Un secolo di lussuria e nefandezze

 

di Antonio La Gala

 

Gli Angioini regnarono su Napoli, il linea diretta, cioè di genitore in figlio, con Carlo I (1266-1285), Carlo II lo Zoppo (1285-1309), Roberto detto il Saggio (1309-1343), a cui successe la nipote diretta Giovanna I (1343-1381), dopo la quale si avvicendarono sul trono i cugini  del ramo laterale dei duchi di Durazzo, Carlo III (1381-1386) e Giovanna II (1386-1435).

Roberto morì nel 1343. Premesso che il periodo angioino è stato per Napoli un momento anche di luci, soprattutto sotto l’aspetto dello sviluppo urbanistico e nel campo dell’Arte, in questo articolo ne mettiamo invece in evidenza le ombre.

A re Roberto il Saggio successe una serie di monarchi tutt’altro che saggi che per un  secolo fecero sguazzare la corte in lussuria sfrenata e in efferate nefandezze.

La serie cominciò con Giovanna I che successe a nonno Roberto. Regnò quasi 40 anni, portando il regno alla decadenza, perché governò all’insegna del capriccio e della sventatezza, travolta dalla violenza, indisciplina e riottosità dei feudatari nei confronti del potere della corona, ma anche dai suoi comportamenti disdicevoli.

Bellissima e sensuale, era stata fatta sposare a 16 anni ad un uomo grossolano, volgare e strabico, il principe Andrea d’Ungheria, che lei detestava a tal punto da chiudere a chiave – come correva la voce - la camera da letto per non farlo entrare, negandogli i favori che concedeva a mezzo mondo, servitù compresa.

Rimase incinta di Luigi, principe di Taranto, che lei voleva sposare. Ma, pare, dopo aver fatto uccidere il brutto marito per sposare l’amante, temendo di essere detronizzata a causa di questo complotto, per salvarsi fece arrestare e condannare ad essere squartati vivi i suoi complici di complotto.

Quando nacque il “figlio della colpa”, a battezzarlo fu il papa.

Alcuni storici sostengono che sia questo secondo marito che altri due mariti successivi, morirono prima del loro tempo sopraffatti dallo stress erotico a cui Giovanna li sottoponeva.

Le vicende di Giovanna I innescarono lotte dinastiche fra i vari rami in cui nel frattempo l’originaria casa angioina si era ramificata, fra cui il ramo ungherese, e quello durazzesco. Per primo venne il fratello di Andrea a vendicarne la morte, ma non se ne fece niente.

Carlo III Durazzo invece, nel 1381, fece soffocare la regina nel letto, succedendole fino al 1386. I napoletani che detestavano Giovanna I, più per la sua crudeltà che per la sua dissolutezza, esultarono quando Carlo di Durazzo nel 1381 la depose e la fece soffocare.

Ladislao, erede di Carlo, morì appena quarantenne di sifilide, lasciando il trono alla sorella, anche lei di nome Giovanna.

Per distinguerla dalla prima, sebbene non ne discendesse, fu chiamata Giovanna II.

Pure lei si dedicò a disinvolte tresche amorose, e, pare, con maggiore disinvoltura della prima Giovanna.

Ma i napoletani l’amavano e la protessero dalla prepotenza del marito Giacomo della Marca, che per impedirle di governare la teneva rinchiusa. Giovanna II, rimasta anche lei senza eredi nominò uno dopo l’altro tre successori diversi, cosa che propiziò, a chiusura di un secolo di nefande lotte dinastiche di marca angioina,  la conquista (1443) del regno di Napoli da parte di un aragonese, Alfonso d’Aragona, già re di Sicilia.

Ancora una volta Napoli cambiava padrone, nel momento in cui la Storia passava dal Medio Evo al Rinascimento.

Condividi su Facebook