La strada di ferro Napoli-Portici

Una cooperazione europea per un primato napoletano

 

di Fiorella Franchini

Memorie perdute, circondate dall’indifferenza e dal degrado. Un rudere screpolato, abbandonato su un lato di Corso Garibaldi, tra la Circumvesuviana e la palazzina della II Municipalità Mercato-Pendino.

E’ la stazione di testa della Napoli-Portici, la prima ferrovia d’Italia e dell’Europa continentale, inaugurata il 3 ottobre del 1839, durante il regno di Ferdinando II di Borbone.

La tavola rotonda organizzata al Caffè Gambrinus da Luigi Rispoli, Presidente del Consiglio Provinciale di Napoli e da Umberto Franzese, Presidente dell’AIGE, con la partecipazione di Antonio Gamboni, Mario De Cunzo e Aldo Loris Rossi, ha puntato ancora un a volta i riflettori su queste rovine di tufo per sostenerne il restauro e la valorizzazione.

Circa 700mila euro stanziati dal Ministero per i Beni culturali e almeno 500mila dalla Provincia di Napoli, un progetto di recupero di Aldo Loris Rossi ed Emilia Gentile, un piano per farne un Museo delle Comunicazioni Viarie ma nessun programma esecutivo.  “La questione Bayard” rimane irrisolta e scivola entro un progetto più generale di riqualificazione della zona circostante e del Centro Storico.

Eppure proprio l’utilizzo delle risorse europee troverebbe un’ulteriore giustificazione dal significato comunitario che ebbe la costruzione della tratta. Un primato tecnologico e culturale della Napoli ottocentesca, capitale europea di un Regno, celebrato dalla stampa locale e di tutta Europa; due locomotive inglesi, progetto e capitali francesi, manodopera partenopea. Una cooperazione internazionale che mise insieme risorse differenti per realizzare una tappa epocale nella storia delle ferrovie italiane e non solo.

Ad eccezione di un certo appoggio da parte del ministro dell’interno Nicola Santangelo e dell’entusiasmo del sovrano borbonico, l’opera non ebbe aiuti statali, ma fu frutto dell’intraprendenza di quattro imprenditori francesi, i tre fratelli Bayard Armando Giuseppe, direttamente impegnato, Ferdinando Giovanni e Carlo, nonché dell’ing. Fortunato De Vergés, i quali, all’inizio del 1836 presentarono al re il progetto. Ottenuta l’approvazione, nonostante le numerose riserve, si adoprarono per racimolare sul mercato francese gli ingenti capitali necessari e l’anno successivo, costituirono a Parigi la Società in accomandita per la strada ferrata Napoli-Nocera e diramazioni, con un capitale di oltre due milioni e mezzo di ducati.

Le locomotive, Vesuvio e Bayard, giunsero dall'Inghilterra ed erano costruite sul modello delle prime progettate da George e Robert Stephenson. Il resto dei materiali rotabili, invece, fu realizzato in Italia; le undici carrozze con le quali fu inaugurato l'esercizio furono prodotte direttamente a Napoli nello stabilimento di San Giovanni a Teduccio.

Il successo del percorso e il forte incremento delle ferrovie fecero nascere, nel 1840, lo stabilimento di Pietrarsa che raggiunse gli oltre 13.560 mq. Nei capannoni gli operai si specializzarono nel montaggio delle locomotive le cui parti provenivano dall'estero, tuttavia, ben presto esse furono esportate anche in altri stati italiani. Il Piemonte, ad esempio, acquistò nel 1847 sette locomotive napoletane. La velocità di percorrenza, la frequenza dei treni, i prezzi contenuti per la terza classe, l’interesse turistico per alcuni luoghi attraversati o avvicinati, determinarono un gran numero di viaggiatori, pari ad oltre un milione l’anno, molti di più dei 720.000 previsti da Bayard, ma non lo sviluppo ferroviario del Regno, che appena qualche anno dopo, fu superato da una forte crescita delle linee statali in Piemonte e nel Lombardo Veneto.

Storie d’eccellenze sprecate che risuonano nelle sale del Gambrinus, rifugio senza confini d’intellettuali ed artisti, e rinsaldano alleanze culturali perenni tra Napoli e l’Europa, come ha testimoniato la presenza, quali ospiti d’onore, di Adriano Aveta, Console Onorario della Confederazione Elvetica, Denis Barbet, Console Generale della Repubblica di Francia, Giuseppe Genovese, Console Onorario del Belgio, Carmine Zaccaria, Addetto Consolare della Repubblica di Bielorussia; tra passato ed arte con la musica, la poesia e l’umorismo di Angelo Mosca e Giò Siciliano, Enzo De Simone, Nico Da Zara, Maurizio De Angelis.

La Stazione Bayard ringrazia e guarda più ottimista al suo futuro; “prima o poi si occuperanno di me” pensa e con la rassegnazione dei vecchi attende la prossima occasione.

 

  

 

 

Condividi