Il simbolismo nascosto nelle architetture di Napoli

   

di Fiorella Franchini

 

Spesso il raziocinio c’impedisce di guardare oltre a ciò che appare e di scoprire quella realtà d’ombre che, combinata alla chiara oggettività, ci avvicina al vero. Lo spirito autentico di una città adulata, eppure mai compresa, si cela ovunque, nei vicoli, nelle strade, nei palazzi, nelle sue rappresentazioni iconografiche, a testimoniare la complessità dell’anima napoletana, archetipo di un’essenza antica quasi quanto il mondo.

Si può compiere, allora, un viaggio insolito, che va al di là di leggende e curiosità, alla scoperta del simbolismo nascosto nelle architetture degli edifici, tracce, segni lasciati dai culti e dai misteri dell’antichità, dai filosofi e dai maghi alchimisti, da massoni e scuole esoteriche.

I simboli rivelano aspetti profondi e inconsueti che sfuggono a qualsiasi altro tipo di conoscenza. Nella loro veste materiale si rivolgono direttamente alle nostre facoltà, riportando sensi nascosti che, abituati alla luce del nostro mondo, non riusciamo più a vedere.

Ecco, allora, che nei luoghi della città del sole, riemergono ombre, enigmi, segreti, a partire dalla sua stessa origine che si confonde con il mito. Una città d’acqua e di fuoco dedicata ad una dea, costruita secondo il tracciato ortogonale che un architetto venuto da Mileto disegnò in base agli insegnamenti esoterici della scuola pitagorica: le corrispondenze dei numeri, la tetraktys, la legge delle proporzioni. Una scuola che a Napoli pare avesse sede nella zona dell’attuale Forcella, che da quel simbolo avrebbe preso il nome. Il nome Forcella, infatti, è sinonimo di “Y”, lettera sacra a quella Scuola e contenuta nello stemma del Sedile di Forcella, uno dei Seggi in cui la città di Napoli era suddivisa.

Gran parte delle architetture napoletane del centro nascondono, all'ombra dei secoli, architravi a forma di triangoli, portoni sormontati da grifi leoni, strane colonne adornate con figure inconsuete, leoni con le ali, cerchi con rose, una sorta di “rosari antichi", presenti nella Chiesa di via del Nilo e nel rosone centrale di Santa Chiara, simboli della massoneria e della fratellanza dei Rosacroce, e di un ordine iniziatico chiamato fratellanza di Miriam che si rifaceva ad un antico ordine egizio Osirideo presente a Napoli fin dall’antichità e i cui segni si ritrovano nella statua del Nilo.

Poco lontano, la Chiesa del Gesù Nuovo. La facciata è di blocchi di piperno lavorati a forma di piramidi che ricordano il triangolo egizio. Sulla pietra incisioni che si prestano a varie interpretazioni:  marchi delle diverse cave di piperno dalle quali provenivano le rocce; la firma del maestro lapicida, ricordo della presenza di corporazioni muratorie presenti nel XV secolo, antesignane della massoneria speculativa, cifre segrete che i maestri pipernai si trasmettevano oralmente e che servivano a convogliare le energie positive dall’esterno all’interno dell’edificio, oppure, come ha sostenuto recentemente Vincenzo De Pasquale,  un pentagramma a cielo aperto, con una musica scolpita nella facciata, in lettere aramaiche. Lette in sequenza da destra a sinistra, guardando la chiesa, e dal basso verso l’altro, le incisioni, tradotte in note, compongono una musica della durata di quasi tre quarti d’ora. Nella piazza antistante, s’innalza l’obelisco con la croce, simbolo d’incontro tra la terra e il cielo, e uno strano carro allegorico con figure dall'aspetto inquietante che rammentano il contrasto tra inferno e paradiso tipico di Napoli.

Nella chiesa di San Domenico Maggiore ritroviamo simboli come bilance racchiuse in reticelle, ricordo dell’uso della dinastia aragonese, ma anche di un antica usanza egizia, di mummificare i corpi. E che dire di Cappello Pontano, con la sua sezione aurea perfettamente neoclassica, i simboli dell'otto e del quattro a ricordo della perfezione della matematica e della geometria della scuola pitagorica alessandrina. Su Via Tribunali la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco mostra sulla facciata motivi decorativi con teschi ed ossa nei fregi, sul portale e nelle nicchie laterali un antico stemma crociato ripreso poi dalla massoneria.

Nella Chiesa di S.Lorenzo Maggiore, un simbolo importante, il sigillo Salomonis, che simboleggia nella sua valenza originaria proprio l'unione profonda dell'Uomo con la sfera del divino, riprodotto  sul dorso della mano guantata della statua dormiente di Leone II.

Il viaggio continua verso il mare, a Castel Nuovo o Maschio Angioino, il fior di loto, uno dei simboli più antichi e potenti, scolpito nell’Arco trionfale marmoreo, che si trova all'ingresso ed eretto per volere di Alfonso d'Aragona per celebrare la conquista del Regno di Napoli nel 1443, simboleggia la purezza del cuore e della mente, rappresenta la vita lunga, la salute, l'onore e la buona sorte.

Tornando sul Decumano maggiore, il campanile della Pietrasanta racchiude strane croci uncinate, grifi alati e ancora tante rose. Lì sotto c’è la città greca, romana, medievale. La chiesa, in origine dedicata alla Vergine col nome di Santa Maria Maggiore, fu edificata sull’impianto romano del tempio di Diana, che a sua volta sorse sul tempio greco di Iside, dea raffigurata con la pelle scura. La “Madonna nera”, venerata dai Templari, sarebbe la trasposizione cristiana del culto di Iside. Recentissima la scoperta, nei sotterranei, di 12 croci incise su i muri dell’antico acquedotto, a 35 metri di profondità dal manto stradale, apparentemente riconducibili ai cavalieri Templari e iscrizioni e marmi tombali e un misterioso collegamento con i sotterranei del palazzo del principe di Sansevero. La sua famosa Cappella riassume e interpreta in forme artistiche tutta la scienza e la simbologia esoterica e alchemica, di cui è un esempio il pavimento labirintico oggi visibile solo nel passetto antistante la tomba di Raimondo di Sangro.

Tutte le cavità tufacee di Napoli sono ricche di croci tempietti e simboli che indicano attività religiose e misteriche nei sotterranei napoletani. Nel Tunnel Borbonico,  storico percorso sotterraneo che attraversa Monte Echia,  è stato rinvenuto un antico graffito raffigurante un tempio con due croci che, secondo l’interpretazione degli esperti, raffigura il “tempio di Salomone” e rimanda a concezioni massoniche e all’ordine templare.

Una ragnatela fitta di percorsi misteriosi che oltrepassa i confini della città antica.

Nella zona denominata “Due porte all’Arenella”, vicinissima al quartiere del Vomero, davanti alla chiesetta detta “delle fate”, là ove pare sorgesse nel '500 la dimora del filosofo e alchimista Giovan Battista della Porta, fondatore, tra l’altro, dell’”Accademia dei segreti”, un circolo iniziatico per i cultori delle scienze naturali, un gruppo di speleologi napoletani, nel corso di un rilevamento, ha trovato nei cunicoli sotto la strada, colonne incise nella roccia, raffigurazioni di divinità egizie, un ingresso della caverna scolpito a forma di teschio, tracce queste che riconducono facilmente a culti e pratiche misteriche. A Soccavo, invece, in un’edicola votiva, si trova una croce di piperno che risale al 1614; nei bracci sono rappresentati San Pietro e San Paolo, al centro si trova la figura del Cristo, sulla croce ci sono altri simboli ma quello che colpisce è la base su cui è rappresentato un calice o meglio un contenitore radiante, forse il Graal; mentre, sulla collina dei Camaldoli,  nel luogo in cui si estraeva la preziosa pietra usata dai Maestri pipernai,  esiste un casale abbandonata, punto di dazio della Napoli Rinascimentale, che conserva sulla facciata uno stemma con armatura, elmo e armi di guerra simile a simboli contenute in alcune logge. Si vede anche una statua di una donna ritratta su una sfera e con le mani congiunte al petto, immagine sacra della Maddalena alla cui figura sono legati i Cavalieri Templari.

Un viaggio infinito che, tra storia e leggenda, congiunge Napoli ad altri luoghi mitici, come Pompei e i campi Flegrei ricchissimi di segni e significati. Simboli che rivelano i segreti dell’inconscio, sintetizzando tutte le molteplici forze in conflitto, documenti che ci conducono alle motivazioni più nascoste di fatti e azioni, una cultura che apre squarci di conoscenza, traduce lo sforzo costante per decifrare il destino di una terra, di una Città e, magari, trovare la chiave del loro riscatto.

 

(pubblicato in Sussurri e Grida  - dicembre 2012)

 

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