CONTROLUCE il nuovo thriller di Bruno Pezzella

di Fiorella Franchini

 

Perché, si chiede Alessandro Perissinotto nel suo saggio “La civiltà dell’indagine “ edito da Bompiani, nonostante la drammatica abbondanza di delitti reali, la nostra società sente il bisogno di consumare dosi massicce di crimini letterari, televisivi e cinematografici? Perché il Giallo si sta imponendo come genere dominante? Potrebbe essere una questione commerciale, una moda, un bisogno psicologico, sia esso un generale e insoddisfatto desiderio di verità e giustizia o una maniera di esorcizzare il dolore e la morte. Resta il fatto che tanti scrittori scelgono la narrativa d’indagine per raccontare e raccontarsi.

Bruno Pezzella, saggista e autore di testi divulgativi per la scuola, ha ceduto ancora una volta al fascino del poliziesco e conduce il lettore in un’avvincente detective fiction nel quale aleggia fin dalle prime pagine lo spettro del complotto. Controluce edito da Homo Scrivens è un thriller ambientato  a Napoli che di partenopeo ha solo le descrizioni accurate di alcuni luoghi di sopra e di sotto. L’inverno freddo e grigio rimanda ad atmosfere cupe e suburbane dei romanzi hard boiled degli anni Venti e Trenta, ad una città in ombra dove tutto non è come appare, ma nasconde, sottintende, camuffa, senza essere necessariamente inspiegabile.

Insieme alla narrazione deduttiva primeggia una rappresentazione realistica del crimine, della violenza e del sesso. Salvatore Bronco da Modena  è un detective alla  Sam Spade di Hammett o alla Philip Marlowe di Chandler, non si limita a risolvere i casi, ma affronta il pericolo e rimane coinvolto in scontri violenti.   Bronco ha un atteggiamento da "duro", impudente, freddo, irriverente. Commissario della Mobile, lavora da solo e ha un'età compresa tra i 35 e i 45 anni.   Ha una certa attrattiva per le donne, ma il suo rapporto è quasi sempre conflittuale. Come i suoi predecessori letterari ha un passato che lo ha lasciato in preda ad una grande amarezza e disillusione ma Bronco è anche un uomo degli anni Novanta e indaga nel suo malessere, esplora la propria psiche. Così come per il malaffare, analizza, deduce, cerca prove nella sua storia personale, squarcia il velo della propria intimità, lasciandovi entrare il lettore attraverso incisivi flashback in corsivo.

I casi che gli vengono affidati, a prima vista, sembrano essere semplici e lineari, spesso si rivelano intricati. Un reale fatto di cronaca, un’esplosione devastante in uno dei quartieri popolari di Napoli, lo forza ad intraprendere una sorta di odissea attraverso gli scenari urbani, ad incontrarsi e scontrarsi con la malavita organizzata e a ripercorrere le strade più malfamate della città del sole. Lo stile narrativo è fluido, controllato come sa fare un narratore di lungo corso. Sono le vicende a suggerire, a spiegare, a mostrare. Tanti i personaggi e le caratterizzazioni, tra le quali spicca quella del “Calamaro, ma non sfuggono all’ironia sottile dell’autore le figure di una certa burocrazia banale, mediocre, assuefatta. Nessuna caricatura, ogni ritratto è funzionale alla storia.

In controluce la realtà si vede, ma è priva di contorni, d’identità e l’investigazione di Bruno Pezzella diventa un modello conoscitivo privilegiato per mettere a fuoco piccoli e grandi vizi di una società, per svelare il segreto più grande “il mistero del cuore umano”.

 

(napoliontheroad – 8 giugno 2016)

 

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