MAI  OKAY

 

Non dirò mai Okay (bene, benissimo, va bene, d’accordo), perché tale modo di dire immiserisce, impoverisce, rovina, depaupera la lingua nostra italiana.

Non dirò mai okay, perché dall’imitazione della lingua si passa alla imitazione dei costumi e quindi delle opinioni spegnendo così ogni amore per le cose nostre. Parole o espressioni accettate nell’uso comune, come: design (schizzo, abbozzo), meeting (riunione, incontro), optional (accessorio), privacy (intimità, riservatezza), question time (interrogazione), shopping (fare la spesa, fare acquisti), management ( amministrazione, gestione), welfare ( assistenza, benessere), sono neologismi? Neologismi? Sì, quando non ce n’è di sostitutivi, ma quando di simili ce ne sono e come, a che pro farne uso? E’ giusto, oltre che utile usare le lingue allorquando si deve comunicare con popoli stranieri. Ciò ci serve a facilitare la comprensione. Nel parlato quotidiano, nel comunicare col nostro prossimo perché moltiplicare l’uso di parole che non ci appartengono? Soppiantare o sostituire termini italiani non c’inorgoglisce piuttosto ci deprime, ci rende indolenti, incapaci di quel sentimento che ispira il nostro spirito e l’amore di patria. Quel sentimento che un tempo ci fece grandi tra le grandi d’Europa e ora ci rende succubi di coloro che al di sotto di noi per cultura e tradizioni, tendono a farci credere di essere superiori.

Siamo inondati di parole straniere perché privi di volontà, non più creativi, non più attivi.

Perché non vogliamo nulla che non sia di altri, perché non crediamo nelle cose nostre, perché accettiamo quelle che ci vengono da altri e che accogliamo come novità.

Non dirò mai okay, perché questa espressione mi ricorda, assieme a tante altre che rifiuto in modo categorico, che esse ci furono imposte allorquando l’invasore occupante ebbe la ventura di prevalere. L’invasore, quello stesso che ci aggredì, ci oltraggiò inviperendo, tuonando, invelenendo.

L’invasore che noi accogliemmo come liberatore mentre ancora avevamo lacere le carni e mortificato lo spirito.

Non dirò mai okay perché amo tutto ciò che è mio, che mi appartiene, che mi è stato donato da Dio, che mi è stato trasmesso dalla mia terra, da mia madre, da mio padre, dai miei avi.

Non dirò mai okay perché penserò, perché dirò, mi comporterò, vestirò, canterò, mangerò all’italiana.

 

Umberto Franzese