Perché ”VOI”?

 

di Umberto Franzese

 

Gli antichi Romani davano  del ”tu” a tutti. Nel Medioevo, a partire dal 1200, si dava indifferentemente del voi e del tu. Il tu nel Quattrocento ebbe maggiore fortuna perché gli umanisti cercarono di ritornare alla moda dei latini. Alla fine del Quattrocento ci fu un uso altalenante tra il ”voi” e il ”tu”: Vostra Beatitudine, io farò come Ella vuole, scrive Pietro Bembo al Papa Paolo III. Con gli Spagnoli, cerimoniosi fino all’eccesso, prevale il ”lei”. Il “voi” è usato nella corrispondenza commerciale e nella parlata meridionale, ma anche in Toscana verso persone anziane della campagna, del contado. Benedetto Croce dava del ”voi” ai suoi amici e discepoli. Lo stesso Dante fa uso del voi. -Voi, cittadini, mi chiamate Ciacco. – Siete Voi qui, Ser Brunetto? - . Il “voi” lo si trova speso se riferito a una sola persona, in segno di rispetto, di riverenza, di distacco e per lo più rivolto alle Autorità, a Dio, alla Madonna, ai Santi. - Voi Buon Dio, Voi amica mia, Voi, Signor Direttore. Sia il ”Voi” che il ”Lei” sono anche chiamati “pronomi di cortesia” – Lei, Signor Rossi, è davvero generoso. – Lei, Signora Martini, è davvero gentilissima. Il  ”lei” è usato tra persone che non sono in confidenza. Tale pronome tende, però, a diminuire a favore del ”tu” mano a mano che i rapporti sociali si fanno più frequenti o che le classi sociali si avvicinano. Si tende ad usare il ”tu” fra colleghi di lavoro anche se non ci si conosce, come distintivo di classe. Nelle classi sociali più modeste, specie della campagna, si usa spesso il ”tu” anche con gli estranei. E’ chiaro che, mentre il ”tu” annulla le distanze, il lei le mantiene. Si usa il ”tu” tra genitori e figli, mentre un tempo il rapporto tra giovani e anziani era regolato dal voi-lei. Nel Meridione, un tempo, ai genitori si dava del voi e così pure, l’interloquire tra moglie e marito era regolato dal voi.

Ancora oggi, in termini del tutto spregiativi, si usa ricordare come negli anni del ”bieco Regime” fosse stato tentato, ma con scarso successo, di sostituire il ”lei” col ”voi”: Se ne attribuiva l’uso indiscriminato ad un fedelissimo del Duce, Achille Starace.  In realtà l’abolizione del ”lei” avvenuta nel 1938,  fu un’idea del narratore e drammaturgo Bruno Cicognani (1879 – 1971) i cui scritti sono profondamente legati alla tradizione letteraria toscana del bozzetto e del racconto regionale. Collaboratore di periodici e quotidiani quali Pegaso e Nuova Antologia, scrisse , tra l’altro, ”Gente di conoscenza”, ”Villa Beatrice”, ”Il figurinaio e le figurine”. Scriveva il Cicognani: “Oggi che l’Italia è sospinta a una più profonda coscienza del suo vero essere e alla riconquista dell’antica grandezza, compia anche questo: lo sradicamento e l’abolizione di un uso che non solo urta contro la legge grammaticale e logica, ma è testimonianza dei secoli di servitù e di abiezione. Dare del ”lei” è un assurdo, poiché significa indirizzarsi non alla persona alla quale si parla ma a un’entità astratta della quale l’individuo concreto sarebbe l’incarnazione fantastica e vana (…)che viene a formare di per se stessa un oggetto, anzi il vero soggetto di femminile natura. E’ a codesta femminile e boriosa astrazione che s’indirizza il discorso (…) Leopardi chiamava questa abitudine “il maledetto spagnolismo della terza persona”. Cicognani, andando indietro nel tempo, ricordava come - “da Roma repubblicana che non aveva conosciuto se non il ”tu”, si era passati al ”voi” della Roma dei Cesari”. Il -”voi”- rincarava il letterato toscano, ”nacque romano e libero, non impostato né imposto: e quando dal tronco latino germogliarono le nuove lingue, in queste passò come espressione di affettuosa riverenza. Così Dante, nel Paradiso, muta il ”tu” in ”voi” in segno di rispetto dopo che Cacciaguida si è manifestato”- Come avrebbe potuto, ricorda Romano Mussolini, in “Mussolini mio padre”,  ”il povero Storace resistere a tanta esibizione di cultura”.

Da ciò si deduce che se e quando il ”voi” resiste, è in quelle zone o regioni dove ancora intatte restano le culture e le tradizioni locali.

Agli esterofili o  meglio agli anglofili che sanno come il ”lei” non sia patrimonio di quelle lingue, non dovrebbero sfuggire certe sottigliezze. Chi scrive, intanto, deve candidamente confessare che usa indifferentemente il ”tu” come il ”voi” come il ”lei”. Il ”tu” verso le persone care o a cui tiene particolarmente, il ”voi” verso le persone anziane o degne di rispetto, il ”lei” verso coloro che preferisce tenere alla larga.

 

Napoliontheroad 22 maggio 2013

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