D’Angelo, la seconda vita

di Antonio La Gala

 

Nell’articolo precedente abbiamo raccontato le vicende del ristorante D’Angelo dell’anteguerra, di quando il locale si presentava nella forma di uno chalet di legno, forma che conservò ancora per qualche anno del dopoguerra. Nell’ottobre 1947 Attolini, ampliò la capacità ricettiva del locale, aggiungendovi una sala arredata in puro stile alpino. La cronaca giornalistica dell’epoca ci informa che alla inaugurazione dei nuovi ambienti, per ridare tono partenopeo alla cosa, “E.A.Mario e Vera Nandi, accompagnati da Scholter e Marmolino, interpretarono alcune fra le più acclamate canzoni dell’ultima Piedigrotta”.

Però la struttura in legno del locale, rimasta tale fin dalle origini, sebbene rivista ed abbellita negli anni, era il suo tallone d’Achille, troppo esposta al rischio incendio.

E infatti, puntualmente, il 21 febbraio 1951 un corto circuito mandò il locale completamente in fumo.

Ma D’Angelo, che si era affacciato nel dopoguerra con la stessa rilevanza dei decenni precedenti, nel giro mondiale dei ristoratori era un mito: non poteva morire. Nel porto di New York si trovava un grosso cartellone colorato con la scritta: “Se vai a Napoli, D’Angelo ti aspetta”.

Nel giro di pochissimi mesi, con l’aiuto di tutti gli altri proprietari dei ristoranti d’Italia e con gli aiuti provenienti da ogni parte del mondo – dollari, sterline, marchi, fiorini – Attolini ricostruì il suo ristorante, stavolta in muratura, sostanzialmente come lo vediamo oggi.

Il progetto fu un regalo personale dell’architetto Gigi Avena, che volle far chiamare il salone sottostante “La Tavolozza”, per i dipinti che ne ornavano le pareti, opera di noti pittori. Il locale, utilizzato anche come dancing, vide le prime esperienze canore di Fausto Cigliano.

Dopo la parentesi bellica, ai frequentatori illustri dell’anteguerra subentrarono i frequentatori illustri del dopoguerra. Iniziarono i comandanti degli Alleati, dopo i quali si avvicendarono i personaggi più rappresentativi della nuova politica, dell’arte, della cultura, dello spettacolo; capi di Stato stranieri e addirittura regnanti in carica. 

Fra i clienti di questa seconda vita del ristorante, ma sempre solo per fare degli esempi, ricordiamo Sophia Loren, Kim Novak, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, lo Scià di Persia, Re arabi, Faruk d’Egitto, Soraya, Umberto di Savoia, tutti i presidenti della Repubblica, personaggi politici notissimi, a cominciare da Andreotti, e i leaders di tutti i partiti.

Anche in questa seconda vita del ristorante don Alfredo conservava le sue maniere rispettosamente affabili con i clienti simpatici. Una scena abituale era la discussione sulla squadra del Napoli con Achille Lauro.

Una curiosità: sulla terrazza di D’Angelo è stata girata la scena del matrimonio nel film di Troisi Ricomincio da tre.

Alfredo Attolini, che  ha avuto 15 figli, morì nel 1967. Gli subentrò nella gestione il figlio Vittorio, amoroso custode e conservatore del materiale storico che documenta la vita del ristorante, e in particolare le innumerevoli fotografie dei numerosissimi personaggi illustri e noti che hanno frequentato il locale. Qui voglio ringraziare personalmente il signor Vittorio per avermi messo a disposizione questo prezioso materiale storico.

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