AUREA MEDIOCRITAS

 

di Umberto Franzese

 

 

Aurea mediocritas. Nell’accezione oraziana significa che la qualità media è il lievito necessario per vivere meglio, senza scossoni. Ciò in netto contrasto con una certa dottrina che predicava di “vivere pericolosamente”. Aurea mediocrtitas, come dire che chi è mediocre sopravvive o più esattamente “vive senza infamia e senza lodo”.

“Arti, lettere, onor, tutto è stoltezza,\ in questa età dell’indorato sterco,\ che il subitaneo lucro unico apprezza.\ Traccia d’amor, di gloria invan qui cerco,\ né di pietà religiosa l’orme.\ Chi sei ? Che fai? Son tutto: io cambio e merco. E’ la decima seconda satira di Vittorio Alfieri e tale descrizione pare sia riferita all’oggi.

Un paesaggio incombe di totale appiattimento. Non cime, alture, elevate sommità, ma paludi, pantani, terreni malsani e, ogni tanto spuntar si nota qualche cocuzzolo.

Chi sono? Sono i mediocri e non hanno neppure la consapevolezza di  quanto in là si siano spinti per accostarsi all’insignificanza. Non c’è nella mediocrità quel minimo di pericolosità o di fuoco interiore che rende vivi e talvolta anche eretici. Non l’avidità dello studio alacre, il senso del pudore, la differenza dall’altro, la distanza rispetto allo stabbio Non operai né artigiani del fare, ma precari del non fare o del fare per se stessi e inutili agli altri. Primi nei rapporti possibili, semplificati per un operare che procuri frutti a buon mercato. Mediocri nel proporsi, ad essere più moderni di ogni modernità, trasgressivi per manifestarsi  nella loro piccolezza. Trasgressivi, ma

 mediocri perché immuni da quella complicata commistione d’amore e di perversione.

 Come sosteneva De Chirico, in essi  “l’incapacità ha assunto gli aspetti del genio” Ma per essere geni ci vuole ben altro. Come possono dei nani apparire giganti. Dei giganti non sono neppure l’ombra. E la verità nuda e cruda è che essi, i mediocri, non hanno né fantasia, né sete di saggezza.

Sono soli, soli con la loro cenciosa inconsistenza. A sorreggerli compassate schiere di televenditori o masse esangui di irredimibili sostenitori. Il loro traguardo, il loro obiettivo, il loro unico intendimento, è raccattare danaro sterco del diavolo.

 Grazie ai mediocri non gode il sapere, la cultura in genere, di buona salute, perché .non ci sono artisti antagonisti, contrapposti, dissimili, fomentatori. Ciascuno affronta il suo cammino attratto da facili richiami e respingendo i demoni e le loro tentazioni.

 Di conseguenza, non capolavori ma marchingegni. Un marchingegno non sarà mai un capolavoro. I capolavori  non nascono in panciolle ma dal loro risvolto. Un capolavoro non spunta per caso o per tentativi, ma dall’amore, dalla passione viscerale e travolgente, dall’oscurità che si fa luce. Un diavolo di artista, un diavolo di scrittore, un diavolo di un poeta, un diavolo di un diavolo, in tanta mediocrità è difficile trovarlo: dovrebbe cambiar vita, ma soprattutto far perno su grandi maestri. E di maestri non c’è scialo, ma miseria in questa età dell’indorato sterco. Sono nani che, per quanto si sforzino di sollevarsi, consegnandosi alle ineluttabili scalate, navigheranno nei pantani, in terreni malsani.

Ne aveva ben donde Cocteau, quando malinconicamente confessava: “Anche gli stupidi pensano”. Pensano e fanno, fanno anche cultura trattando opere irrilevanti per il successo mercantile. Competenze? Valori? Quali, dietro interessi particolari? Possono dei mediocri, nel concreto, elevarsi al di sopra di bassi livelli e contribuire al progredire della cultura? Non basta cambiarsi d’abito e passare ad un contesto più ampio, per eccellere.

Il tratto caratteristico del mediocre è quello di coltivare il proprio orticello mettendo a punto il suo compitino. La sua ideologia è di servire se stesso, spesso avendo come complici quelli che navigano nel suo stesso mare di povertà e di miseria, enfatizzando il successo per il potere e viceversa. E’ il tempo, l’età dei teleimbonitori, dei guitti, dei comici che si improvvisano politici e dei politici che fanno i comici. Una efficace comica puntellata da selvaggi mucchi osannanti. Il mediocre nasce anche da questo mostro a più teste. Resta allevato da esso e abbacinato, coccolato, fino a prostituirsi. Il mostro dal mediocre si lascia accecare. Il mediocre è lo specialista dell’insignificanza, della sconvenienza, della disarmonicità, che soltanto schiere antagoniste minoritarie rifiutano di digerire. La cultura, e con la cultura la società, va degradando.

 

 

 

Febbraio 2012

 

 

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