Giorgio Sangiorgio e Il Fuoco Segreto degli Alchimisti

       

di Fiorella Franchini

 

Un’antica filosofia tramandataci per quattro millenni in tre continenti, Cina, Egitto, Grecia, Roma, mondo islamico, Europa. Una tradizione arcana, quella dell’Alchimia, simbolica e criptica che, tuttavia, si fonda su principi naturali che mirano a trasformazioni evolutive essenzialmente spirituali e positive. L’uomo è un microcosmo ed è in relazione con il tutto; seguendo le regole della natura, egli può capire le leggi che regolano l’universo e vivere in pace con esso, secondo i ritmi biologici naturali del corpo e della mente. Un’energia intelligente sembra “muovere” il mondo, una forza che s’insinua nelle cose animandole come al soffio di un fiato divino. E’ il fuoco segreto, l’Ignis degli Alchimisti che trasforma e perfeziona ogni natura. Charles Darwin la definì “evoluzione delle specie”. Manzoni, “divina Provvidenza”. Dante Alighieri, “amor che move il sole e le altre stelle” ha scritto Sebastiano Brocchi. “Uno stato di armonia con il creato, che permette a colui che opera alchemicamente di “congiungere la terra col cielo” e di conseguire una condizione psicofisica fuori dell'ordinario” suggerisce Giorgio Sangiorgio, massimo conoscitore in Italia di Alchimia ed Ermetismo, ospite del Consiglio Provinciale di Napoli nella sala consiliare del Chiostro di Santa Maria La Nova , dove ha presentato, a cura dell’Associazione Thelema, il suo ultimo libro, Il fuoco segreto degli alchimisti. Una disciplina severa volta ad uno stile di vita che tutela la salute psicofisica, che pone attenzione all’ambiente circostante e alle buone relazioni con gli altri, a tutto quello che possa dare un senso ed un valore non effimero all’intera esistenza, alla realizzazione di un'attiva sinergia tra anima umana, Anima del mondo e Principio Metafisico. La finalità è quella di purificare la struttura psicologica e fisica dell'uomo, spingerlo a trasformare la sua vita in una vera e propria opera d'arte. Non una chimica grossolana, dunque, per mutare il piombo in oro, mescolata a superstizioni magiche, ma una via spirituale di conoscenza, d'intima evoluzione. Non a caso gli alchimisti hanno lasciato una traccia consistente nella scienza e nelle arti. Il pittore tedesco Albrecht Durer, Caravaggio, Leonardo da Vinci, Michelangelo fecero studi alchemici, per apportare novità ai propri lavori. L’artista, più d’ogni altro, trasmuta la materia inerte in forma vivente e, con essa, se stesso. L’opera d’arte nasce proprio da un percorso interno, travagliato che porta alla “suprema bellezza”, estetica ed interiore. Il potere simbolico delle trasformazioni chimiche e la loro conoscenza e pratica s’impone come metafora delle metamorfosi del mondo della psiche. Non stupisce quindi che dei legami stretti tra simboli alchemici e processi psichici si sia occupato a lungo uno psicanalista del calibro di Carl G. Jung.  Rapporti profondi, a volte dissacranti, come quelli di molti autori che hanno bersagliato gli alchimisti con critiche ed attacchi satirici. Il più noto di questi è la commedia The Alchimist di Ben Johnson. Riferimenti a volte pretestuosi: Marguerite Yourcenar, nel suo romanzo L'opera al nero, racconta la storia della vita dell'alchimista Zenone, da cui fu tratto l'omonimo film. Nel romanzo Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez è presente un alchimista chiamato Melquìades e nel Faust di Goethe il servitore Wagner utilizza procedimenti alchemici. Famoso è L'alchimista di Paulo Coelho, almeno quanto Harry Potter e la Pietra filosofale di Joanne Kathleen Rowling. Relazioni che s’intrecciano con la medicina e la fisica ma, soprattutto, rammentano l’importanza di una consapevolezza ancestrale con l’Universo che è dentro e fuori di noi.

 

 

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