IL TUNNEL BORBONICO AL NAPOLI TEATRO FESTIVAL

di Fiorella Franchini

Il Tunnel Borbonico accoglierà per tutta la durata del Napoli Teatro Festival la rappresentazione del femminile. Scavato durante la metà dell’800 per consentire lo spostamento delle truppe dal Palazzo Reale alla caserma di via della Pace, oggi via Morelli, è uno degli angoli più suggestivi della Napoli di sotto. Uno scenario unico determinato dalle stratificazioni storiche dove, a svelare il mito e le sue sfaccettature, saranno tre figure di donne Arianna, Elena, Antigone, voce e corpo dell’attrice Giovanna Di Rauso, su una partitura di fonti antiche e contemporanee rielaborate drammaturgicamente da Daniela Sacco. Un percorso ricco di curiosità, realizzato dall’Associazione Culturale “Borbonica Sotterranea” fondata nel 2009 da un gruppo di appassionati di cavità sotterranee, geologi, speleologi, restauratori ed esperti di auto e moto d'epoca, che hanno provveduto a rimuovere i detriti, scoprendo un patrimonio insospettabile. Li ritroviamo al lavoro anche durante le visite, instancabili Indiana Jones partenopei, a liberare passaggi e dissotterrare manufatti.  Così sono state scoperte le cisterne dell'acquedotto del Carmignano, che nel Seicento serviva la città di Napoli ed, in particolare, la zona di Pizzofalcone, l’opera ingegneristica di  Errico Alvino, architetto di Ferdinando II di Borbone, che il 19 febbraio 1853 ricevette l’incarico di progettare il viadotto, circa 530 metri che s’innestano su un tratto dell’antico acquedotto romano. Durante la seconda Guerra Mondiale il Tunnel e le cavità adiacenti furono utilizzate come ricovero bellico nel corso dei numerosi bombardamenti. Sui muri le scritte dei ricoverati, per terra i letti destinati a vecchi e bambini, i giochi, poco distanti i bagni incrostati dal calcare. Tanti i visitatori che nella galleria, hanno rivissuto l’ansia dei bombardamenti e l’incoscienza della fanciullezza, che ricordano, che raccontano. Il Tunnel è stato usato, poi, come deposito giudiziario ed ecco apparire una Bianchina verde e una Topolina bianca vespe, moto, carretti motorizzati e “pezzottati”,  persino frammenti delle statua fascista raffigurante Aurelio Padovani, fondatore del “fascio napoletano”, che dal 1934 fino all’immediato dopoguerra era posta al centro dell’attuale “Piazza Santa Maria degli Angeli”. Non solo un percorso storico culturale affascinante, ma uno strumento educativo per le scolaresche che possono rendersi conto dei danni provocati dallo sversamento di rifiuti nel sottosuolo e dei rischi derivanti dall'inquinamento delle falde acquifere. L’Associazione con i suoi interventi fornisce, inoltre, un monitoraggio continuo dell’ambiente sotterraneo, necessario ad evitare cedimenti rovinosi. Insomma, un mondo sconosciuto tutto da scoprire e da salvare, da vivere magicamente con la suggestione del grande teatro.