I MISTERI DELLA CITTA’ DI SOTTO

Gli ipogei ellenistici del borgo dei Vergini

di Fiorella Franchini

 

“Ci sono posti in cui vai una sola volta e ti basta…e poi c’è Napoli”, c’è la città visibile e quella invisibile, lontana nel tempo, come quella sepolta sotto l’area del borgo dei Vergini e del Rione Sanità. Sin dal IV sec. a. C. la zona fu destinata a necropoli, dapprima con l’escavazione di tombe a camera, poi con la realizzazione di complessi cimiteriali catacombali, San Gennaro, San Gaudioso, San Severo, infine con la destinazione di un’immensa cava ad ossario come il cimitero detto Le Fontanelle. Dal 1992 l’Associazione Culturale Celanapoli, promuove la valorizzazione e la fruizione di uno straordinario patrimonio, una necropoli sotterranea scolpita dalle ricche famiglie aristocratiche, nelle rupi tufacee che circondavano Neapòlis. Tombe a camera simili a quelle scavate nella madrepatria, riccamente decorate che riemergono lentamente dopo 2400 anni. Gli ipogei funerari, realizzati tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C., vennero ricavate dai banchi tufacei extraurbani che dalla porta Nord della cinta muraria della città nuova s’inerpicavano verso la collina di Capodimonte. Sepolcri rupestri, modellati in architetture artistiche, nascosti dall’interramento prodotto dalle acque dilavanti delle frequenti alluvioni e dall’incuria. I cavamonti di pozzi per estrarre la pietra di tufo con la quale si costruivano i nuovi edifici, incrociavano le camere funerarie e ne sfondavano la superficie pavimentale. Le cavità, impermeabilizzate le pareti con malta idraulica, diventavano cisterne d’acqua ad uso di tutto il condominio. La preziosa riserva restò tale fino al 1884, quando durante la devastante epidemia di colera, la probabile contaminazione delle acque da parte degli scarichi fecali, ne determinò la chiusura. Il ricordo  svanì nell’oblio e gli incavi furono riempiti di materiali di risulta. Difficile e costoso liberare le tombe celate sotto l’abitato, parte integrante del territorio, eppure segmento misterioso di una storia millenaria, straordinario documento dell'impronta greca, della cultura in cui si riconosceva la classe dominante, eccezionale testimonianza dell'utilizzo del sottosuolo. La visita permette di rendersi conto dell’articolata stratificazione che ha caratterizzato il luogo; secoli che si sovrappongono  gli uni agli altri creando una città doppia, unica, contraddittoria, fatta di luce e clamore, di ombre e silenzi; le strade affollate, il palazzo dello “Spagnolo” e quello di Sanfelice, la chiesa della Missione costruita dal Vanvitelli e  l'Ipogeo dei Togati, ricostruito virtualmente da un breve video, dove è possibile ammirare, intagliato nel banco tufaceo, un altorilievo  raffigurante una scena di commiato funebre, una figura femminile con chitone e himation, una maschile che indossa una toga, l’impronta di una figura felina accovacciata, una cornice a rilievo e un pezzo di decorazione in stucco con tracce di colore. Pochi segni nascosti dal pavimento di un cantinato, situato sotto il livello della strada, nel quale una tubazione in terracotta ancora convoglia le acque meteoriche in una cisterna sottostante, un tesoro di conoscenze ancora da scoprire, un mistero degno di Indiana Jones.

 

(napoliontheroad ottobre 2011)

        

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