“Cinema d’Autore – Off Hollywood”

Il cinema secondo Antonio Napolitano

di Fiorella Franchini

 

“Il cinema racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica” ha affermato Akira Kurosawa.

Non è, dunque, semplice, parlare di filmografia, è piuttosto un impegno gravoso, culturale e sociale, che Antonio Napolitano, saggista e docente di Storia del Cinema, ha praticato per anni con passione. La critica cinematografica, ormai vero e proprio genere letterario, racconta, analizza, spiega e giudica l’opera attraverso una critica giornalistica, la recensione, e una critica teorica, ovvero lo studio del cinema.

Gilles Deleuze, noto filosofo francese del secondo dopoguerra, affermava che “I cineasti sono paragonabili a pensatori, più che ad artisti. Essi pensano, infatti, con immagini-movimento e con immagini-tempo, invece che con concetti”.  Ne consegue, secondo Umberto Curi, che il cinema non può considerarsi soltanto una forma di arte e non solo una forma di intrattenimento. “Esso è piuttosto un modo per esprimere un “pensiero”, anche se mediante una forma diversa da quella nella quale tradizionalmente si articola il discorso filosofico. Di conseguenza, cinema e filosofia non rappresentano attività distinte, né ancor meno opposte l’una all’altra, visto che entrambe sono manifestazioni dell’attività del pensare, l’una mediante le immagini, l’altra attraverso i concetti.

Antonio Napolitano nei suoi scritti raccolti in “Cinema d’Autore – Off Hollywood”, edito dall’Istituto Culturale del Mezzogiorno, non analizza gli elementi estetici come il montaggio, le inquadrature, il movimento, bensì dà spazio ad una lettura filosofica del film, cercando di far emergere dalle opere di un regista il “pensiero” che esso custodisce. Un atteggiamento che orienta l’autore verso pellicole italiane e straniere, spesso poco pubblicizzate, in cui emergono con maggiore intensità” una trama concettuale, una filigrana di pensiero”, un linguaggio poetico.

Profili d’autore, da Gianni Amelio a Woody Allen, Godart e Jan Sverak, e interventi analitici su i remake e il divismo, la crisi di Cinecittà, Cinefestival, zombi e vampiri. Il lavoro d Napolitano viaggia negli anni, nei generi, negli stili in sottile polemica con l’industria culturale e il capitale cinematografico.

In realtà non è sempre vero che i film d’intrattenimento e quelli di grande successo popolare siano privi del criterio intellettuale con cui deve essere valutato il cinema come arte. Il cinema attraverso le sue immagini in movimento può mettere in gioco problemi astratti e questioni filosofiche e questa valenza speculativa si può ritrovare sia in film dialogati e molto teatrali sia in quelli più spettacolari destinati al grande pubblico, anzi secondo il filosofo argentino Julio Cabrera i concetti-immagine riescono a rappresentare in modo più incisivo problematiche universali attraverso un coinvolgimento emotivo e non solo cognitivo.

Il cinema“talvolta è arte, ma è sempre industria” ha scritto Mario Soldati. Già Alexis de Tocqueville, nel 1840, aveva rilevato la tendenza della produzione culturale  a irrigidirsi, e inevitabilmente banalizzarsi, secondo gli standard propri della produzione industriale. Theodor W. Adorno e Max Horkheimer nel Novecento ne hanno denunciato le caratteristiche totalitarie e le contraddizioni. L'autentica cultura non può, secondo la loro interpretazione, adattarsi a modelli produttivi di tipo industriale senza tradire la sua vocazione critica e la sua stessa essenza, che è gratuita e non finalizzata.

Antonio Napolitano si oppone strenuamente alla serialità, al ricorso a strategie di marketing fondate sul protagonismo e sulla promozione, alle tecniche di conoscenza sempre più approfondita delle abitudini del pubblico, all’uso indiscriminato degli effetti speciali che sembrano,ormai, prendere il sopravvento sul talento, sull’intuito creativo, l’originalità della produzione cinematografica ed artistica .

Il suo volume, tutto il suo lavoro intellettuale, ha anche  il merito d’indurre il lettore ad approfondire il contrasto, non solo apparente,  tra il  cinema d’autore e il prodotto film, tra conoscenza e consapevolezza, consentendo un approccio cosciente e meno condizionato all’opera cinematografica, alla letteratura, all’arte. Una ricerca strenue, vigile di verità, affinché cinema e cultura restino un dono, una vocazione, un mestiere da eroi quotidiani e non da supereroi di celluloide.

Napoliontheroad 14 settembre 2012

 

Condividi