Dinastie di pittori: i Pratella

di Antonio La Gala

 

Nel mondo della pittura è frequente il caso in cui in una stessa famiglia si contano numerosi artisti. Ad esempio, fra le dinastie pittoriche napoletane più note ricordiamo quelle di Giacinto Gigante, dei Carelli e dei Matania, dei Postiglione, dei Casciaro, dei Pratella. 

In questo articolo mi voglio soffermare sulla dinastia Pratella.

Il capostipite fu il notissimo Attilio Pratella, su cui esiste una vasta letteratura specifica, il quale ebbe cinque figli, di cui tre, Fausto, Paolo e Ada, furono anch'essi pittori.

 

Fausto (1888-1964), seguì i corsi dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli, ma inizialmente la sua pittura risentì maggiormente dell’insegnamento di suo padre e di Giuseppe Casciaro. Tuttavia, dopo essersi inizialmente ispirato a temi e maniere paterni e di Casciaro, Fausto si avvicinò con successo alle correnti innovative del Novecento, ma comunque  sulla scia dei suoi iniziali maestri fu pure lui paesaggista. Lo incontriamo ancor giovane nel primo decennio del Novecento ad esposizioni napoletane, e nei decenni successivi ad importanti esposizioni anche internazionali. Trascorse gran parte della sua vita a Milano, distinguendosi tra gli artisti della “Famiglia Artistica Milanese”.  

Paolo Pratella (1892-1980), come il fratello Fausto seguì gli insegnamenti paterni e fu anche lui un paesaggista, ma si rese sempre più autonomo del fratello nelle sue scelte stilistiche. Visse molti anni a Capri, ma alla morte del padre nel 1949 si trasferì a Napoli, dove lo ritroviamo discutere per lunghe ore davanti ad una tazza di caffè, ai tavolini di bar vomeresi oggi scomparsi, allora frequentati da artisti.  Partecipò, ma non assiduamente come il fratello Fausto, alle esposizioni nazionali e internazionali. Troviamo traccia della sua attività pittorica in particolare in quindici mostre personali organizzate dalla Galleria Michelangelo al Vomero. Qualcuno ricorda che Paolo Pratella somigliava un pò all'attore americano Buster Keaton, anche perché, come lui, non rideva mai.

Ada Pratella (1901-1929), frequentò l’Accademia delle Belle Arti per poco tempo. Iniziò a dipingere prestissimo e, a differenza del padre e dei fratelli maggiori, si dedicò soprattutto allo studio della figura ed ai ritratti, con uno stile che ricordava Antonio Mancini.

Cominciò ad esporre, giovanissima, fin da 1920. Qualche anno dopo, la sua pittura evidenziava un cambiamento stilistico, uno spostamento dalla rappresentazione dei personaggi in ambienti interni, un po’ alla maniera manciniana, verso un’innovativa preferenza per la figura senza sfondo. Nel frattempo si dedicò anche all’illustrazione: nel 1922 eseguì due disegni per un racconto della sorella Eva. Nel 1926, dopo un viaggio insieme a Eva e al fratello Paolo a Roma per visitare le collezioni Vaticane e alla Biennale di Venezia, Ada espose, insieme al fratello Paolo, al Centro artistico-culturale "Gli Illusi" nel Palazzo Nobile di Rione Amedeo. Incoraggiata dalla critica positiva nei suoi confronti, solo due anni dopo, l’artista presentò trentuno dipinti in una mostra personale presso lo stesso circolo napoletano. In occasione di questa esposizione un periodico locale, il Corriere del Vomero, con toni forse sopra le righe, scriveva: "Il triplice consenso di vibrante ammirazione degli artisti, degli amatori e del pubblico, ha salutato questa altra Mostra di Ada Pratella che è espressione delle sue mirabili, elette qualità di pittrice dal grande talento, dalla conoscenza profonda del disegno, dalla viva passionalità del suo forte temperamento di acutissima osservatrice, dalla genialità del suo riconosciuto valore che l'hanno definita prima pittrice d'Italia per unanime giudizio dei più grandi critici e autorevoli competenti".

Nello stesso 1928, mentre stava prepara per un’altra personale presso la Galleria Pesaro di Milano, Ada venne colpita da una grave malattia che ne provocò la morte nell’anno seguente. 
Tuttavia cinque opere di Ada vennero ugualmente esposte, insieme a quelle del padre Attilio, alla Mostra degli Artisti Napoletani presso la Galleria Pesaro di Milano nel 1929. La stampa sottolineò la prematura scomparsa della pittrice, unica artista donna presente nell’esposizione.

 

Condividi su Facebook