Antichi giardini di ville campane

 

di Antonio La Gala

 

Spesso nel visitare qualche antica villa napoletana o campana restiamo colpiti dal giardino, oppure, per le ville maggiori, dai loro più o meno estesi parchi.

Limitandoci alle ville edificate o rifatte dalla fine del Settecento in poi, nella sostanza riscontriamo in esse due tipologie di sistemazione arboreo-floreale, molto spesso fra loro coesistenti: il giardino cosiddetto "all'italiana" di impianto geometrico, e quello cosiddetto "romantico all'inglese", dove si succedono viali tortuosi, fitte zone d'ombra, scoscendimenti, improvvisi squarci panoramici e dove l'insieme degli elementi naturali risulta arricchito, integrato e nobilitato con isolati e sparsi elementi architettonici.  

Il primo giardino all'inglese realizzato in Italia sorse proprio in Campania, nel parco della reggia di Caserta, nel 1786, a cura di un giardiniere inglese, Andrew Groefer, un giardiniere reclutato da Wiliiam Hamilton, plenipotenziario della Corona inglese presso i Borbone. La parte architettonica fu affidata a Carlo Vanvitelli, il figlio del più noto Luigi.

L'opera fu commissionata da Ferdinando IV e da Maria Carolina, per iniziativa soprattutto della regina che voleva imitare il giardino all'inglese realizzato a Versailles dalla sorella Maria Antonietta, regina di Francia.

I lavori ebbero inizio nell'aprile 1786, ostacolati dalla diffidenza dei vecchi giardinieri e dall'ostilità dei servitori della corte, convinti che la regina i soldi per il giardino li stesse  sottraendo dai loro stipendi.

Nel giardino all'inglese di Caserta furono creati canali, laghetti, acquari, grosse aiuole, coffee-houses, tempietti e architetture anticheggianti e vi furono raccolte numerose piante rare ed esotiche.

Il giardino di Caserta fu il primo esempio di uno stile che cercava di coniugare il vero giardino all'inglese con i richiami del geometrico giardino all'italiana. Fu subito imitato per tutto l'Ottocento ed oltre, nella maggior parte delle ville della Campania, in mille soluzioni diverse, dettate dai contesti specifici, accentuando ora la componente inglese, ora quella italiana.  

Un interessante esempio di una sistemazione arboreo floreale di un vasto parco è quella della "Villa "Floridiana" eseguita attorno al 1820 da Antonio Niccolini, un architetto toscano alla Corte dei Borbone, ritenuto il maggiore architetto operante a Napoli nella prima metà dell'Ottocento.

Nella sistemazione della Floridiana il Niccolini cercò di armonizzare gli schemi della geometria classicistica allora imperante con l’andamento non geometrico della parte di collina su cui insisteva la Villa.

Pur assecondando l'andamento naturale del terreno riuscì ad adagiarvi, raccordati da viali tortuosi e scoscesi, ampi spazi  verdi pianeggianti, fra cui una grande aiuola davanti alla facciata dell'edificio residenziale.

Per inciso ricordiamo che il parco della Floridiana è l'unico fra quelli disegnati dal Niccolini ad essere arrivato fino ai nostri giorni, sebbene con qualche rimaneggiamento, subìto per lo più nel corso dell'Ottocento.

 

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