Il pittore Rubens Capaldo 

di Antonio La Gala

 

Rubens Capaldo è uno dei più noti rappresentanti della pittura napoletana del Novecento.

Nacque nel 1908 a Parigi dove suo padre, un artigiano, si era trasferito in cerca di lavoro.

Prima di dedicarsi alla pittura sperimentò la maiolica e la ceramica. Agli inizi della sua attività pittorica predilesse la figura, e si fece notare come ritrattista, ma poi trattò con efficacia anche i paesaggi urbani, volgendo infine la sua attenzione ai nudi femminili.

Rubens Capaldo ci ha lasciato rappresentazioni di Napoli, Roma e Venezia, con solidità di impianto compositivo. I blu e i neri delle vie e delle piazze di Roma svelano la sontuosità della Roma papalina.

Nello sviluppo della sua pittura, pur restando fedele alla tematica iniziale di impianto figurativo, spostò poi l'attenzione alla componente  cromatica. Raggiunse così risultati di grande efficacia pittorica pur conservando un alto senso della realtà, calando il colore nella forma, alla continua ricerca della sintesi forma-colore, caratteristica della sua pittura.

Scriveva di lui Piero Girace : “ La storia di Rubens Capaldo è complessa e piuttosto drammatica, nel senso interiore di ansie e di macerazioni spirituali, di impulsi e di sensualità, di ribellioni improvvise e di implacabili ragionamenti, urgenti e presenti per un lungo periodo di anni, dal tempo in cui si dedicò alla pittura dopo aver sperimentato, come Renoir, la maiolica e la ceramica. [……….] egli si è imposto all'attenzione del pubblico e della critica, ha partecipato alle più importanti mostre ottenendo successi notevolissimi e, quel che più conta, ha maturato la sua pittura, depurandola da ogni piacevolezza coloristica, realizzandola e rassodandola con la magia della forma e dei volumi. C'è in lui, è vero, un continuatore della pittura napoletana più qualificata del Seicento e dell'Ottocento, ma vi è anche, e soprattutto, un innovatore e un ribelle, un autentico rivoluzionario, animato da un fervido spirito di classicità, il quale - particolarmente nei 'nudi', in quei suoi nudi poderosi e plastici di una squisita bellezza statuaria, si sgancia dalla tradizione napoletana per immettere la sua pittura in un filone ben più nobile e concreto di modernissima classicità. Anche nelle 'impressioni' di paesaggio (Napoli, Venezia, Roma) egli tende al blocco unitario, evitando le suggestioni sia del 'pittoresco', sia del descrittivo. […….] Chi osserva i suoi 'nudi' comprende subito il temperamento del pittore, ed anche la sua potenza espressiva, la sua classicità, il suo modo di intendere la modernità, da vero rivoluzionario, che volta sdegnosamente le spalle alle mode e alla accademia delle avanguardie”.

Insegnante di figura al Liceo artistico di Napoli, abitò al Ponte della Maddalena e al Vomero.

Morì a novanta anni, nel 1998.

 

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