Il pittore Camillo Catelli 

di Antonio La Gala

 

Una diffusa consuetudine retorica esige che dei personaggi famosi, dei letterati, degli artisti, si debba scrivere con accenti favoleggianti, talvolta addirittura eroici, apologetici, per fatti legati alla letteratura o all’arte.

Tuttavia, limitandoci qui ad osservare gli artisti figurativi, si può dire che in genere la loro vita o la genesi delle loro opere non sempre presenta accadimenti di particolare rilievo. Per un "maledetto" Caravaggio e per un Saverio Altamura, le cui vite artistiche furono un romanzo di avventure, per uno Chopin o un Salvator Rosa che fecero della loro vita uno specchio della loro Arte, esistono schiere di artisti che invece di menare una vita "maledetta" o avventurosa, ne hanno condotto una "normale", come quella di tanti altri. Dipingevano un quadro come una donna ricama un merletto.

E' però innegabile che fra le vicende esistenziali di un artista e la sua opera esiste, in una maniera o in un'altra, una qualche connessione. Credo che questo sia il caso del pittore del Novecento napoletano Camillo Catelli, che a mio avviso si caratterizza per la circostanza che la sua tematica, peraltro originale, rimane legata agli ambienti fisici in cui si è trovato a vivere. 

L'artista nacque nel cuore della Napoli storica, nel 1886, ma visse l'ultimo mezzo secolo della sua vita sulla collina dei Camaldoli. I suoi primi soggetti, quando era poco più che ventenne, furono quelli che vedeva dalla casa del Carmine dove trascorse la sua infanzia: il Ponte della Maddalena, i Granili, il Porto e, ai quei tempi, la Villa del Popolo. I soggetti degli anni successivi, quelli della sua maturità artistica, furono quelli dei Camaldoli, dove visse e morì.

Aveva dieci anni quando suo padre, recatosi in Egitto, svanì nel nulla. Camillo, figlio unico, fu affidato al nonno "fabbricante di suole".

L'azienda che aprì nell'immediato primo dopoguerra fu travolta dalla crisi economica mondiale del 1929. Ridotto in povertà, Catelli portò la famiglia, con cinque figli, ai Camaldoli dove possedeva un terreno con una casa colonica. La nuova e sconosciuta attività di agricoltore lo assorbì completamente, cosa che gli impediva di dedicarsi alla pittura.

Poté riprendere i pennelli quando tornarono dalla guerra i suoi tre figli maschi a dargli una mano nel lavorare i campi. In quegli anni la zona dei Camaldoli era un luogo isolato e raggiungibile solo con cavalli o muli. Nacque la sua nuova tematica, quella del Catelli affermato pittore: i ritratti delle donne di casa, scene della vita e del lavoro nei campi, i relativi attrezzi e animali. Dal 1950 in poi la sua attività di pittore diventa frenetica e nel 1956 una mostra lo fa conoscere. Dopo di che, anche per l'età, si dedicherà totalmente alla pittura, fino ai 92 anni, quando, nel 1978, morì.  

Stilisticamente, svolse la tematica già detta con figurazioni, classiche, concrete ed essenziali, che tendevano verso la sintesi colore-forma.

 

     

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