Andare a teatro a Neapolis

di Fiorella Franchini

 

Come per Roma, anche nella Napoli romana lo spettacolo e il divertimento erano una parte integrante e importante della vita pubblica, e il teatro era uno dei luoghi dove i cittadini s’incontravano per trascorrere il tempo libero e svagarsi. Aveva una forma semicircolare ed era costituito da tre parti: l'orchestra, dove si trovano i sedili riservati ai senatori; la scena, dove recitano gli attori, e la cavea, composta di gradinate e suddivisa in tre settori: quello più vicino all'orchestra era riservato all'ordine equestre; il mediano agli uomini ed ai soldati e il più alto e scomodo alle donne. 

Se dell’Odeion sono rimasti pochissimi resti, il contiguo teatro scoperto, di epoca romana, costruito su di un edificio per spettacoli di età greca, è ancora qua, sormontato dai moderni isolati compresi tra via Anticaglia, via San Paolo ai Tribunali e vico Giganti. L’edificio, realizzato in opus mixtum di reticulatum a blocchetti di tufo inquadrati nel latericium dei mattoni rossi, è datato tra la fine del I e gli inizi II secolo d.C., periodo in cui venne completamente ricostruito, forse dopo il terremoto del 62 o l’eruzione del 79 d.C. . Impossibile avere un’idea della facciata semicircolare di cui, tuttavia, rimangono tracce nella forma curvilinea degli attuali edifici.

Fu scoperto per caso, nel 1859 e i primi scavi effettuati tra il 1881 e il 1891 portarono alla luce parte nella cavea all'interno del giardino di uno dei caseggiati della città di sopra. L’area, oggi acquisita al Demanio Pubblico, ha restituito, dopo anni di analisi, scavi, lavori di consolidamento, oggi curati dalla Soprintendenza Archeologica e dal Comune, parte delle strutture murarie, alcuni tratti dell'ambulacro esterno e di quello interno dotato di nicchie e di un complesso sistema di canalizzazione idrica, i vomitoria, cioè gli accessi che conducevano alle gradinate, la parte intermedia degli spalti e un pezzo della scena.

Basta chiudere gli occhi per un momento e, tra i decumani, tornano il rumore dei carri, dei passi e delle voci che affollano le botteghe o si affrettano verso il Foro e i teatri, a nord, verso il Tempio dei Dioscuri.  Le rappresentazioni erano gratuite e si svolgevano di giorno,  andare a teatro, era un po’ come andare a vedere una partita di pallone, la stessa chiassosa vivacità, il sole e le intemperie, i controlli delle tessere lusorie per tenere lontani i facinorosi e assegnare i posti, un abbigliamento informale per i ricchi, decoroso per gli altri, una focosa partecipazione.

Si rappresentavano commedie e tragedie, opere musicali come la Palliata, mimi e pantomimi, Era un teatro importante quello di Neapolis, citato in molti testi antichi e si racconta che anche Nerone vi abbia voluto declamare i propri versi.

Dalle gradinate di marmo della cavea che appaiono, come per incanto, all’uscita di uno dei corridoi, tra i palazzacci del quartiere, sotto un cielo che pare dipinto, si può quasi udire la voce degli attori, amplificata da vasi di bronzo o terracotta.

Una scenografia suggestiva ed emozionante; non c’è un altro luogo ove sia possibile vedere il vecchio tra il nuovo, il nuovo dentro il vecchio, stratificazioni urbane e diverse funzioni: sito d’arte, necropoli, deposito, abitazione.

          Passato e presente si confrontano, sfidano l’oblio e l’incuria, regalando uno spettacolo unico.

A Napoli è facile viaggiare nel tempo. L’intero centro storico è una grande porta spalancata su i secoli passati. Lì sotto vive Neapolis che risorge dalle sue rovine e, silenziosamente, racconta.

  

 

 

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