I Giorni della Libertà

Incontrare la Storia nei giardini di Almerico Realfonzo

di Fiorella Franchini

“Il ricordo è un modo d'incontrarsi” ha scritto Kahlil Gibran e la scrittura è il luogo privilegiato. Individui e generazioni s’incrociano e la  memoria degli uomini, come un filo sottile e misterioso, finisce con il collegare avvenimenti personali e collettivi, lontani e dispersi, dentro la dimensione del tempo. Accade nel libro “I Giorni Della Libertà” di Almerico Realfonzo (edizioni Mimesis) che ripercorre in due racconti,  Il giardino degli aranci e  I giardini rosminiani gli eventi che devastarono Napoli nella Seconda Guerra Mondiale e l’esperienza della Repubblica D’Ossola fino al primo dopoguerra nella città di Milano. 

 

Un libro di reminiscenze che rimandano immediatamente agli archivi di sensazioni, immagini e nozioni che ci accompagnano e si accumulano, ma che in parte, inevitabilmente si perdono nel corso della nostra esistenza. La memoria di Almerico Realfonzo  si sovrappone e interagisce con le vicende altrui. Il suo racconto è una "rete" di collegamenti e di rimandi che s'intersecano e producono altri punti di riferimento. Non tutti i ricordi, infatti, sono frutto delle nostre esperienze dirette. Da sempre, i media producono memoria, dal libro al quotidiano, dal cinema alla televisione fino ad internet, i contenuti mediali sono fonte d’acquisizione di memoria, da qui la ricchissima presenza di note e di richiami che caratterizzano il volume.

 

L’emotività, la nostalgia della giovinezza, la consapevolezza di aver partecipato ad un momento epocale, hanno aumentato la persistenza delle informazioni ed hanno migliorato il ricordo degli eventi. Allo stesso modo ha funzionato lo studio, con la lettura e la musica, l’ausilio dei documenti storici che rendono questo ricordo soggettivo affidabile e utile alla formazione di una memoria collettiva veritiera.  Un patrimonio emozionale e razionale trasfuso in una scrittura sapiente, elegante che sa creare atmosfere.

 

Una testimonianza, quella di Realfonzo, classe 1927, ingegnere, professore universitario, autore di numerose opere scientifiche, che contribuisce alla costruzione della nostra identità  sociale. Non un’autobiografia, un ripiegamento dell’autore su di sé, una fuga dal collettivo, dal sociale bensì una scoperta di pezzi di storia in comune con altri che costituiscono un momento di riflessione, di riscoperta e di realizzazione, di un sé “inseparabilmente legato all’ambiente, all’altro, agli eventi, alla storia individuale e collettiva”.

 

In tal modo  la memoria salva le proprie potenzialità educative, la sua funzione di collante sociale, e torna ad essere un luogo, un giardino, dove cercare una tradizione, una storia di riferimento, una continuità. Soddisfa quel bisogno latente di radici che esiste e di cui abbiamo sempre maggiore necessità in un mondo globalizzato e multiculturale che  mette le individualità costantemente a disagio e distrugge quelle molto deboli.

Rievocare i valori e i diritti calpestati dalla violenza della guerra, una brutalità che Almerico Realfonzo ricorda sempre, su ogni fronte, insensata e feroce, vuol dire riaffermare oggi quegli stessi valori e diritti, equivale a costruire, a distinguere le fondamenta civiche e politiche del presente e del futuro di una società.

Conservare, trasmettere, imparare, condividere, ecco alcuni dei poteri che un libro come “I Giorni della libertà”ci conferisce, ecco le ragioni per cui si può amarlo o temerlo.

 

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