ALLA GALLERIA UMBERTO DI MARINO

LE ATMOSFERE UNDERGROUND DI SANTIAGO CUCULLU

 

di Fiorella Franchini

 

 

Atmosfere underground schizzate sulle pareti della Galleria Umberto Di Marino. Fino al 19 settembre lo spazio espositivo di Via Alabardieri, ospita la personale dell’argentino Santiago Cucullu, classe 1969.  Acquerelli che disegnano la Punk Room e quelli dei Women in the room, una video istallazione che mette in scena il movimento della luna al ritmo di una cumbia colombiana di sottofondo, proveniente da una radio, i graffiti colorati di Messagge  from the ABB, che si alternano a ritmo psichedelico e, per chiudere, un wall piece, in cui tutte le suggestioni presenti nei diversi lavori trovano la loro sintesi più completa. Ricordi di vita dell’artista, i locali punk di Milwaukee e di Berlino, le band, l’interesse per il misticismo. Impressioni personali che, tra indagine e scoperta, si trasformano in valori estetici. The Chosen Few è un titolo emblematico, “I prescelti”, nome di una band di motociclisti e di un gruppo musicale religioso, un significato composito per una mostra che espone senza artifici il desiderio di ribellione alle regole convenzionali, il senso di un vagabondaggio reale e culturale, il sentimento dell’estraneità e dell’incomunicabilità. La scommessa è quella di comprendere ed interpretare artisticamente le emozioni collezionate nell’animo e, al tempo stesso, di tradurre matericamente le modalità con cui le esperienze possono essere trasmesse a chi non le ha vissute in prima persona, di decifrare l’imprevedibilità del risultato finale in relazione a chi lo fruisce. Un mondo dai contorni indefiniti, spesso sporco, duro, aggressivo, ricco di sfaccettature, che Cucullu sceglie di descrivere con i toni tenui dell’acquarello e i colori sgargianti delle sue origini sudamericane, manifesti di un sogno di libertà che si staglia luminoso sulle pareti per affrancarsi poeticamente dall’oppressione del proprio quotidiano, il ghetto delle culture minori o la segregazione delle abitudini, dei pregiudizi, oppure usufruendo dell’ambiguità delle immagini: un cancello, ritagliato sul fondo arancio come un negativo fotografico, la luna reclusa nel rettangolo dello schermo che rimbalza velocemente sui quattro lati come impazzita, una musica latina, nata da una danza a piedi nudi sulla sabbia, alla luce dei falò, imprigionata in un apparecchio radiofonico. Opere che raggiungono quello stato di condensazione delle sensazioni, teorizzato da Matisse. Reclusione, segregazione, sintesi, a fronte di un’apertura verso nuovi orizzonti, di un affrancamento da qualunque ostacolo che impedisca la piena espressione degli eletti, di quei visitatori, che provano ad entrare nell’universo di Cucullu.

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