Adolfo Avena

di Antonio La Gala

Adolfo Avena è fra i protagonisti del mondo architettonico napoletano fra gli ultimi decenni dell'Ottocento e gli anni Trenta del Novecento, idealmente un continuatore di Errico Alvino che a cavallo fra regno borbonico e Unità d’Italia si era dedicato alla progettazione urbanistica ed architettonica e al restauro dei monumenti.

Nacque a Napoli nel 1860 e si laureò nel 1884.

Il percorso professionale di Adolfo Avena iniziò con l'impegno nelle progettazioni strutturali, poi il suo interesse si rivolse al restauro dei monumenti, per concludersi con la progettazione architettonica.

Comprese, assieme a Lamont Young -  che si era presentato sulla scena napoletana un decennio prima di lui - il ruolo dei trasporti pubblici nel decongestionare la città e le possibilità delle nuove tecnologie di quegli anni.

Infatti, appena laureato, lo troviamo impegnato a progettare funicolari e tramvie.

Assieme a Stanislao Sorrentino, ingegnere delle tramvie napoletane, presentò al Comune un progetto di funicolare aerea fra Via Roma e Corso V.E., retta da piloni in ferro e travature reticolari, una specie di treno aereo. Rielaborò e arricchì questo primo progetto ancora per oltre dieci anni, estendendolo anche al Vomero, escogitando soluzioni più articolate e sofisticate, ma nessuno dei suoi progetti venne attuato, sebbene tutti ottenessero lusinghieri consensi.

Il francese Eiffel - che nel 1889 aveva realizzato la famosa torre parigina - si offrì anche di finanziare l’opera. Avena in quel periodo fu definito, da parte dell’ambiente napoletano non tanto un avvenirista, un ingegnere “alla Verne”.

"Nipote d'arte", nel senso che era nipote di Giuseppe Fiorelli, prestigioso archeologo, fra i primi scavatori di Pompei, Adolfo Avena fin dai primi decenni della sua vita professionale aveva acquisito esperienza anche nello studio e restauro dei monumenti. Fra le sue benemerenze poi acquisite in questo campo ricordiamo il recupero di una parte della facciata occidentale di Palazzo Don’Anna, dell’arco di Castelnuovo, del campanile del duomo di Ravello.

L'attività di restauratore di monumenti antichi influenzò molto la sua personalità nella successiva fase di progettista di architetture, come evidenziano gli elementi recuperati da antiche epoche che troviamo disseminate nelle sue creazioni. 

Nel primo decennio del Novecento gli si presentarono molte difficoltà. Perse appoggi influenti che aveva nel Ministero della Pubblica Istruzione; la sua progressione di carriera rallentò; il suo ufficio fu sempre meno presente e addirittura dovette affrontare un'inchiesta. Cominciò allora a dedicarsi alla progettazione di residenze, che sarà l’attività prevalente della sua maturità.

I primi interventi risalgono agli anni Dieci del Novecento, con un villino al Parco Margherita, demolito dai palazzinari del secondo Novecento, senza che ne sia rimasto nemmeno un ricordo iconografico. Sempre agli inizi del secondo decennio del secolo, costruì al Vomero Villa Scaldaferri, in Via Mattia Preti, abbattuto negli anni Cinquanta e la villa per sé stesso, Villa Avena, fra Via Luca Giordano e Via Vaccaro, anch'essa demolita nel secondo dopoguerra..

Nel 1912 sorse Villa Loreley, oggi Villa Rina, in Via Gioacchino Toma 18.

Seguono, nel 1913, Villa Ascarelli in Via Palizzi 41-43, nel 1918, il villino Frenna-Scognamillo, oggi proprietà Catello-Piccoli, in Via Cimarosa 70, che compare nella immagine che accompagna questo articolo. Nel 1924 realizzò Villa Spera, oggi Villa Giordano, in Via Tasso 615 ad angolo con Piazzetta Santo Stefano, che inizialmente presentò con il nome di “Castello a Via Tasso”.

Le ultime opere riguardano edifici di maggiori dimensioni. Nel 1927-28 costruì il palazzo di Via Lordi 6, di fatto in Piazza Fuga, di fronte alla stazione vomerese della funicolare Centrale e subito dopo curò, nella stessa piazza, la sistemazione della villa settecentesca detta “Palazzolo-Haas”.

Un'altra opera di Avena architetto è il monumento funerario che costruì nel cimitero vecchio per la figlioletta Eugenia morta nel 1921. In esso Avena resistette alla tentazione, allora di moda, di ornare tale tipo di monumenti con elementi egiziani e orientaleggianti.

Molte opere di Avena non esistono più, distrutte dalla guerra e dai palazzinari del dopoguerra. L’archivio disegni, tenuto dal figlio, ha subìto un incendio. Molte sue opere sono note solo attraverso i disegni pubblicati nelle riviste specialistiche.

 

Le sue esperienze di restauratore di monumenti antichi lo influenzarono nel gusto di architetto, circostanza che interferisce con il giudizio di chi lo annovera tra le personalità più aperte e rappresentative del modernismo, portatore dei nuovi fermenti europei nella architettura napoletana.

Qualche critico ritiene infatti che non raggiunse vette eccelse a causa della contraddittorietà del suo linguaggio, troppo spesso caratterizzato da un riflusso storicistico.

In effetti nella distribuzione planimetrica dei suoi edifici appare evidente il gusto liberty, come negli arredi e in alcune altre soluzioni formali, ma queste caratteristiche si accompagnano a rivisitazioni di elementi storicistici, che ricordano i suoi restauri, come ad esempio i ricorrenti archi catalani, oppure gli archi intrecciati che richiamano Ravello, o come la volta dell'atrio di Villa Spera, che ricorda in modo evidente la copertura della Sala dei Baroni del Maschio Angioino.

Adolfo Avena morì nel 1937.


Condividi su Facebook