Raccontarsi per raccontare: Mariarosaria Riccio e la scrittura

 

di Fiorella Franchini

 

 

“Siamo quello che scriviamo". La scrittura, sia quella professionale sia quella personale è sempre una ricerca interiore, un tentativo di mettere ordine e fare chiarezza nel proprio tragitto personale. Mariarosaria Riccio è psicologa, scrittrice e arteterapeuta, fa parte della compagnia italiana di scrittura “Homo Scrivens”. Nel 2007 pubblica la sua appassionata autobiografia Al di là della barriera e nel 2011 il libro Tanti piccoli passi 

 

Come è iniziato il tuo rapporto con la scrittura?

Da sempre instancabile lettrice non avevo mai pensato di poter “passare dall’altra parte”, poi ho avuto un imprevisto improvviso felice incontro con un gruppo di amanti del bello scrivere. E’ cominciata così un’altra delle tante “magie” della mia vita. Scrivendo per pura passione, a un certo punto, le pagine che condividevo con i miei compagni di strada, sono andate trasformandosi in un “romanzo” che mi ha trasformata, confermando l’incredibile valore della scrittura come strumento di ulteriore conoscenza di se stessi e possibilità di scoprire riscoprire e coltivare le nostre potenzialità.

 

In fondo, "scrivere è dipingere il proprio autoritratto con le parole" e per questo è necessario trovare quelle giuste per raccontarsi, per ricostruire un'immagine coerente di se che può anche sorprenderci o spaventarci.

La scrittura è un atto introspettivo, liberatorio che aumenta l’autoconsapevolezza, una forma di creatività ma quando, secondo te, questa creatività ordinaria, presente dentro ognuno di noi, si trasforma in arte?

L’Arte ha bisogno di dedizione di umiltà di senso del proprio limite e a volte esplode la magia…

 

La scrittura è un modo per curare e curarsi, una vera e propria forma di autoterapia, in cui possiamo esplorare noi stessi, rimarginare una ferita dell'anima, conservare il nostro vissuto. “Scrivo dunque sono” afferma Elisabetta Bucciarelli. Scrivere corrisponde a un bisogno personale, alla volontà di essere ascoltati. Non è detto che ognuno scriva per arrivare a pubblicare, spesso è semplicemente un atto per prestare attenzione verso se stessi, è “come prendere l’impronta dell’anima”.

 

Utilizzi la scrittura come terapia nella tua professione?

Sì, sempre come contatto più profondo con l’infinito nostro mondo interno

 

 

L’introspezione è sempre un’azione positiva o si può derogare, talvolta, concedendosi alla “leggerezza”?

“Se tiri troppo la corda si spezza, se la molli troppo lo strumento non suona” dice il Buddha ed io condivido in pieno. La spontaneità, l’accogliere quello che c’è nel qui e ora credo sia la chiave della saggezza e del vivere il più serenamente possibile.

 

Oggi si scrive tantissimo e non solo nella maniera tradizionale con romanzi, racconti, versi ma anche sotto forma di twitter, sms, messaggi elettronici. Più che in ogni altro tempo, la ” parola” assume valore fondamentale come tramite verso la realtà.

Una sorta di viaggio in mezzo alle parole, le nostre, quelle degli altri, quelle dell’immaginario comune, della poesia, della narrativa, del cinema, del teatro per trovare, tra tanto materiale immagazzinato, il modo giusto per esprimere i nostri sentimenti, ma anche per dare a ciò che proviamo la definizione appropriata.

Lo sguardo interiore quali forme ti fa prediligere nella scrittura?

Il “flusso di coscienza” rimane sempre lo strumento più efficace.

 

Che funzioni hai dato ai tuoi libri?

Sono i miei AMICI più preziosi mi hanno dato e continuano a darmi una ricchezza impagabile mi consentono di varcare limiti di tempo di spazio di culture, invalicabili in altri modi.

 

Il tuo rapporto con gli altri è più intuitivo o riflessivo?

Non ho una “regola” quello che mi guida è il “guardare” l’altro e “guardarmi”, “sentirlo” e “sentirmi”così da combinare insieme le due dimensioni

 

Quale è il libro che ti ha fatto più riflettere, quale quello che ti ha fatto emozionare maggiormente?

Ogni libro è una storia, un mondo, un’esperienza che un altro essere umano ci regala. Credo di averne letti a migliaia e farei un torto a chi non andrei a citare, sono veramente tanti gli autori, le autrici che mi hanno reso più ricca.

 

Scrivere è anche un modo per conquistare il mondo che ci circonda, per trovare la distanza e la prospettiva migliore sulle cose, per attribuirsi un posto sul palcoscenico dell’esistenza.  Luoghi, personaggi, emozioni si muovono tra le pagine dando forma a un microcosmo autonomo.

 

Quale tema in futuro ti piacerebbe affrontare con la tua scrittura?

Il tema sociale è quello che m’interessa di più.  Sistematicamente costato quanto l’ambiente, gli incontri, le circostanze, il “caso”, costituiscano pietre miliari nella vita di ognuno di noi. Da essi dipende molto di quello che scegliamo di essere e a volte mi sembra che addirittura prendano il sopravvento. Faccio parte di un Progetto che cerca di arginare l’abbandono dell’obbligo scolastico che particolarmente a Napoli è davvero drammatico. La presenza di volontari che si affiancano ai bambini/e-ragazzi/e segnalati in veste di “amici” compie dei veri miracoli. Periodicamente come psicologa ho con i gruppi di volontari colloqui di super-visione. Da quell’esperienza traggo conferma della strepitosa importanza che hanno la cultura e la qualità della relazione nella formazione dei giovani, e sarebbe tanto importante che questa verità acquistasse una posizione centrale nel nostro mondo di adulti responsabili, ognuno nella sua competenza.  

 

L’arte di scrivere è l’arte di ben pensare, - ha scritto Pietro Giordani - e ben esprimere i nostri pensieri; talché divengano altrui niente meno che nostri”. I romanzi di Mariarosaria Riccio non sono solo autobiografici; anche se è bello ritrovare tra le righe della storia la presenza discreta dell’autrice, essi sanno veicolare, mescolando fantasia e analisi interiore, riflessioni e sentimenti, per dare un’opinione o per definire punti di vista. Raccontarsi per raccontare e sfidare la vita al suo gioco, con speranza e curiosità.

 

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