Al Teatro San Carlo

Maurizio De Giovanni racconta Antonietta De Pace

 

di FiorellaFranchini

 

Volle dello champagne, racconta il marito Benedetto Marciano nella sua biografia - … ella mi disse di volerlo bere nel bicchiere a calice; e subito la contentai: ne bevve avidamente un primo; e dopo poco un secondo bicchiere…- Antonietta De Pace salutò la vita con un brindisi, quella vita intensa, appassionata, vissuta oltre le regole sociali del tempo ma rispettosa di valori profondi, giusti.  Nacque nel 1818 a Gallipoli, in Terra d’Otranto, estrema provincia sud orientale d’Italia. Suo padre, Gregorio,  era un banchiere napoletano, mentre sua madre, Luisa Rocci Cerasoli era una nobildonna d’origine spagnola. Cospiratrice, patriota, rivoluzionaria risorgimentale. Nei 150 dall’Unità d’Italia il Teatro San Carlo le ha dedicato un’inedita messa in scena, “Antonietta: Storia di Passione e Rivoluzione” con la regia di Francesco Saponara. Nei panni della De Pace un’intensa Anna Buonaiuto, con la partecipazione del violoncellista Luca Signorini ed il Coro delle Voci Bianche diretto da Stefania Rinaldi. Il processo fu un evento storico che suscitò all’epoca un grande scalpore mediatico. Ben 46 udienze che si tennero nell’antico Palazzo di Giustizia di Castel Capuano, e furono seguite sia dalla stampa italiana sia da quella straniera. Si conclusero con il proscioglimento dalle accuse, che sancì la vittoria di una donna che seppe sfidare e tener testa con intelligenza e amor patriottico ad un regime e alle convenzioni della società ottocentesca. Maurizio De Giovanni ha scritto il testo della pieces, basandosi sulla documentazione fornita da Angela Russo, una giovane studiosa dell’Università, che ha scritto un saggio sulla figura storica, integrando i dati con gli atti originali del processo e con la biografia scritta dal marito della De Pace, Beniamino Marciano, reperibile in Biblioteca Nazionale. Maurizio, cosa ti ha colpito di questo personaggio? La forza. La determinazione assoluta, il fuoco inestinguibile che ha sostenuto la sua lotta per tutta la vita. E il posporre se stessa all’ideale, in ogni momento e in ogni occasione, subendo sofferenze fisiche e psicologiche gravissime e uscendone viva e sana di mente. Una donna eccezionale, una persona eccezionale, un’italiana eccezionale. Quale aspetto della vita di Antonietta la tua scrittura ha voluto mettere in evidenza? La donna che c’era dietro la patriota. Ho cercato di individuare la delicatezza, l’intelligenza e la sensibilità che sostenevano la lotta della cospiratrice, della congiurata. Mi sono chiesto quali semplici eventi, uno sguardo, un panorama, una riflessione, potessero aver acceso la scintilla di una lotta così lunga e determinata. Coraggiosa e anticonformista, amò profondamente i suoi cari e gli amici ma fu, soprattutto, una donna « pubblica » la cui vita privata fu sempre strettamente legata ai suoi ideali e  impegni politici. Libertà, uguaglianza, solidarietà, partecipazione civile, idee moderne di una donna d’altri tempi.