La bella signora rosso pompeiano

di Antonio La Gala 

Il cono minaccioso del Vesuvio domina su un’ampia distesa di case, dove una vera massa umana si è ammucchiata sotto il vulcano.

Durante l’espansione delle ferrovie nella seconda metà dell’Ottocento qualcuno pensò a unire e intrecciare le gioie e gli affanni di questa massa, ad abbracciarla, assieme al vulcano, entro un cerchio di binari e stazioni.

Nacque così nel 1891 la linea a vapore Napoli-Ottajano-S.Giuseppe Vesuviano, che con la costruzione, nel 1904, della Napoli-Pompei-Poggiomarino, chiuse un anello attorno al Vesuvio, allungandosi poi nel 1934 a Castellammare di Stabia e nel 1948 a Sorrento.

La ferrovia non poteva non chiamarsi “Circumvesuviana”, “Vesuviana” per gli amici.

A Napoli la ferrovia agli inizi faticò a lungo per trovare casa alla sua stazione di testa..

Infatti nel periodo in cui si costruiva la Napoli-Ottajano , la zona napoletana da dove doveva partire la linea, “S.Anna alle Paludi”, era oggetto di bonifica, nell’ambito dei lavori di Risanamento della città. Il Comune, preoccupato dell’impatto ambientale della ferrovia sul territorio, in un primo momento le fissò un capolinea provvisorio fra San Giovanni a Teduccio e il “Pascone”. Solo dopo alcuni anni dall’apertura della linea, e per assecondare un privato che si sostituì alle casse pubbliche eternamente dissestate nel finanziare i lavori, fu deciso di ubicare la stazione terminale in Corso Garibaldi, proprio nel posto dove i Borbone avevano costruito, nel 1842, la stazione di testa della linea per Caserta e Capua.

L’ubicazione della stazione capolinea è rimasta la stessa fino ai nostri giorni, ma a non rimanere la stessa è stata la stazione. La radicale trasformazione del 1937 - quando la Vesuviana , assorbita la ferrovia Napoli-Nola-Baiano, unificò i capolinea delle diverse linee - dette vita alla stazione che abbiamo visto fino agli inizi degli anni Settanta.

Questa, in una felice fusione di modernità e classicità, riecheggiava lo stile pompeiano, in particolare nel suo colore prevalente, il rosso, appunto, pompeiano.

Un illustre frequentatore della Vesuviana, Domenico Rea, così ricorda la stazione degli anni 1943-44: “Arrivati a Napoli sotto la stazione si veniva spruzzati di DDT dalle truppe alleate per debellare tipo, colite amebica, vaiuolo, malattie diffuse a Napoli e in provincia. La bella luminosa stazione…..era diventata come un poco devastata, come una bella signora invecchiata di colpo”.  Quando nel dopoguerra Napoli è stata sopraffatta dal grigio del cemento, anche la “bella signora” rosso pompeiano di Corso Garibaldi è diventata grigia. Dalla sua demolizione è nata la stazione attuale, inaugurata il 6 giugno 1975 dall’allora Presidente del Consiglio Aldo Moro, arretrata rispetto all’edificio precedente, per creare il terminale delle autolinee che nel frattempo la Vesuviana ha preso in esercizio.

Un grigio complesso, spropositato e stonato rispetto al contesto in cui sorge, che rende nostalgico il ricordo della “bella signora” di Rea.


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