Emilio Notte: difficoltà di rinnovare la pittura

 

 

di Antonio La Gala

 

Emilio Notte è forse l'esempio più rappresentativo della difficoltà che la pittura cosiddetta d'avanguardia ha trovato nell'ambiente artistico della Napoli del Novecento.

Infatti quando nel 1929 egli iniziò stabilmente la sua attività a Napoli, sebbene già godesse di una meritata buona notorietà nel mondo dell'arte moderna nazionale di quel periodo e sebbene da quel momento costituisse un punto di riferimento forte e preciso del rinnovamento artistico della città, tuttavia restò completamente isolato in un ambiente che si attardava in temi e forme di stampo ottocentesco, fino al punto che, come si racconta, per circa vent'anni non riuscì a vendere nemmeno un quadro.

Emilio Notte era nato a Ceglie Messapica, vicino Brindisi, nel 1891. Aveva scoperto la sua vocazione per la pittura giovanissimo, quando viveva a Sant'Angelo dei Lombardi, dove il padre era stato trasferito. Nel 1906 venne a Napoli, dove fu allievo dell'Accademia delle Belle Arti, allora diretta da Vincenzo Volpe. Poco dopo si trasferì in Toscana. A Firenze partecipò attivamente al movimento futurista, firmandone un manifesto nel 1917. La sua adesione a quel movimento era però un'adesione sentita intimamente sul piano culturale ed artistico e non l'adesione alle esternazioni chiassose, piazzaiole e snobistiche caratteristiche di quella corrente. Un suo dipinto del 1919, “La strada bianca”, fu il primo quadro futurista acquistato dal Re.

Man mano che negli anni Venti il Futurismo andava attenuando l'impeto degli anni della Grande Guerra, e la pittura italiana andava rinunciando in parte alle sue istanze di avanguardismo, Emilio Notte rielaborava le sue linee espressive, un pò facendo tesoro delle tendenze che man mano si susseguivano (cubismo, espressionismo tedesco, ecc), ma anche mediando con qualche rilettura dell'impressionismo francese. In effetti il senso della sperimentazione accompagnò a lungo la produzione di Notte, che quindi dava la sensazione di attraversare diverse "incarnazioni" stilistiche.

Dopo un soggiorno milanese, nel 1929 il pittore si stabilì definitivamente a Napoli, dove cominciò ad insegnare presso l'Accademia delle Belle Arti, attività che proseguì per 40 anni.

Come abbiamo già detto, inizialmente il suo discorso futurista o comunque di ricerca innovativa, lo isolò. Nel corso del primo ventennio che trascorse a Napoli, fino al 1948, nel suo periodo di maggiore fervore creativo e di ricerca, fece una sola mostra: i suoi quadri non piacevano, non vendeva. Sopravviveva solo grazie all'attività di insegnante e vendendo ogni tanto qualche quadro ad amici. Sebbene fosse quasi isolato rispetto agli altri artisti napoletani coevi, proseguì con tenacia la sua ricerca innovatrice sulla scìa delle correnti allora emergenti, costituendo un momento cruciale di rinnovamento dell'arte napoletana e un forte e preciso punto di riferimento per la nascente pittura moderna locale.

Nel secondo dopoguerra, nel 1958, alcuni suoi allievi (Fergola, Persico, Di Bello, del Pezzo) saranno i fondatori del "Gruppo 58", dopo un quinquennio dall'apertura della sperimentazione dello stile informale.

Emilio Notte nella sua lunga attività partecipò a tutte le più importanti esposizioni sia in Italia che all’estero e attualmente alcune sue opere si trovano nella Galleria d’Arte Moderna di Roma, di Firenze e di Bologna, nonché in Gallerie straniere.

Il critico d'arte Piero Girace a metà Novecento così ce lo descrive: "rassomiglia a Giove Olimpio. Sembra uscito fresco fresco da una statua greca. A simiglianza di certi artisti di altri tempi, ha una barba folta e brizzolata che gli conferisce un'aria terribilmente austera".

Morì nel 1982.

L'immagine che accompagna questo articolo l'abbiamo tratta da un catalogo della casa d'Arte vomerese Vincent dell'aprile 2005 e riproduce un dipinto di Emilio Notte del 1967 intitolato "La famiglia del Circo".

 

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