‘O mmagna’ dd’e ffeste ‘e Natale

Natale a Mercato

di Fiorella Franchini

 

 

Lo spirito natalizio, a Napoli, ha origini antiche. Neapòlis città cosmopolita e multireligiosa, celebrava nel solstizio d’inverno, il natale del sole. Il Cristianesimo, nel giorno scelto per il compleanno di Gesù, ha trasformato la religiosità in fede profonda, la devozione in arte, la festa in tradizione.

Simboli di questa solennità il presepe napoletano "o' Presebbio", gli zampognari, la tombola, il menu di Natale, quest’ultimo protagonista di un evento speciale, ricco di sorprese, allestito nel suggestivo scenario di Santa Croce al Mercato, e organizzato da Luigi Rispoli, Presidente del Consiglio Provinciale di Napoli e da Umberto Franzese, coordinatore dell’AIGE.

Il cibo è nutrimento e vita, è cura e attenzione, è socialità e comunicazione, il banchetto della festa è un atto sacro. “Imondo ipocrita non vuole dare importanza al mangiare; ma poi non si fa festa, civile o religiosa, che non si distenda la tovaglia e non si cerchi di pappare del meglio”ha ribadito Pellegrino Artusi e, in effetti, non esiste società che consideri il cibo in maniera razionale, tenendo conto solo del valore nutritivo degli alimenti. Per tutti, l’importanza dell'alimentazione è radicata, oltre che sui significati culturali, sulle consuetudini delle famiglie e sulle emozioni.

La tradizione gastronomica Campana relativa al periodo natalizio è molto varia grazie alla ricchezza e alla prosperità del territorio che ha sempre offerto prodotti tipici e saporiti. Nella piazza di Masaniello, Germana Militerni Nardone, storica della gastronomia e delegata dell’Accademia Italiana della Cucina per l’area flegrea, racconta la cucina del Seicento, quella sontuosa e coreografica delle mense nobiliari, ricca di pasticci di carne o di pesce, le torte dolci o salate, profumate di aromi, le carni tenute in addobbo, cioè marinate per 24 ore con spezie, erbe aromatiche e vini pregiati, le verdure condite con aceti speziati, la pasticceria; quella essenziale fatta d’ingredienti semplici, appartenente al popolo, che ha resistito al cambiamento dei gusti e delle mode e ritorna nel cenone della Vigilia, nel pranzo di Natale e in quello di Santo Stefano.

Tradizione centenarie tutte da gustare che culminano nelle delizie dolciarie: roccocò e susamielli, struffoli, raffiuoli e mustacciuoli. Nelle case napoletane la “guantiera” dei dolci natalizi non manca mai fino al Capodanno. Spesso si preparano ancora in casa, seguendo rituali tramandati da generazione in generazione. Molte ricette sono nate nei monasteri per mano delle monache, racconta Fabrizio Mangoni, storico della cucina, conduttore televisivo di noti programmi gastronomici e padre fondatore della teoria che compara i caratteri umani ai dolci. Dai conventi medievali egli risale alle origini della creazione del Babà, nato in Francia e naturalizzato a Napoli, dolce che caratterialmente rasenta la perfezione.

Una narrazione che affascina e solletica il palato, incuriosisce persino un esperto cercatore di sapori come Nicola Muccillo, conduttore di “Antichi Sapori” rubrica settimanale di RaiTre che ha il merito di far conoscere luoghi e gusti della regione, tradizioni arcaiche e prodotti tipici, spesso salvati dall’estinzione. Eppure, tra tante ricette, gli spaghetti “pomodorino e basilico”, restano per il giornalista partenopeo, il piatto preferito, espressione di una napoletanità intramontabile.

Un incontro all’insegna della storia, del buon gusto, della leggerezza con gli interludi poetici di Enzo De Simone, Patrizia Pugliese e Maria Grazia Renato, gli intermezzi musicali di Luca Nasti, Manuela Papa, Alessandro D’Alessandro, Carlo Torre, Lorena D’Ambrosio, Marilena Gragnaniello, presentati da Laura Bufano, i cioccolatini di Gay-Odin e una colorata riffa offerta dai commercianti di Piazza Marcato rappresentati da Claudio Pellone, Presidente del Consorzio Antiche Botteghe Tessili.

‘O mmagna’ dd’e ffeste ‘e Natale è in tavola, basta seguire il profumo della cultura di Napoli.

Dicembre 2012

 

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