TOLEDO SELVAGGIA

 

di Umberto Franzese

 

“William Nassau Senior – annota Edmondo Cione  in Napoli Romantica –  scrittore britannico giunto dalla nebbiosa Albione, aveva definito Toledo niente meno che la strada più amabile del mondo”.

Saint-Beuve, in una sua lettera del luglio 1839, scriveva: “Passeggiare per Via Toledo mi ha fatto l’effetto di rileggere Gil Blas”.

Via Toledo “la strada principale della città, la strada del gran mondo della capitale borbonica che amava certo fasto spagnolesco”, che i napoletani si sono sempre ostinati a chiamare, invece che Via Roma, piuttosto Via Toledo perché aperta nel 1536 dal viceré Don Pedro de Toledo, resta ancora oggi il centro vivo e pulsante della vita cittadina. Questa arteria, quasi tutta in rettilineo, misura 2250 metri e attraversa tutto il centro cittadino da sud a nord, in una parola, da Piazza S. Ferdinando al Museo Nazionale. Il suo fascino per il turista non è costituito soltanto dall’incessante via vai di passeggeri, ma anche dal subisso di vicoli e vicoletti che s’inerpicano da Via Conte di Mola a finire a Via S. Giuseppe dei Nudi. Tra questa folla di passanti indaffarati o perdigiorno procediamo anche noi, spesso anche percorrendo l’intrico dei vicoli, assai disgustati di una Toledo moderna deturpata, disastrata, contaminata, indecorosa.

Spagnola o borbonica, Via Toledo non ha mai risentito del passaggio da strada di antica capitale del Regno napoletano a “sottoposta” del regno sabaudo.

Via Toledo, animatissima durante le feste natalizie, nel tratto da Piazza S. Ferdinando a Via S. Brigida, non è più quella dove Pintauro sfornava le sue profumatissime sfogliatelle. Via S. Brigida si tramutava, la Vigilia di Natale, in un spettacoloso mercato del pesce, reso ancora più palpitante, qualche anno più tardi dal pittore Eduardo Dalbono.

Così non meno fascinosa era la strada di Toledo quando le carrozze l’attraversavano in lungo e in largo portando a spasso gli elegantoni della bella società. Altrettanto stuzzicante era l’ostentazione del lusso delle signore in abito di velluto nero con lo strascico il giovedì santo, durante lo “struscio”, per la visita al santo Sepolcro. Un corteo interminabile di uomini e donne parate a festa si muoveva da chiesa a chiesa lungo il tragitto che va da Piazza S. Ferdinando allo Spirito Santo.

Nulla di queste sane tradizioni ha resistito alla furia degli uomini che hanno rinnegato le loro radici. “Non dimenticherò né Via Toledo, né la vista che si ha da tutti i  rioni. Napoli è senza paragone, nei miei occhi la più bella città dell’universo”. Così Stendhal nel suo diario di viaggio “Rome, Naples et Florence”.

Oggi Toledo è da dimenticare, e Napoli tutta apparirebbe a Stendhal come a Dumas, a Madame de Stael, a Lamartine, Gounod, Winchelmann, Flaubert, non più fatta apposta per il piacere degli occhi.

Via Toledo, il salotto buono di Napoli, ritoccata di sana pianta dalle fondamenta al tappeto stradale, sindaco Achille Lauro, negli anni cinquanta, è decaduta.

Sui marciapiedi lenzuolate di merci contraffatte di ambulanti abusivi di ogni colore e latitudine che sostano per lo smercio incontrollato dalla parte dei Quartieri. Spariscono ad un segnale convenuto all’arrivo della Finanza. Auto in sosta selvaggia da ambo i lati della strada. Rifiuti ad ogni angolo. Paletti della segnaletica divelti. Lerciume, ampi tratti di strada dissestati. Saliscendi continuo di motorini che invadono le zone riservate ai pedoni. Mancanza di pattugliamento a tutte le ore del giorno di vigili urbani. Turisti in balia di malviventi di tutte le risme. Netturbini che hanno in odio il decoro e la decenza e lasciano cassonetti e contenitori al limite della capienza.

Napoli ha perduto i suoi colori. Non c’è verde e quel poco che c’è  è assai trascurato. Una città grigia, violentata da mattina a sera dal mostro-macchina. Distrutti gli orti, cancellati i parchi, abbattuti alberi secolari. Tra verde stradale, verde a corredo, verde a giardini pubblici, Napoli mette a disposizione mq. 20 per abitante. Stoccolma, mq. 100 per abitante; Londra, mq. 80.

“Ma allora, dove, nella città – faceva notare Lello Capaldo, delegato del Fondo Mondiale della Natura, un po’di anni fa – il visitatore può trovare qualche spazio verde? Se si escludono i parchi della Floridiana e della Reggia di Capodimonte, Camaldoli, la zona compresa tra Arenella e Capodimonte, S. Martino attorno alla Certosa, non certo nei moderni quartieri, neppure in quelli di lusso. Con stupore il visitatore lo può trovare nel centro storico della città. Già, perché Napoli è una città chiostrale, e nei chiostri c’era sempre alberi e verde”.

Mettete fiori… Mettete alberi  in Via Toledo. Chiudetela al traffico. Impedite al mostro-macchina e ai mostriciattoli a due ruote d’invadere le zone pedonali. Una speranza lieve di tramutare Toledo nel salotto buono di Napoli c’è: mandare via l’inerte, immobile amministrazione comunale di Napoli.

 

Napoliontheroad 24 ottobre 2013  

 


Condividi su Facebook