IL REAL ALBERGO DEI POVERI

Una scommessa ambiziosa

 

di Fiorella Franchini

 

 

     Il Real Albergo dei Poveri, per la complessità dell’impianto architettonico progettato dall’architetto Ferdinando Fuga, per le dimensioni faraoniche, per il significato storico-sociale, fu una delle maggiori fabbriche nel XVIII secolo, testimone di una civiltà costruttiva fiorita in seguito al gran fermento culturale e allo sviluppo socio-economico della politica riformista dei Borboni. Un fervore progressista che si sviluppò soprattutto in campo edilizio e territoriale fornendo lavoro ad un’ampia schiera d’architetti, ingegneri, maestranze impiegate nei palazzi borbonici ma anche nell’edilizia privata come la costruzione delle ville vesuviane.

     Il progetto originale, tuttavia, non fu mai realizzato e mancano i due quinti dell’impianto planimetrico e i tre quinti di quello volumetrico.

     La costruzione avrebbe dovuto ospitare 8000 poveri e tutto il personale necessario al suo funzionamento, doveva essere composto di nove livelli nella parte centrale e di sette intorno alle cinque corti, con mille stanze, un’immensa basilica a sei navate, alta 65 metri , una facciata di quasi 600 metri e diverse aree verdi. Mancano all’appello la chiesa, 13 chilometri di corridoi, 13.000 mq di cortili, diversi livelli e 250 metri di fronte.

     Nonostante l’incompiutezza, i manufatti abusivi, i detriti, i cespugli incolti, la grandiosità delle proporzioni induce un senso di sgomento nei visitatori e negli addetti ai lavori di ristrutturazione.

     Circa 16 milioni di euro sono stati stanziati solo per gli interventi più urgenti, necessari alla conservazione del monumento, come la rimozione delle macerie e della spazzatura, la ricostruzione delle volte crollate in muratura di tufo, il ripristino della facciata monumentale.

     I lavori sono stati finanziati dal Ministero dei Beni e le Attività Culturali con i fondi del Gioco del Lotto e dell’Otto per mille, dal Comune di Napoli con l’emissione di B.O.C. e con un prestito concesso dalla Cassa Depositi e Prestiti.

     Nel 2000 è stato avviato, a cura del gruppo Sviluppo Italia e con il contributo della C.E., un cantiere scuola per la formazione di giovani imprese nel settore del restauro. L’intervento ha riguardato il restauro dello scalone e dell’atrio monumentale ed il consolidamento della parte sovrastante.

     Un impegno economico e tecnico eccezionale; impensabile intervenire sull’edificio senza l’ausilio della tecnologia, necessaria per analizzare compiutamente lo stato dei luoghi e di conservazione delle strutture, la redazione dei progetti e dei grafici, le prove sui materiali, l’asporto dei detriti.

     La grandiosità della costruzione nacque dall’esigenza politica di Carlo di Borbone di promuovere grandi opere che rappresentassero la magnificenza del Regno e, al tempo stesso, risolvessero alcuni gravi problemi della città.

     Essa avrebbe dovuto accogliere e rendere produttiva l’enorme massa d’indigenti che affollava le vie della città partenopea. Un’ospitalità forzata, basata sulla severa divisione per sesso e per età: uomini, bambini, donne, bambine. Il tema della “separazione” fu affrontato da Ferdinando Fuga attraverso un razionale e innovativo impianto architettonico le cui caratteristiche tipologiche e morfologiche avrebbero interdetto sistematicamente, tanto nelle quattro corti laterali occidentali e orientali quanto nelle quattro navate della chiesa, sia negli spazi interni destinati alle attività giornaliere e sia in quelli destinati al riposo notturno, ogni possibile promiscuità tra le quattro classi ospitate  nell’Albergo dei Poveri.

     Dal punto di vista urbanistico esso rientra in una generale ristrutturazione della metropoli che vide soprattutto un decongestionamento urbano con l’apertura di nuove vie, il prolungamento di quelle esistenti, e l’espansione ai piedi delle colline e lungo le dorsali. La sagoma imponente e organizzata s’inserì con violenza e senza un rapporto con il tessuto urbano preesistente, quasi in contrapposizione all’aspetto disordinato ed incoerente della Napoli del’700.

     Localizzato su uno dei principali assi di accesso, il monumento, esterno, ma ben visibile per la sua mole grandiosa, diventava il simbolo della “pietà illuminata del principe” e laconcretizzazione architettonica di una utopia progettuale ideata nel secolo dei lumi”.

     Sebbene l’atteggiamento paternalistico, si fondasse sul principio dell’esclusione e tendesse ad isolare i poveri, i vagabondi, gli orfani dal resto del tessuto sociale, tale concezione perseguiva il miglioramento degli standard di vivibilità. La città sarebbe diventata più ordinata, più pulita, più sicura, e si esercitava un atto di carità cristiana fornendo vitto, alloggio e assistenza spirituale ad una moltitudine di diseredati. Inoltre, l’ideologia settecentesca suggeriva il recupero degli emarginati attraverso il lavoro, offrendo la possibilità di imparare un mestiere che consentisse loro un’esistenza decorosa ed il reinserimento nel sistema produttivo e sociale.

     Numerose furono le botteghe organizzate nella struttura ed alcune lavorazioni diventarono produzioni di grande qualità come quella delle ricamatrici, famose in tutto il regno e in Europa.

Il restauro del Real Albergo dei Poveri non è soltanto un recupero storico-culturale ma rientra in un piano più ampio di riuso e rivitalizzazione del monumento.

     Nonostante i cantieri ancora in opera,  l'Amministrazione Comunale ha promosso dal 1999 ad oggi numerosi eventi culturali come pubblicazioni, mostre, concerti, con l'obiettivo  di far conoscere la fabbrica e comunicare ad un pubblico sempre più ampio le suggestioni che questa architettura. Dal 2004 l’apertura dell’edificio ha riguardato i luoghi del restauro, con visite guidate gratuite, e sono stati presentati, nei primi ambienti ricostruiti, “quaderni di restauro” dell’Albergo dei Poveri per informare e documentare i lavori in corso.

     Il”Master Plan” approvato dalla giunta nel 2005 prevedeva, inoltre, la creazione di un immenso contenitore, “ La Città dei Giovani”, composto da circa 430 ambienti mediamente di grandi dimensioni e da 20.000 metri quadrati di spazi all'aperto, destinato a servizi, informazioni, eventi, luoghi per il tempo libero e la cultura, per l’ospitalità e l’accoglienza, al fine di favorire lo sviluppo della personalità dei giovani sul piano culturale e sociale, promuovere l’occupazione e recuperare tradizioni produttive accantonate.

      Un ambiente senza eguali per la varietà delle iniziative e l’accessibilità. Sarà possibile frequentare corsi di studio universitari o di specializzazione, fare teatro, musica, andare al cinema, imparare un mestiere in un laboratorio artigiano, fare sport, avere informazioni e accedere a servizi di assistenza per lo studio e il lavoro, trovare chi ha voglia di ascoltare, incontrare altri giovani provenienti da altri paesi.

    Ha scritto Nicola Campoli su Il Denaro:

-…La riqualificazione del Real Albergo dei Poveri rappresenta per la nostra città un’opportunità unica ed entusiasmante, che se sfruttata bene potrà proiettarci da subito e concretamente al centro degli interessi dell’Europa del futuro. Infatti, il progetto di rivalorizzazione dell’edificio, voluto da Carlo III di Borbone, in termini di estensione secondo solamente al Museo del Louvre a Parigi, è davvero ambizioso…-.

     Il Presidente Giorgio Napolitano ha spesso dichiarato che Napoli è capace di cose eccezionali, nel male e nel bene. Vinceremo la scommessa dell’ottimismo o assisteremo ancora al fallimento di un sogno?  

27 ottobre 2011

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