Gonsalvo Carelli, da Ferdinando II a Margherita di Savoia.

di Antonio La Gala

 

Nei primi decenni dell'Ottocento fiorirono a Napoli i pittori della "Scuola di Posillipo", sulla quale non ci dilungheremo, trattandosi di una fase della pittura napoletana molto nota su cui esiste già una doviziosa letteratura.

Diremo solo che fu uno straniero, l'olandese Antonio Van Pitloo (1790 - 1837), titolare della cattedra di paesaggio all'Istituto delle Belle Arti di Napoli, a dare una scrollata alla pittura tardo settecentesca meridionale, liberandola dalle convenzioni del paesaggio scenografico e classicheggiante e indirizzando gli artisti a dipingere dal vero, all'aria aperta.

Con i discepoli che lo seguirono, Pitloo fondò la "Scuola di Posillipo" il cui maggior esponente è ritenuto Giacinto Gigante che riversò nei paesaggi la sua fluida vena pittorica.

Un altro rappresentante di primo piano di detta "scuola" fu Consalvo (o Gonsalvo) Carelli (Napoli, 1818 – Napoli, 1900).

Gonsalvo Carelli nacque il 24 marzo 1818 all'Arenella, dove nel Seicento vi era nato un altro pittore, Salvator Rosa. Alcuni addirittura sostengono che Gonsalvo nacque proprio nella casa di Salvator Rosa, ma questa supposizione è da considerare una forzatura degli storici dell'Arte per accreditare una continuità fra i due artisti.

Gonsalvo era figlio di Raffaele Carelli (1795-1864), uno fra i migliori paesaggisti napoletani dell'Ottocento, e fratello di Gabriele, anch'egli pittore. Gonsalvo fu iniziato alla pittura dal padre, poi fu allievo dell'ingkese William Leicht, da cui acquisì la tecnica dell'acquerello.

A soli 12 anni, nel 1830, esordì in una esposizione di pittura borbonica ed a 15 anni vinse il primo premio ad un'altra mostra borbonica. Un suo acquerello, "Piazza della Vicaria", oltre ad ottenere una medaglia d'argento, fu acquistato dalla regina Isabella. Nel 1837 Ferdinando II acquistò due suoi dipinti: una "Veduta di Napoli con la Torre della polveriera" e una "Veduta di Cava".

Diventato un beniamino dell'aristocrazia locale dell'epoca, nello stesso 1837, grazie ad una borsa governativa, poté recarsi assieme al fratello Gabriele a Roma, dove rimase fino al 1840, per dipingere dal vero le bellezze della campagna romana, arricchendosi artisticamente dell'esperienza dei paesisti allora attivi a Roma, fra i quali Bartolomeo Pinelli con cui strinse amicizia.

Nel 1841 iniziò un fortunato soggiorno a Parigi; nel 1845 dipinse due paesaggi napoletani su commissione dello Zar, che oggi si trovano all'Ermitage di Pietroburgo. Il buon ricordo che Gonsalvo aveva lasciato in Francia gli fece ottenere, nel 1860, l 'incarico di comporre un album con 120 disegni per Napoleone III.

Nello stesso 1860 Gonsalvo Carelli, che era anche un ardente patriota e che aveva partecipato alle Cinque Giornate di Milano, prese parte alla battaglia del Volturno con l’esercito di Garibaldi. Fu il periodo in cui conobbe Massimo D'Azeglio e Alessandro Dumas.

Nel 1869 il pittore che aveva iniziato la sua attività artistica con l'aiuto di Ferdinando II, venne scelto per i suoi meriti sia patriottici che pittorici, come maestro di pittura di Margherita di Savoia.

Morì ad 83 anni e fu sepolto nella cappella degli artisti a Poggioreale.

Gonsalvo Carelli produsse una gran quantità di lavori, alcuni ad olio, ma i più ad acquerello e disegni, aventi per soggetto prevalente il paesaggio napoletano e quello dei suoi dintorni: i luoghi flegrei, le costiere sorrentina ed amalfitana.

La sua cifra stilistica, come abbiamo già detto, si collega alla scuola di Posillipo. In particolare il suo stile si caratterizza per l'esattezza con cui egli configurava i vari piani prospettici e con cui graduava i valori tonali. Una sua abitudine era quella di apporre ai suoi lavori lunghe didascalie con l'indicazione topografica dei luoghi, come ad esempio "Gli avanzi dei portici dell'antica scuola medica salernitana, presso Vietri". 

Gonsalvo Carelli spesso faceva riprodurre a colori su cartoline le vedute che aveva dipinto su tavolette, come qualche decennio dopo faranno altri pittori paesisti napoletani.

 

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