il nome di Pitecusa, che partirono i gruppetti di Greci che andarono poi a fondare Cuma, a sua volta fondatrice di Pozzuoli, Partenope, Neapolis, ecc.

Dopo questa partenza alla grande, come progenitrice dell’ellenizzazione del golfo di Napoli, la storia dell’isola si è poi ridimensionata ad isolati e ininfluenti episodi isolani a rimorchio delle vicende della più importante vicina Napoli, cominciando, tuttavia, ad assumere in età angioina una certa importanza nella strategia difensiva della costa campana.

Come già detto nel precedente articolo la storia di Ischia è punteggiata in maniera spesso molto determinante dal fitto susseguirsi di eruzioni di vulcani locali e terremoti, anch’essi locali, che più volte hanno provocato spostamenti di abitanti, intrecciando gli abbandoni dei paesi e gli spostamenti causati dalle incursioni saracene.

Precisiamo che definire un profilo storico unitario dell’isola è difficile perché i suoi borghi sorsero e si sono sviluppati ognuno in maniera autonoma, senza particolari legami fra di essi.

I primi Greci (Eubei e Calcidesi) che erano sbarcati sull’isola (i “pitecusani”), suoi primi abitanti storicamente conosciuti, presumibilmente arrivati a metà dell’VIII secolo a.C., si  insediarono su un promontorio dalle parti di Lacco Ameno, come sembra testimoniare il rinvenimento di una necropoli, risalente, appunto, a quel secolo, a Monte Vico, un promontorio posto all’estremità nord dell’isola, che sovrasta la baia di S. Montano, sicuro punto di approdo. Questi primi abitanti si specializzarono nella produzione di terrecotte.

Alla fine del V sec. a.C., in conseguenza delle guerre nel golfo fra Greci ed Etruschi, troviamo Pitecusa passare ad altri Greci, i Siracusani del tiranno Gerone, intervenuti in quelle guerre.

In età romana lungo il perimetro dell’isola si insediarono un po’ dovunque minuscoli e modestissimi nuclei abitati. Il principale nucleo romano, denominato Aenaria, sorse sul versante orientale, dove fiorirono numerosi laboratori per la lavorazione di terrecotte e di metalli.

 

Nei primi tempi dell’era cristiana, l’imperatore Augusto barattò Ischia con Capri, di cui era innamoratissimo, cedendo Ischia a Napoli in cambio dell’isola dei Faraglioni, e il nascente cristianesimo vide il sorgere della basilica di Lacco e l’affermarsi del culto di S. Restituta.

Fra il 130 e 140 d.C. un’ennesima eruzione inabissò Aenaria, spostando di nuovo il grosso degli ischitani verso Lacco Ameno, e staccando lo scoglio trachitico, oggi detto Castello d’Ischia, dal resto dell’isola, su cui cominciò a costituirsi una cittadella con presidio di truppe.

Nel 588 i Bizantini, padroni di Napoli dopo le vicende conseguenti al crollo dell’Impero romano, misero l’isola alle dirette dipendenze del governo che per loro conto amministrava Napoli.

A questo punto va rilevato che l’isola, da allora, è rimasta fino al 1860 proprietà della Corona delle varie dinastie che si sono succedute sul trono partenopeo, e quindi, di fatto, non ha costituito mai un feudo.

Nel 1422 la regina angioina Giovanna II ne fece grazioso regalo al figlio adottivo Alfonso d’Aragona, ma poi ci ripensò e se la riprese. Alfonso però ci dovette essere rimasto male se in seguito se la prese con la forza; nel 1438 rioccupò il castello, cacciò tutti gli ischitani maschi e li sostituì con Catalani a cui dette in sposa le mogli e le figlie degli isolani espulsi.

Alla fine di quel secolo, nel corso della lotta con i francesi di Carlo VIII per il dominio del regno di Napoli, l’aragonese Ferdinando II sbarcò nell’isola, prese il castello e uccise di sua mano il castellano, ritenuto traditore, e mise al suo posto un personaggio più fidato, un nobile della famiglia D’Avalos, famiglia che da allora crebbe in importanza, diventando di fatto padrona di Ischia, fino a quando vi si spense la stirpe, nel 1729.

Dall’Alto Medio Evo fino al Settecento Ischia fu soggetta alle razzie dei pirati musulmani portate sulle sue coste, di cui la più famosa fu quella del 1554 e l’ultima quella del Settecento, quando i musulmani rapirono due pescatori che tornavano da Ventotene.

Per tale motivo gli ischitani, che già dai tempi dei Bizantini avevano cominciato a costruire una cittadella sull’isolotto, vi si spostarono in massa rifugiandosi nel castello poi costruito dagli Aragonesi nel 1441 (il castello è detto,  appunto aragonese), e soltanto dopo la costruzione un po’ dappertutto di torri, murazioni e altre opere difensive di una certa affidabilità, cominciarono a ritornare dal castello all’isola.

Spentasi nel 1729 la stirpe aragonese, Ischia si costituì in una municipalità, che però subito dopo, nel 1734, l’anno in cui a Napoli s’insediò Carlo III, passò nuovamente sotto la diretta amministrazione dei re, nella fattispecie i Borbone, che insediarono nel castello un loro governatore.

Negli anni in cui i Francesi regnavano a Napoli, nell’alternarsi delle conquiste militari dell’isola fra i napoleonidi e i Borbone aiutati dagli inglesi, Gioacchino Murat, per conquistarla definitivamente, nel 1809 bombardò il castello per sloggiarvi gli Inglesi, che continuavano ad occupare l’isola per conto dei Borbone.

Un evento rilevante dell’Ottocento fu il terremoto del 28 luglio 1883 che distrusse Casamicciola e Lacco Ameno, in seguito ricostruite sulla fascia costiera.

Casamicciola, nel luglio 1864, aveva ospitato, come ricordano con orgoglio gli abitanti, Garibaldi. D’altra parte è difficile immaginare una località italiana in cui l’inquieto eroe non abbia sostato, a giudicare dalle infinite lapidi esistenti dappertutto con la frase “qui dormì Garibaldi”.

Senza invocare Garibaldi come sponsor alberghiero, Ischia in seguito ha saputo costruire il resto della sua storia in gran parte sullo sviluppo delle attività ricettive, turistiche e di soggiorno, su cui è inutile dilungarsi, data l’ampia e diffusa fama internazionale di cui esse – meritatamente - godono.

 

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