“Resurrectio ’O terzo Juorno”
L’Oratorio in lingua napoletana

di Fiorella Franchini

I riti sacri della Pasqua sono una tradizione che si mantiene viva in tutta l’Italia. Non c’è paese che non abbia la sua Via Crucis, la sua Processione, il suo Passio teatralizzato. Una rappresentazione drammaturgica che prosegue anche nella settimana successiva, all'insegna di cerimonie e tradizioni affascinanti, spesso risalenti a remoti culti pagani. Un susseguirsi di simboli festosi e occasioni di meditazione, per secoli importante strumento catechetico, usato per raggiungere le moltitudini contadine. A Napoli, Sabato 30 aprile, alle ore 18.30, la chiesa di S. Ferdinando, in Piazza Trieste e Trento, ospita “Resurrectio ’O terzo Juorno”. Antica tradizione quella dell’oratorio che deriva dalla Lauda cinquecentesca ed annovera famosi compositori come di Johann Sebastian Bach. Una composizione musicale d'ispirazione religiosa, ma non liturgica, con una trama in forma narrativa ma senza rappresentazione scenica, mimica e personaggi in costume, nata in piccoli locali usati per le riunioni dei fedeli.“…Ê pprimme luce ’e ll’alba, ô terzo juòrno… n’Angelo scennètte all’improvviso…“Ggiesù, (che vvùje credite muorto acciso) Ggiesù’o Figlio ’e Ddio è resuscitato…” Resurrectio narra la Resurrezione di Cristo con poesie e canti in dialetto napoletano.
I versi sono di Nazario Napoli Bruno, la musica di Giovanni Oliva. Inizialmente, negli oratori le vicende venivano "raccontate" da un poeta o da una musa; poi fu introdotta la figura di un historicus ed infine, si giunse all'intervento di solisti per rappresentare i diversi personaggi biblici. La composizione aveva il suo culmine con un sermone eseguito dal coro. Resurrectio si apre con l’introduzione del poeta e professor Giulio Mendozza, poi il canto “Preghiera” interpretato dal tenore Lino Cavallaio. Segue una poesia introduttiva ed un’Ouverture musicale, quindi per ogni quadro, una composizione poetica interpretata da tre attori professionisti, Liliana Palermo, Nico Da Zara ed Aldo Spina, ed un coro composto da Carmen Di Ruocco, Giovanni Oliva, Carmela D’Apuzzo, Ruggiero Dimiccoli, Massimo Paduano e Renato Pisacane. Sullo sfondo le immagini di G. Oliva. Uno spettacolo suggestivo che unisce al pathos della narrazione il fascino della lingua partenopea. Quanto dolore trasuda dai versi della Deposizione dalla Croce “E accussì chistu Figlio fùje lassato dint’ ê braccia d’’a Mamma Addulurata, fuje vasato, strignuto, accarezzato,cu nna pietà ardente e sconfinata”. Quanta gioia nel racconto dell’apparizione ai discepoli; quanto amore in quel gesto di mamma che “…quase na carezza…)arravugliàje ’o Figlio ’int’ ô Sudario…”. Pietas popolare e cristiana si fondono con la musicalità e la passione di un idioma nobile, con l’emotività di un popolo verace ed il risultato, merito della bravura del poeta e degli artisti, incanta anema e core..