MARIANO RIGILLO, LA FORZA DELLE PAROLE

di Fiorella Franchini

Nonostante le trasformazioni o le crisi, è ancora magico entrare in un teatro e veder spegnersi le luci nel silenzio profondo dell’attesa. Non sempre penetri in un altro mondo perché, suggerisce Silvio D’Amico, nella sua Storia del Teatro, ci vuole “l’attore vivo, che parla e che agisce scaldandosi al fiato del pubblico”, uno come Mariano Rigillo che ogni volta nasce, muore e rinasce, reso forte dal consenso degli spettatori, dai pericoli e dalla potenza dei testi.

Una vicenda artistica intensa quella dell’attore napoletano che ha percorso mille storie e mille personaggi. Il suo repertorio spazia dai tragici greci a Shakespeare, da Corneille a Goldoni, fino al teatro contemporaneo, con Pirandello a Brecht, e agli autori napoletani come Viviani e Patroni Griffi. Teatro, cinema, televisione, impegni sulla scena musicale, dalla rappresentazione, al teatro Mercadante di Napoli, de L’Histoire du soldat di Stravinsky, regia di Roberto De Simone, negli anni Ottanta, ai lavori musicali più recenti, Vita di Padre Raimo per il Teatro San Carlo e  Le sette ultime parole del redentore in croce di  Haydn, con I Solisti di Napoli.

Tanti ruoli, briciole di esistenze svelate a se stesso e agli altri e per ognuno pensieri e sensazioni che si confrontano, si corrompono, si arricchiscono reciprocamente. Li ama tutti, da quelli delle parodie semitragiche dei suoi esordi, ai protagonisti di Viviani, fino a Galileo e Don Chisciotte e, prima ancora, il Masaniello di un memorabile spettacolo firmato da Porta e Pugliese, con le musiche di Roberto De Simone. - Come non rimanere legato ad un tale personaggio, simbolo di una popolarità internazionale e, soprattutto, emblema della mia città. - ricorda l’attore – Mi ha dato tutto: il successo, l’emozione di un’interpretazione, il calore di una piazza intrisa di storia, un premio dedicato alle eccellenze napoletane. -

Elegante e appassionato, nel sangue una napoletanità nobile intelligente. Rigillo ha lasciato Napoli da molti anni ma non l’ha bandita dal cuore. Resta vicinissimo alla sua anima popolare e non si lascia sfuggire alcun pretesto per tornarvi anzi, si propone, talvolta inascoltato, per portare in scena al Forum delle Culture, uno degli allestimenti più suggestivi, El ingenioso hidalgo don Qujiote de la Mancia, omaggio a Cervantes, di cui è anche regista.

Una città che affascina e delude, sempre in bilico tra le atmosfere di Ferito a morte, una pieces di Claudio Di Palma, in cui Rigillo ha dato vita a Massimo De Luca, inquieto personaggio di Raffaele La Capria, e la tragica rivolta di Masaniello. Volti della stessa città, violenta e drammatica ma che troppo spesso si occupa d’altro, mentre “accade la vita”.

Per James Dean “essere un attore è la cosa più solitaria del mondo”, in realtà non si può essere soli quando si è accompagnati dalla fantasie delle idee e da una passione infinita, - sempre la stessa – ammette Rigillo – malgrado gli anni trascorsi e le difficoltà del mondo dello spettacolo, perché per me esiste ancora la magia del teatro, io credo ancora nella sua funzione comunicativa, nella trasmissione dei sentimenti attraverso la forza delle parole.-

Candidato alle Maschere del Teatro Italiano 2013 come miglior attore insieme alla compagna Anna Teresa Rossini per Erano tutti miei figli di Arthur Miller, Mariano Rigillo ha iniziato la tournè invernale con La dodicesima notte di William Skakespeare.

Confessa un altro sogno, recitare Eduardo De Filippo: - inserisco spesso testi di Eduardo nei miei recital, ma portare in scena le sue commedie sarebbe un grosso impegno artistico e psicologico, un altro modo per restare vicino alla mia città…aspetto solo un segnale per esserci…-

(novembre 2013)

 


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