Rolando Attanasio si dipinge in “Aragosta Blù”

intervista all’autore di Fiorella Franchini

 

Dodici storie e una poesia per raccontare due universi paralleli: Rolando Attanasio e  Napoli,  anime ricche di colori e  contrasti che si stemperano nel blu, colore dell’inconscio e “…simbolo di una città che è una “Roulette Russa” dove si rischia tutto sempre, nel bene e nel male, - confessa Attanasio - è chiaro che cercare di comprimere il blu è praticamente impossibile, esso si espande e così Napoli ed i Napoletani … nel bene ma anche nel Male...” . 

Poeta, attore, scrittore, pittore, scultore,  Attanasio, da anni, utilizza arti diverse che coinvolgono diverse aree della percezione per “esprimere-comunicare” sentimenti ed emozioni. In “Aragosta blu” la creatività si fonde nella poesia dell’immaginazione e della narrazione.

La luna che si specchia di notte nell’acqua del mare e d il vulcano con il fuoco che vibra sotto terra, nelle profondità della città e lo senti, anche se dorme.  La città con il suo panorama incantevole che riesce a  cancellare ogni sorta di “dolore”; forse io da Napoli ho imparato questo: “riuscire a passare dal dolore alla gioia in breve tempo” … affacciandomi da Posillipo sul mare … si riesce a calmare ogni dolore atroce, ogni rammarico, ogni ingiustizia subita, e qui se ne subiscono e se ne vedono tantissime ogni giorno.”

Sono gli aspetti più intimi di Napoli in cui l’autore si riconosce. Nella sua scrittura c’è tutta l’esperienza di un artista ed è facile perdersi nel paesaggio narrato o inciampare nella lirica delle descrizioni, così come è naturale, nei suoi quadri o nelle pièce teatrali, scomporre elementi e personaggi,  trasformarli in concetti e immagini.

Una narrazione che tenta di fondere vari stili letterari, “…partendo dal modo di concepire la letteratura di Joyce ed alla narrativa di Céline cha amo molto … per citarne qualcuno, ma l’esperimento letterario, che mi auguro sia riuscito, è stato in definitiva, quello di usare la tecnica dello scrivere tipica  del monologo teatrale e la metrica poetica che a tratti innestavo senza preavviso nel flusso della scrittura o “flusso di coscienza” molto legato a tutta una letteratura di inizio novecento; tutto seguendo un istintivo modo di narrare di getto. Questa fusione mi piaceva, era quello che sentivo riuscisse a esprimere la mia città piena di controversie, dolori e felicità … contrasti insanabili. Allora, credendo che Napoli, città teatrale per natura, riusciva a divenire lirica d’improvviso, proprio come quando viaggi da un teatro della città e ti ritrovi rapito nel suo panorama…”

Cosa offre, davvero, questa città? La capacità di adattamento a tutto!  Il riuscire a convivere con imprevisti di diversa natura o con persone e fatti sempre al limite del normale, tra la normalità e la follia una sorta di città “Border line” per usare un termine psichiatrico. Una città che vive una  tensione bizzarra e caotica che stimola la creatività e la fantasia … tutti i Napoletani sono costretti a diventare un po’ psicologi con il tempo … è una necessità di sopravvivenza.”

Qual è il peggior difetto di Napoli e dei napoletani? “La sua “miseria incivile cronica” mista ad un “servilismo becero e utilitaristico” ( per tirare a campare, come si usa dire dalle nostre parti ) questo ha stratificato nei secoli una mentalità che ha favorito la camorra e i politici corrotti, distruggendo quello che di buono sarebbe stato possibile incrementare nel tessuto sociale …Il sentimento è: “il suo tradirti sempre, il suo pugnalarti alle spalle, il suo non riconoscerti nulla e respingerti sempre” proprio come farebbe una donna bellissima e corteggiata da tutti gli uomini, ma che fa la prostituta e di cui te ne innamori…”

         Napoli ama gli artisti? “Non credo. molti artisti, o presunti tali, nascono qui, e sono talentuosi,  ma spesso per essere riconosciuti e diventare dei professionisti devono andar via da Napoli, altrimenti rischiano di impoverirsi economicamente e diventare, col tempo, solo emarginati sociali … come dicevo prima, la città ti respinge … c’è una sorta di provincialismo velato che favorisce gli artisti che vengono da fuori, un’esterofila perniciosa fatta passare per Internazionalismo e apertura, ma che è altro invece … stranamente per gli artisti stranieri i soldi ci sono, i progetti funzionano e la politica se ne serve per specchietto delle allodole, per fatti propagandistici grossolani …  politiche scellerate e fondi a pioggia mal utilizzati. Fondi esauriti e sperperati, nessuna ricaduta sociale o  crescita economica per gli artisti napoletani. Ecco, in questo clima profondamente “decadente” e “amorale”, come può un giovane crescere e sperare di lavorare e diventare un professionista dell’Arte a Napoli? Si sarebbe dovuta fare un’altra politica, favorendo le eccellenze da un lato e creando laboratori per i nuovi pagati, creando collaborazioni e sinergie, usando bene il denaro pubblico, senza sperperi insensati…”

        Dunque, fuggire o restare a Napoli?Fuggire e ritornare ad intervalli, se ci riesci è la soluzione migliore … devi distaccarti dalla città, viverci troppo dentro senza andare via, per molto tempo, può divenire  “diabolico”, il dramma è che non t’accorgi di quanto si insinui lentamente Napoli dentro di te … inesorabilmente; infatti gli amici più ricchi che ho e che ci riescono, vivono molto meglio la città, perché viaggiano di più; anche io quando viaggio di più la vivo meglio questa città.”

Rolando Attanasio si dipinge, con le parole e con i gesti, recita le sue passioni, rivela speranze inconfessabili e i sensi gli vanno dietro tra le pagine e i colori. Fin dove? Chissà!

 

Napoliontheroad, 21 giugno 2012

 

 

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