APPELLO DI JEAN NOEL SCHIFANO

Napoletani, riprendetevi ciò che vi appartiene!

di Fiorella Franchini

Appare come un nuovo capopopolo, Jean Noel Schifano, che nell’incontro organizzato dalla Provincia di Napoli e poi dal palco di Piazza del Carmine, dove ha ricevuto il prestigioso Premio Masaniello – VII Edizione -, dedicato ai napoletani protagonisti, ha arringato gli spettatori, inneggiando alla superiorità del popolo napoletano.

Non è la prima volta che lo scrittore francese, uno dei maggiori conoscitori di Napoli e della napoletanità, per diversi anni direttore dell’istituto Grenoble, direttore editoriale e critico di N.R.F. e del quotidiano Le Monde, traduttore dei romanzi di Umberto Eco, esalta la civiltà partenopea ed esterna la propria indignazione per il modo in cui Napoli è stata trattata dopo l’Unità d’Italia.

Nei suoi libri, “Dictionnaire amoureux de Naples” pubblicato da Plon nell’aprile 2007, “Le vent noir ne voit pas où il va”, Chroniques napolitaines”, “Neapocalisse”, “La danza degli ardenti”, in ogni intervista egli ha ricordato gli innumerevoli primati del Regno delle Due Sicilie ed il ruolo di capitale europea della città.

- La questione meridionale non esiste, c'era un problema settentrionale, un nord povero e indebitato. Prima dell’Unità Napoli era all’avanguardia in molti settori, dalle arti alle industrie. Il banchiere Salomon Rotschild nel 1821 mandò i suoi figli, perché studiassero il mondo e gli affari, in 5 capitali europee che erano Parigi, Londra, Berlino, Vienna e Napoli, non a Torino o a Roma -.

In 150 anni, Neapolis è stata volutamente ridotta da metropoli europea a città “assistita” da tenere in soggezione mediante una complicità tra potere politico e criminalità organizzata, che risale ai tempi in cui il prefetto Liborio Romano, viceministro dell’Interno del Regno sabaudo, mise Salvatore De Crescenzo al comando della città con le sue truppe senza fede né legge.

- Napoletani, riprendetevi ciò che vi appartiene! – grida ancora una volta Schifano. Un appello a rimpossessarsi di una storia, di una cultura, di un’identità millenaria – Non serve una rivoluzione; Masaniello non è un rivoluzionario,  non si rivolta contro la nobiltà spagnola, ma contro la nobiltà napoletana che affama la plebe di tutta la Città.-

I Piemontesi portarono avanti una vera e propria occupazione, requisirono i fondi del Banco di Napoli, misero in ginocchio le attività produttive, eliminarono tutti gli elementi identitari.

Per cancellare i segni della colonizzazione, ha spesso suggerito Schifano, bisognerebbe cambiare il nome di alcune strade: piazza del Plebiscito dovrebbe tornare al toponimo di Largo di Palazzo, via dei Mille andrebbe mutata in corso Gianbattista Basile e piazza Garibaldi andrebbe intitolata al 3 ottobre 1839, una data storica, anche se poco conosciuta, per ricordare l’inaugurazione della prima linea ferroviaria italiana, la Napoli Portici.

Occorre valorizzare le ricchezze artistiche e ambientali, la filosofia ancestrale, non come rivalsa campanilistica, ma come concreto piano di sviluppo.

- Non una rivoluzione, – ripete lo scrittore - piuttosto, un’evoluzione culturale e sociale che solo i napoletani possono innescare attraverso il recupero della propria dignità.-

Alle istituzioni spetta il compito di appoggiare ed incoraggiare questa riscossa, senza divisioni e contrasti, uniti come in quel fatidico maggio 1547 quando popolo, nobiltà e clero si allearono per opporsi all’introduzione dell’inquisizione spagnola. – Un avvenimento memorabile – ribadisce l’intellettuale d’Oltralpe – che bisognerebbe festeggiare come festa della nazione napoletana. –

A Napoli, dedica il riconoscimento intitolato al pescivendolo Aniello d’Amalfi: - Le devo tutto. – confessa, e promette – Non smetterò mai di diffondere nel mondo la cultura partenopea. –

“Vesuvianamente” da Jean Noel Schifano.

 

 

 

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