Giambattista Vico batte la testa

di Antonio La Gala

 

In questo articolo presento alcuni flash sui primi anni di vita di Giambattista Vico.

In passato si credeva che Vico fosse nato nella piazza dei Girolamini, e lì nel bicentenario della sua nascita fu posta una targa commemorativa, tuttora visibile, linguisticamente confusa e altisonante. Nel 1941 fu posta una seconda lapide al civico 31 di via S. Biagio dei Librai, perché lì fu individuata nuovamente la casa dove Vico nacque, che raffiguro nella foto (gennaio 2014) che accompagna l’articolo.

Al detto civico 31 aveva una bottega di libraio Antonio Vico, il padre di Giambattista, dal 1658 al 1685. Era una botteguccia di pochi metri quadrati con un mezzanino adibito a camera da letto, dove Antonio, dopo che gli era morta la prima moglie senza figli, sposò la figlia di un lavorante di carrozze. Dalla coppia nacquero otto figli, di cui il terzultimo, nato nel 1668, era il nostro Giambattista. E’ facile immaginare la qualità della vita di quella famiglia in quel bugigattolo. Tre figli vi morirono prematuramente e il Nostro vi crebbe gracile e malaticcio, ma vivace.

Giambattista fu battezzato nella vicina chiesa di S. Gennaro dell’Olmo, originariamente chiamata S. Gennaro ad Diaconiam, la prima chiesa che nel VII sec. i napoletani dedicarono al loro santo protettore al centro di Napoli, una basilica paleocristiana poi più volte ristrutturata, (la facciata risale al Novecento), e nei cui sotterranei si trovano i resti di un tempio di Augusto.

Per inciso ricordiamo che nell’antica strada di S. Gennaro dell’Olmo nel VII sec. trovarono rifugio alcune monache sfuggite ai ricorrenti stermini di Armeni, che portarono con sé reliquie di S. Gregorio (257-331), patrono dell’Armenia e di S. Biagio.

I due santi hanno poi dato i nomi al complesso religioso e alla via S. Gregorio Armeno il primo, e alla via S. Biagio dei Librai il secondo. I librai nel Sei e Settecento erano artigiani  numerosi in quella zona, e in seguito dettero un determinante contributo alla costruzione  della cappella di S. Biagio.

Torniamo alle case natali del Vico.

La seconda lapide posta al civico 31 recita: “In questa cameretta / nacque / il XXIII giugno MDCLXVIII / Giambattista Vico / qui dimorò / sino ai diciassette anni / e nella sottoposta bottega / del padre libraio / usò passare le notti / nello studio / vigilia giovanile / della sua opera sublime”.

Non sappiamo se fu nel bugigattolo di famiglia o per strada, che il vivace bambino Giambattista cadde battendo la testa.

Rimase senza conoscenza; nella lunga attesa di un medico, fu soccorso, ma pare in maniera malaccorta, da un barbiere, categoria allora “paramedica”.

Il medico sopraggiunto che lo curò sentenziò che l’autore della “Scienza nuova” sarebbe rimasto per tutta la vita in uno stato di perenne idiozia.

La medicina allora era anch’essa una Scienza Nova, ma per fortuna non una scienza esatta.

 

Condividi su Facebook