RICORDO DI ERNESTO FILOSO

  Gentile Direttrice,

Se sfoglio un qualsiasi dizionario della lingua italiana, alla voce gentiluomo, trovo: chi ha un comportamento nobile, signorile; persona che si comporta in maniera corretta, che sa vivere in società. Ecco, questo era Ernesto Filoso. Permettimi, gentile Direttrice, che io dedichi quattro righe al caro amico. Dico amico e nello scrivere amico, batto il pugno sulla scrivania e forzo la voce infierendo contro la leopardiana natura. Di un amico così non ne trovo molti in giro. Era Ernesto Filoso un galantuomo, ma anche un giornalista autentico, perché sapeva usare da par suo la lingua italiana, oggi che la lingua nostrana è una lingua derelitta. Filoso sapeva di ballata e di strambotto,  di distico e di dodecasillabo, di allitterazione e di anacoluto. Mi mancherà Ernesto, mancherà a noi tutti della Confraternita del Castagnaccio. Fu così che nel dicembre del 2004 definivo, in maniera briosa, quel gruppo di intellettuali che, ad autunno inoltrato, soleva riunirsi intorno alla “schiacciata” reinventata da donna Rosaria Capuano per una ricetta gelosamente conservata. Di quel gruppo faceva parte anche Filoso, come Alfredo De Lucia, come Luca Carrano, come Elio Bruno, come Nino Sansone. Spiriti eletti, buongustai, assaggiatori, golosoni, raffinati intenditori, oltre che dei piaceri della buona tavola, di poesia, di storia patria e di tradizioni locali. Ora quel gruppo, che ruota intorno al periodico “breve” e al suo direttore Ettore Capuano, va sempre più assottigliandosi. Delle tante esperienze vissute insieme a Ernesto, mi piace rammentare quella in cui, io direttore responsabile, negli anni novanta, del periodico di fatti, figure e amene rarità “Simbol”, avevo a fianco, come magnifico collaboratore, Filoso. E come non ricordare Ernesto Filoso autorevole componente del Comitato promotore del Premio Masaniello – Napoletani protagonisti. Da accorto giornalista egli difendeva le sue posizioni a spada tratta, senza ripensamenti e senza ripiegare di un sol passo.  Non era intrigante, non indiscreto, non spargeva dicerie su chicchessia , non era presuntuoso, insolente, invadente, ma pertinace, perentorio categorico, inflessibile nel difendere le sue tesi fino alle estreme conseguenze, ma rispettando le opinioni, le convinzioni degli altri.

Gentile Direttrice, ancora permettimi, nel rimpianto di così sentita perdita, che io ricordi, a modo mio, Ernesto Filoso: Tempus edax rerum. Il tempo che tutto divora. Alla massima latina, io aggiungo: non le opere  e i pensieri.

Umberto Franzese