La canzone d’arte e i suoi nuovi cantori

 

di Umberto Franzese

 

 

 Il mondo della canzone si apre ai mediocri. I bravi restano al palo. Perché sono bravi e i bravi danno fastidio. Bisogna tenerli alla larga. Schiacciarli, se occorre. Si potrebbe migliorare il mondo dello spettacolo, come quello dell’arte e ce ne avvantaggeremmo tutti. E invece no. Avanti il peggio del peggio. Avanti i deboli di pensiero, i mistificatori, i defecatori. Il brutto, il banale, la melensaggine, l’insipienza, l’insolenza straripano. E’ l’assenza di valori. Mancano la bellezza, la grazia, la forma. Laddove più ampia è la dissoluzione, laddove impera la decomposizione e s’impone la sudditanza, il servilismo, più si dilata il consenso mediatico. La mediocrità piace alla massa e la massa indirizza il mercato. La forza poi della tecnica supplisce alla forza dell’ingegno. E’ il trionfo del nulla. Nascondere, ignorare, adulterare, passare sotto silenzio, sono i meccanismi per tenere fuori, ghettizzare i ben dotati, i più validi. Ma la qualità, l’efficienza, la competenza, la singolarità, prima o poi tracimano e si impongono sostituendosi alla pochezza, alla insignificanza. Uno studio attento, una ricerca accurata cui seguono convegni, dibattiti, tavole rotonde, progetti di tutto rispetto – possono, a ben ragione, fare inorgoglire chi li propone, chi li realizza e mette in moto nuovi percorsi per la soluzione di operazioni di più ampio respiro. Se ne avvantaggiano tutti e non una sola parte, sempre la stessa, protetta e inamovibile, contraria ad ogni apertura. I soloni, i piazzisti conducono il gioco per sentirsi speciali, preziosi. Per piacere a se stessi, facendo finta di non accorgersi degli altri. Non mischiandosi per non avallare con la propria presenza progetti, operazioni pure notevoli. Gli altri facciano da sé, se ne sono capaci. E spesso lo sono. E’ il trionfo dell’apparenza, della vacuità, per negare ciò che realmente è e vale nel contrasto tra l’apparente e l’esistente. La controversia, perché di controversia si tratta, è nel binomio: uniti o divisi? Uniti per chi ha il culto della libera circolazione delle idee, della comunanza del condivisibile, dell’efficienza; divisi per chi ha il culto del monopolio, del rastrellamento, dell’accumulo, del dividere per prevalere. La divisione e\o la mancanza di confronto creano un eccesso d’individualismo che sfocia nella affermazione della propria utilità. Chi ha solidi ideali, radicate certezze, robuste credenze, pone tutto il suo impegno per confermare la propria presenza. La canzone di Napoli, ovvero la canzone d’arte, non ha bisogno,nella sua riproposizione, di mestieranti, d’imbonitori, d’improvvisatori, di mistificatori. Non ne sente alcun bisogno perché si regge sulla raffinatezza, sulla classicità, è aulica. E quando viene dallo studio intenso e sofferto, tende all’alto, e dall’alto non va verso il basso, verso il volgare. Si dilata, s’ingrandisce, si amplia, non accetta alterazioni, mescolamenti, scoloramenti.

Oggi mancano i ravvivatori, gl’innovatori, i vivificatori, i nuovi cantori. La canzone napoletana, quella classica, non è concettosa ma fantasiosa,  non è grave ma raffinata, non è banale ma brillante. La canzone napoletana oggi è malata e per rifiorire, perché possa riavere il suo Festival, ha bisogno di creatori che abbiano a cuore il gusto, la bellezza, il profondo sentire.

Comporre è un arduo compito che può assumersi chi considera la poesia e la musica muse privilegiate. I tempi sono cambiati, le mode sono cambiate, ma la canzone è in sofferenza. Un’inversione di tendenza può ridare subitanea fiducia al vasto mondo di delusi tra gli appassionati della canzone napoletana”.

Questo ed altro, come la negativa influenza dei linguaggi televisivo e commerciale,  la sudditanza alle mode d’oltre oceano, è quanto  scaturisce dal dibattito a cui danno il loro costruttivo apporto attenti  compositori,  ricercatori  a testimonianza di ciò che la canzone napoletana ha rappresentato per Napoli e la sua cultura.

Interessanti le iniziative  legate alla tutela e alla valorizzazione del dialetto napoletano.     

 

    

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