I giorni dell'abbandono

L’Otto settembre è un giorno memorando:

volta la fronte all’invasor nefando,

l’Italia con l’antico suo valore

alla vittoria guidò il vincitore.

L’Otto settembre è memorabil data:

volte le spalle all’infausta alleata

già col ginocchio a terra,

corremmo a vincer coi nostri nemici

arditamente quella stessa guerra

che avevamo già perso con gli amici.

Tutto è chiaro fin qui, semplice e onesto:

son due modi di dire,

né val sapere se quello è meglio di questo.

Or dobbiamo stabilire

Quale fu mai l’amico e quale fu il nemico,

qual l’alleato e quale l’invasore,

dopo aver decretato che nemico e alleato,

amico ed invasore fu il vinto e il vinto solo,

è da chiarire quale fu il vincitore.

 

Curzio Malaparte

28 settembre 1943 – Gli scontri avvenuti tra italiani e tedeschi nella mattinata di quella che sarà poi ricordata come la prima delle ”quattro giornate”, indurranno gli storici più frettolosi a parlare di ”insurrezione popolare”. In realtà, non esiste un qualsiasi piano d’attacco; mancano i capi e, in fondo, mancano i combattenti, se si considera che, in una città di un milione e mezzo di abitanti, gli insorti, contro poco più di duecento tedeschi, sono circa ottocento, anche se in seguito la qualifica di partigiano verrà riconosciuta a 1589 insorti. E’ opportuno ricordare a questo punto che il comitato incaricato di riconoscimento della qualifica di partigiano era presieduto da un americano, il capitato Chaperman: questi si dimise dopo pochi giorni dichiarandosi scandalizzato dalla facilità con cui si regalavano e vendevano in contanti tessere e medaglie. Il motivo primo che spinge gruppi sparuti di napoletani alla sollevazione,è il saccheggio dei depositi di viveri e oggetti di valore. Contro i saccheggiatori intervengono i soldati tedeschi. Viceversa contro i guastatori germanici rimasti in città con l’intento di mettere fuori uso impianti di produzione e di rifornimento, si oppongono popolani ed ex militari. Comunisti ed ex confinati si assumono, invece, il compito di dirigere veri e propri scontri di resistenza armata. Focolai d’insurrezione hanno luogo ai Camaldoli, a Materdei,

a Via Duomo, a Via Foria, a Capodimonte, alla Floridiana, a Piazza Dnte, all’Arenella, a S.Teresa.

Un altro dei motivi men che secondario è la razzia di persone e cose che gli ex alleati traditi mettono in atto con forsennata metodicità. Uomini validi al lavoro si rifugiano sui tetti delle case, nelle chiese, nei monasteri, nei sottoscala, nei sotterranei, nei nascondigli più impensabili.

Napoli, poi, come tutto il Mezzogiorno, finalmente ”liberata”, sente il peso dell’occupazione. Il malumore cresce per il comportamento degli ”alleati”i quali invadono città e paesi dando infimo spettacolo di ubriachezza, diffondono malattie veneree e molestano donne. Il più verosimile ritratto del capoluogo campano è descritto dal Cardinale Ascalesi in una sua tristissima pastorale:”A che cosa è ridotta la pubblica moralità in molte famiglie della nostra Archidiocesi? Fanciulle che sacrificano il loro onore nella stupida illusione di un avvenire assolutamente irraggiungibile.

Mamme che non hanno vergogna di spingere alla più bassa depravazione le loro figlie. Palazzo Reale trasformato in un Welfare Club. I negri americani cuociono le uova al prosciutto sugli arazzi

di Carlo III; devono nelle coppe di cristallo del Museo Filangieri; i sergenti marocchini siedono alle scrivanie di Pietro Colletta, Gaetano Filangieri,Bernardo Tanucci; un canadese dorme nel letto dove dormì Salvatore Di Giacomo”. A Napoli si canta e si balla mentre durano le incursioni aeree. Gli alleati avanzano bombardando mentre preparano la battaglia di Cassino e la inutile distruzione dell’Abbazia di Montecassino. Le donne ciociare di Ausonia e di Esperia saranno offerte in premio ai goumiers marocchini. Si conclude  con la guerra civile una delle più tristi e brutte pagine della storia d’Italia..

I GIORNI DELL’ABBANDONO

Erano i giorni dell’abbandono;

nelle case le spose intrecciavano

fili di speranza;

i bimbi portavano nelle palme

il profumo di fiori spenti;

le fanciulle avevano in cuore

tristezze e pianti;

nella polvere le impronte

di tutte le bandiere;

un cumulo di escrementi

l’ultimo baluardo,

estremo giaciglio

di un angelo teutone.

 

Umberto Franzese


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