Al Teatro Sannazaro

torna il Cafè Chantant di Lara Sansone,‘na Reginella

di Fiorella Franchini

Come gli struffoli, la cassata ed il presepe è tornato anche questo Natale il Cafè Chantant che trasforma la platea del Teatro Sannazaro in una sala da caffè-concerto della belle epoque.

In scena la napoletanità, le melodie partenopee e i testi degli autori napoletani, stemperati con l’ironia e l’attualità musicale per creare un’atmosfera di lustrini e di emozioni.

Canzoni, ballerine, comici, poesia, musica, seduzione, orchestra dal vivo,  degustazioni ai tavolini dei prodotti tipici campani e poi c’è lei, la più bella tra le  sciantose.

Bionda, snella, parlata gentile e lineamenti delicati, squisitamente napoletana. Lei sembra una principessa, è diventata ‘na reginella come la sua canzone preferita:

Adoro tutto il repertorio napoletano classico, ma in questo periodo artistico della mia vita, dove per lavoro frequento molto spesso il ruolo di sciantosa ( e penso al Cafè Chantant che porto in scena anno dopo anno) direi “Reginella” con la sua magica “vesta scullata” con il cappello “cu ‘e nastre e cu ‘e rrose”…

Lara Sansone la bellezza non la demonizza, l’accetta come una dote da investire con serietà;

 La bellezza aiuta, inutile negarlo, ti permette di essere accettata prima in qualsiasi contesto, credo che sia un valore aggiunto, ma senza cultura ed intelligenza non serve molto.

Né teme il tempo che passa.

Non credo di avere particolari problemi con il tempo che passa, si cresce, si accumulano esperienze e si guarda la vita con occhi diversi, più consapevolmente.

Mi dispiace solo che in questo percorso si perdano persone care.

E tra le persone care ci sono quelle speciali, indimenticabili. Luisa Conte continua a vivere nel suo teatro; la sua successione è un impegno per la vita.

Mia nonna è stata un gigante dell’arte Partenopea, regina indiscussa dei palcoscenici italiani al fianco dei più grandi, la sua eredità è per questo ‘pesantissima, ma nello stesso tempo risulta uno sprono per affrontare le molte problematiche legate alla gestione del “suo” Sannazaro, “figlio” che ho deciso di adottare con molti sacrifici…

Continuare il discorso teatrale iniziato il 26 dicembre 1874 quando il teatro fu inaugurato e proseguito nel 1971 dalla Compagnia Stabile Napoletana di Nino Veglia che riaprì la “bomboniera di Via Chiaia”, il salotto di Napoli, è una grossa responsabilità. Quante difficoltà ha dovuto affrontare nella sua attività di donna e d’artista?

Nella mia attività ho incontrato ed incontro moltissime difficoltà più come imprenditrice che come artista, il mio è un segmento particolare la crisi per il terziario è sempre dietro l’angolo.

Il pubblico seppure a malincuore se deve rinunciare al cibo o allo svago, naturalmente e logicamente rinuncia al nutrimento dell’anima.

Ed il settore soffre.

Napoli è una città insolita, antica, difficile. Le è mai venuta voglia di scappare?

Io sono bilingue e per studio e per lavoro sono stata molto spesso all’estero, adoro viaggiare e mi accorgo che in altri luoghi spesso ci sono più possibilità di riuscita, ma torno sempre a casa, perché nonostante tutto questa città riesce ad emozionarmi ancora.

Cosa la fa arrabbiare? Cosa rimprovera ai napoletani?

Mi fa arrabbiare l’arroganza, l’abuso di potere nei confronti dei più deboli.

Sono napoletana anch’io quindi mi sta chiedendo cosa rimprovero a me stessa?  Forse di non andare a fondo nelle cose, a volte ci lamentiamo senza affrontare i problemi fino in fondo…tipo, non va bene una cosa, bene cambiamola!  Poi accade che i problemi, il lavoro... e si perde tempo e voglia di lottare.

Tre figli, un compagno, il teatro, come fa a conciliare tutti gli impegni?

Noi donne abbiamo una naturale propensione alla gestione di ruoli diversi nella vita e nella società. Io però mi sento prima madre, amo i miei figli incondizionatamente e farei per loro qualsiasi sacrificio a cuor leggero.

Sa cucinare?

Dicono che sono molto brava in cucina. Cucino da sempre, mi piace preparare sia cose semplici e tradizionali che sofisticate e ricette particolarissime. Sono molto esigente e vorrei sempre raggiungere risultati ottimali, per me cucinare è un modo per esprimere amore, bisogna farlo con cura e senza approssimazione.

I miei figli cercano di imparare ed io sono contenta, nella vita bisogna sapere fare di tutto!

Qual è il dolce che preferisce?

Adoro i dolci, mia madre è un’ottima pasticciera! In famiglia abbiamo un libro magico di ricette antichissime che conserviamo con grande gelosia, l’odore dei dolci in casa è qualcosa di veramente speciale. Mi piace la pastafrolla, quella fatta in casa, con ingredienti scelti …una leccornia!

A proposito di tradizioni, quelle napoletane sono molteplici: cucina, musica, arte presepiale, poesia ma sono ancora un mondo da scoprire ed apprezzare, una filosofia di vita da conoscere?

La tradizione napoletana è la nostra storia, dalla quale per creare diverse forme d’arte non si può prescindere, ma per essere attuale va rimaneggiata e riveduta.

Recuperare i nostri valori e rinnovarli tra passato e modernità è la sfida che si legge negli occhi di Lara Sansone, nelle idee della sua attività d’imprenditrice. Una donna che non rinnega nulla della memoria personale e cittadina ma, guarda più in là, ai suoi desideri, alle opportunità che questa storia può offrire all’immagine e all’economia di Napoli.

Cosa farà da grande?

C’è sempre un sogno nel cassetto ed io ho il cassetto pieno di sogni, non saprei quale preferire, spero prima o poi di realizzarli tutti.  

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