Lungo le vie dei Cavalieri

Alla scoperta della Napoli templare

di Fiorella Franchini

 

Riemergono dalle nebbie del tempo tracce dei templari a Napoli, simboli celati nelle architetture di chiese e palazzi, riferimenti documentali, segni impressi nella pietra.

Ci conducono sulle orme dei cavalieri i ricercatori del Centro Studi Archeo Storia Investigativa, Laura Miriello e Tullio Pojero. Da anni tentano di ricostruire la storia dei templari in città, oscurata dalla damnatio memoriae, la sistematica cancellazione delle testimonianze dell’esistenza dell’Ordine eseguita come pena aggiuntiva per i supposti crimini dei templari o come protezione dalla persecuzione sancita da Filippo il Bello.

Le ricerche documentano una presenza templare ben radicata su tutto il territorio campano; commende e fattorie ad Aversa, Casalnuovo, Marigliano, Avella, un’azienda agricola a Pozzuoli e proprietà fuori Porta Capuana di Napoli, dopo il Ponte di Casanova sul fiume Sebeto e sulla strada che va verso a Pomigliano d’Arco. Il castello di Cicciano, stava a protezione dei poderi agrari e delle chiese dell’agro nolano.

A Napoli i Cavalieri avevano una Commenda vicino la Porta delle zizze, vicino al porto, dove oggi si trova la caserma Zanzur del Comando di Legione della Guardia di Finanza, già sede della Dogana vecchia. In città si costruirono due ospedali crociati per ospitare i reduci dalla Terrasanta e gli inferni, quello dei Cavalieri di Malta a San Giovanni a mare e quello dei Templari a Sant’Eligio, accanto alla bellissima chiesa donata da Carlo I d’Angiò.

Una presenza tanto significativa che nel 1295 il Gran Maestro Jaques de Molay giunse da Cipro a Napoli al Maschio Angioino per il conclave che elesse papa il cardinale Caetani con il nome di Bonifacio VIII, soggiornando nella domus templare vicino al porto.

Proprio a Castel Nuovo, Laura Miriello ha ritrovato nella scala interna che conduce dalla Sala dei Baroni fino al camminamento della ronda, croci, simboli, scritte e date incise su pietra, segni che, nella manifattura, sono uguali alle croci templari trovate nelle celle dei castelli di Domme e Chinon, due cittadine francesi della regione della Dordogna in Francia.

I segni di Castel Nuovo potrebbero rappresentare la testimonianza della presenza storica e delle conoscenze mistiche templari negli ordini militari di Alfonso d’Aragona, la prova che la tradizione dell’ordine è continuata a vivere nelle commende degli ordini aragonesi dal 1330 al 1453. Per Michele di Iorio le croci del Maschio Angioino riportano la continuazione del grande segreto del tesoro templare, passato agli spagnoli e catalani del neo-ordine templare di Montesa e poi condiviso con i neo templari portoghesi di San Cristobal tra 1312 e 1319. Il segreto probabilmente fu portato da quei luoghi e scolpito sul camminamento di ronda del Maschio Angioino tra 1443 e 1459; il codice contenuto nelle croci fu decifrato da Tommaso Campanella quando vi era prigioniero nel 1591 e ricomposto nel suo libro Utopia o la Città del Sole del 1602.

Ipotesi che Laura Miriello ha raccolto in un libro, “Il Codice Templare” di prossima uscita edito dalle Stamperie del Valentino, nel quale documenta, tra l’altro, le commende e le chiese templari di Napoli, quartiere per quartiere, ritrovate grazie a fonti storiche e cartografiche, dai primordi delle crociate fino all’epurazione dell’ordine.

Il mistero s’infittisce quando la ricercatrice napoletana rintraccia nei suoi percorsi tra i Decumani architetture gotiche e simboli templari. Come indizi di una caccia al tesoro ecco il fiore della vita visibile nel rosone della Chiesa di Santa Chiara e in quello di San Domenico Maggiore, ecco i fregi e le figure apotropaiche nei palazzi delle più importanti casate napoletane che tanti cavalieri offrirono alle spedizioni in Terra Santa.

Altre croci templari, dodici, sono state ritrovate nel sottosuolo, dalla cripta della Chiesa della Pietrasanta fino a Palazzo De Sangro, disposte in sequenza a delimitare un perimetro, un percorso stretto e tortuoso che si trova 35 metri sotto il manto stradale.

Un puzzle di segnali, circostanze, testimonianze che suggeriscono un’altra Storia, ancora da scrivere, che mostrano un volto inconsueto di Napoli, e fanno risuonare nei vicoli rumori di armature e spade, di cavalli ferrati, d’incontri d’arme sotto i portici del Palazzo di Filippo d’Angiò o sulle banchine dell’antico porto. Una Napoli, ancora una volta, centro internazionale di commerci e saperi, di accoglienza e di progetti politici. Un mistero che accompagna i Templari e la città, li salva dalla rete dell’ovvio, genera emozioni e sete di conoscenza, il vero fascino dell’avventura umana.

 

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