La Basilica di San Gennaro al Vomero

 

 

 

di Antonio La Gala

Il nome di San Gennaro ed il suo culto sono legati da sempre ad una zona del Vomero dove la tradizione vuole che sia avvenuto per la  prima volta il  miracolo della liquefazione del sangue del Santo: il vecchio villaggio di Antignano, come testimonia la presenza in quella zona di tre strade, tre Chiese e un monumentino dedicati a San Gennaro.

L’evento miracoloso pare sia avvenuto di fronte all’attuale Basilica. E' presumibile che in ricordo dell’evento, poco dopo, sia stato collocato sul posto qualche simbolo religioso che in seguito sia diventato un “altarino e sopra di esso una testa di marmo del Santo”, così come ci viene descritto nel Seicento. I proprietari dei terreni dove sorgeva questa edicola, nel 1707 la trasformarono in una cappella sulla cui facciata fu posta una testina in marmo del Santo, di fattura cinquecentesca, ed all’interno una epigrafe di marmo che ricordava che in quel luogo era avvenuto il primo miracolo.

Nel 1857 Ferdinando II di Borbone acquistò la cappella indicata come cappella Vacchiano, dal nome degli ultimi proprietari del luogo, ed il terreno retrostante, per erigervi una grande Basilica in onore del Santo, simile a quella di San Francesco di Paola. La costruzione fu inaugurata il 4 maggio 1859. La caduta del regno Borbonico nel 1860 determinò  la fine della costruzione e il passaggio al Demanio della parte già costruita del tempio, parte che successivamente fu conglobata nel palazzo privato attualmente prospiciente l’attuale  Basilica. Ne resta traccia nella forma semicircolare del parcheggio privato che circonda quel fabbricato. Rimaneva la cappella Vacchiano acquistata dal Re nel 1857. Sebbene fosse dichiarata monumento nazionale, fu abbattuta dal Comune attorno al 1896 per allargare la strada in mezzo alla quale la cappella si sarebbe venuta a trovare.

I religiosi dell’epoca ritennero che il non aver voluto completare la costruzione della chiesa, - che nel 1860 sembra avesse bisogno solo della copertura per l'ultimazione - e soprattutto la demolizione della cappella - allora unico monumento commemorativo del miracolo di San Gennaro ad Antignano - avvenuta in sole 24 ore e senza nemmeno registrarla al Comune fra gli edifici abbattuti, fosse una repressione degli anticlericali contro l’antico culto popolare del Santo al Vomero. Considerato il clima anticlericale dell’Italia Risorgimentale l’ipotesi non ci sembra del tutto infondata. 

Si costituì subito una lobby intenzionata a sostituire la cappella demolita ed a riparare al mancato completamento della grande Basilica borbonica. Il gruppo era guidato da un combattivo sacerdote, Monsignor Gennaro Sperindeo, che si adoperò tenacemente, arrivando fino ai Papi, per costruire l’attuale Basilica.

Quando la cappella fu abbattuta, la testa di marmo del Santo, di fattura cinquecentesca, assieme ad altri reperti, venne ospitata nella vicina Chiesa di San Gennariello alias Piccola Pompei, nell’attuale Via Cifariello, che all’epoca era la parrocchia del Vomero. In seguito fu incorporata nel monumentino inaugurato nel 1941 all'inizio del tratto di Via San Gennaro ad Antignano che scende verso la Cerra.

In un primo tempo Sperindeo pensò di costruire la chiesa dal lato dove si trovava la storica cappella abbattuta, ma ci si accorse che la chiesa lì sarebbe risultata infossata e buia, trattandosi di un suolo esposto a Nord. Permutato il suolo con un altro posto di fronte, si dette inizio ai lavori di costruzione, il 27 dicembre 1904.

I lavori procedettero fra mille difficoltà, soprattutto di finanziamento. Ma nel 1905 già si poté aprire al culto la cripta; nel 1932 si aprirono ai fedeli le porte del nuovo tempio, ed infine, il 18 settembre 1938, si poté celebrare il solenne rito di inaugurazione. Successivamente  furono eseguite altre opere di completamento, fino al 1968.

Nel 1909 il tempio divenne Basilica (cioè dipendente direttamente dalla Santa Sede, privilegio di cui gode, in Campania, solo la Basilica di Pompei) e nel 1956 diventò anche parrocchia. Attualmente la chiesa è stata declassata a semplice rettoria e la parrocchia è stata incorporata in quella della vicina chiesa di San Giovanni dei Fiorentini.

La Chiesa fu progettata dall’architetto Pisanti ed è articolata in tre navate, di cui la centrale termina con un transetto ed un abside semicircolare. Stilisticamente ricorda le basiliche paleocristiane. In riferimento al secolo in cui San Gennaro subì il martirio. Anche le murature costruite in opus reticulatum, con fasce orizzontali in tufo e mattoni, e le composizioni e raffigurazioni marmoree interne ed esterne in gusto quattrocentesco, riecheggiano il passato. Il mosaico nella cupola dell’abside con San Gennaro che prega, del 1960, si rifà alle pitture delle catacombe, in questo caso quelle di Capodimonte. Purtroppo oggi l’esterno della basilica risulta mortificato dimensionalmente dai palazzoni che la circondano.

Oltre al fondatore, Monsignor Gennaro Sperindeo, vorrei ricordare anche il sacerdote che per tutta le seconda metà del Novecento è stata la figura di riferimento della Chiesa, il parroco Monsignor Gennaro Errico, scomparso il 30 settembre del Duemila.

Oggi stringe il cuore passare davanti a questa chiesa, e vederla più chiusa che aperta.

Forse, lassù, i due zelanti “Gennari” (Sperindeo e Errico), stanno commentando con amarezza la fine dell’opera a cui essi hanno dedicato la loro esistenza terrena.



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