NEAPOLIS DIES NATALIS

Lo spirito natalizio tra i decumani

di Fiorella Franchini

 

Il Natale, a Napoli, nonostante le contaminazioni consumistiche della società contemporanea, conserva una tradizione forte, un’atmosfera suggestiva e gioiosa che ha origini antiche, precedenti alla nascita dei suoi principali simboli, il presepe e le usanze culinarie.

Neapòlis era una città cosmopolita abitata da greci e romani, genti italiche ed ebraiche, comunità egiziane e fenicie, ognuna con le proprie culture e religioni.

Il solstizio invernale è il giorno più corto dell'anno e cade intorno al 21 dicembre. In questo giorno il sole tocca il punto più basso rispetto all’orizzonte. Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente “Sole fermo”. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima poi,  proprio il 25 dicembre, sembra rinascere, ha un nuovo “Natale. Questa interpretazione astronomica può spiegare perché sia una data celebrativa presente in tante culture e paesi.

          Tutti i popoli primitivi erano intimamente legati al “ciclo della natura”, poiché da questo dipendeva la loro stessa sopravvivenza. Al centro c’era l’astro che scandiva il ritmo della giornata e determinava i ritmi della fruttificazione; temere che non sorgesse più, vederlo perdere forza, ridurre sempre più il suo corso nel cielo, era un’esperienza tragica che minacciava l’esistenza umana e doveva essere esorcizzata con cerimonie che avessero lo scopo di evitare che il Sole non s’innalzasse più. Durante queste feste venivano accesi dei fuochi che, con il loro calore e la loro luce, avevano la funzione di ridare forza all’astro indebolito. Non è difficile, dunque, immaginare dentro e fuori Neapòlis falò e fiaccole che rinnovavano il rito.

           La comunità egizia, molto numerosa in città, nello stesso giorno celebrava, con processioni e fiaccolate, il dio Horus rappresentato in braccio ad Iside, così come i babilonesi festeggiavano, fin dal 3000 a.C., Shamash, dio del Sole e della giustizia, sostituito poi, dal culto della dea Ishtar con il figlio Tammuz, tra le braccia.

Nei giorni del Solstizio d’inverno, per i Greci, si svolgeva in onore di Dioniso una festa rituale chiamata Lenaea in cui veniva celebrato il Dio che rinasceva bambino dopo essere stato fatto a pezzi e chissà, che in cucina, le donne non passassero il tempo a preparare “strongoulos pristòs” le palline fritte condite con il miele, ricetta portata dalla madrepatria, che prenderà il nome di struffoli napoletani.

Candele accendevano le genti ebraiche per la festa  della luce, la Hanukkah, che cade il venticinquesimo giorno di Kislev, mentre dal 17 al 23 dicembre i Romani celebravano i Saturnali dedicati al dio Saturno. Avevano inizio con grandi banchetti e sacrifici, i partecipanti usavano scambiarsi l'augurio io Saturnalia, accompagnato da piccoli doni simbolici, detti strenne.

Il 25 dicembre il mondo mediterraneo onorava anche  il “dies Natalis solis invicti”, una divinità palmirena, propriamente il Signore solare, introdotto dall'imperatore Aureliano, nel III secolo. Il Sole Invitto non rappresentava solo il potere imperiale, ma era proprio il momento della vittoria cosmica della luce sulle tenebre. Si festeggiava con il riposo e il divertimento: si praticava il gioco d'azzardo, altrimenti vietato, le scuole, i pubblici esercizi e i tribunali erano chiusi, ci si vestiva di rosso, le case erano ornate di piante sempreverdi e le famiglie si riunivano per consumare pasti sacri recitando invocazioni.

Nel IV sec. d.C, quando si posero le basi del Cattolicesimo a Nicea, i primi cristiani avevano familiarità con tutti questi miti e convivevano mescolandosi con i seguaci dei vari culti solari qunque, a parte il sincretismo e i rapporti del Cristianesimo con le religioni preesistenti, a Neapòlis lo spirito natalizio era di casa tra i decumani e negli orti, sopravvivendo con la sua sacralità e suoi riti esteriori allo scorrere del tempo, ancora soffia nei vicoli e nelle strade di Napoli, nei suoi luoghi fascinosi, amalgamandosi con l’arte e la cultura, la religiosità popolare.

Come allora, le vie e le case festeggiano con luminarie, luci d’artista, addobbi floreali la nascita di Gesù, sole dell’amore, i parenti si ritrovano per banchettare e giocare con la Tombola, per scambiarsi auguri e regali, riuniti innanzi ad una grotta, il Presepe, pregando una mamma con il suo bambino affinché conceda pace e fratellanza, allontani dal mondo il buio del male.

 

dicembre 2012

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